Eurocambiamento: l’Old Europe al capolinea? Parte seconda di Francesco Roccaro

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Nella prima parte eravamo arrivati ai fatti del 2016. In quell’anno, i Tedeschi, puntando i piedi hanno preteso (come tutt’ora pretendono) che i titoli di stato apposti nei bilanci delle varie banche non rimanessero più a rischio zero. Intanto lo Spread generato (e non creato)da questo sistema traballante è divenuto l’abominio più evidente. Ci sono banche di serie A e banche di serie B, così come esistono cittadini distinti e collocati d’ufficio nelle due serie. Noi Italici siamo stati relegati a giocare adessonel campionato di B con tendenza a retrocedere in C, la Grecia è già in interregionale . Su queste basi micidiali quindi, ogni trattativa praticamente è ferma. I Paesi membri prima del cambio delle regole, si sono auto-dissanguati : dalla Germania al Regno unito alla Spagna, Irlanda, Austria, Olanda, una miriade di miliardi di euro sborsati per tamponare un sistema economico alla deriva. L’Italia, come sempre negli ultimi posti , ha bruciato 13 miliari di euro, di cui però una gran parte li hanno forniti ( senza saperlo) i poveri risparmiatori. Nessuno li ha tutelati. Fra fondo salva-banche e fondo salva-stati il nostro paese ha scucito in totale oltre 50 miliardi di euro per salvare, con tutto il rispetto,Stati come la Grecia. Draghi ha sempre predicato la “condivisione dei rischi sistemici per gli stati e le banche”, ma nessuno ha mai voluto una legge ,nessuno ha visto una traccia scritta su questo argomento vitale. Così di colpo, il mito degli eurobond si è fatto sempre più invisibile, fino a scomparire del tutto, come i miraggi nei film di sopravvivenza nel deserto. Con l’abdicazione preannunciata della Angela, la Berlino delle banche e dei Deutsche-Nazionalisti serrerà ancora di più i ranghi e la parola eurobond verrà cancellata e bandita a vita. Così l’effetto domino di cui parlavamo, si accentuerà e i filo-nazionalisti ( oggi populisti) torneranno a gridare nelle piazze il ritorno alle scadenti e deboli monete nazionali. La Brexit sarà un ulteriore banco di dura prova di questo fallimento. La bancarotta europea risulta conclamata anche in campo fiscale. Nessun livellamento è stato mai applicato e , cosa più grave, mai previsto. Una euro-egalitè mai avverata, dove ai paradisi di Lussemburgo ,Liechtenstein ed Irlanda si contrappongonoimicidialiinferni fiscali di cui la stessa Germania , Francia ed Italia rappresentano i gironi danteschi più duri, con tassazioni oltre il 60%. Molti hanno preso per pazzo Donald Trump negli Stati Uniti, ma adesso guardando il fallimento europeo, dobbiamo ammettere che “Mister President” non aveva poi torto ed ha trovato una ricetta giusta, abbassando il sistema di tassazione sulle aziende e rivedendo i dazi all’entrata. E’ chiaro che la guerra interna europea è iniziata ( e finirà ) sul braccio di ferro riguardante i conti pubblici: una contesa durissima fra gli euro-riformisti più convinti e chi invece, schifato dal sistema, desidera ridurre fortemente il potere di Bruxelles, dando più potere ai singoli Stati. Una cosa è certa , il sistema e le norme che adesso regolano il Fiscal Compact ( che impone per ogni singolo Stato-membro l’obbligatoria riduzione del proprio debito pubblico) così non funziona affatto. Molti economisti di fama mondiale l’hanno clamorosamente bocciato. Nessun debito può essere colmato ai fini di raggiungere il pareggio di bilancio, senza tuttavia investire nulla sulla crescita di ogni Stato. Chi basa la propria identità ( non solo economica) sul lavoro ( è scritto nel primo articolo costituzionale italiano) è ingessato su ogni iniziativa e manovra atta a recuperare terreno perduto. Sostanzialmente, con questo sistema imposto, l’Italia ( come ogni altro Stato in difficoltà) sarà continuamente fuori da ogni politica economica virtuosa e non riuscirà mai a rientrare sul proprio debito pubblico, sforando costantemente il parametro del 2,5 o del 3% sul rapporto deficit-Pil. Praticamente in questo modo, saremo sanzionati in eterno. La Francia invece, che è sotto procedura per l’ infrazione sul debito pubblico e che viene punita ( si fa per dire) regolarmente da oltre 9 anni, se ne sbatte altamente della regola europea del rientro sul debito e del rapporto con il bilancio interno. Nessuno dice una parola. Le parole invece vengono sempre trovate, con abbondante e saccente facondia, quando la lingua diventa italica. Eppure Giulio Cesare aveva messo un freno all’asse gallico-gotico , ma sono vecchi fatti, nessuno li guarda più, qualcuno li vuole addirittura togliere anche dai libri di storia a scuola. Adesso , se non cambieranno le cose, ci arriverà una “multarella” di 9 miliardi, ma il governo tirerà dritto, almeno questo è quello che ci viene ripetuto ogni giorno. In fondo non si capisce perché noi dovremmo pagare questa sanzione, mentre Paesi che sono stati redarguiti e ( sulla carta) multati per non essersi fatto carico della redistribuzione delle colonie di migranti, si fanno due risate alla luce del sole e ne escono sempre indenni. A ciò dobbiamo aggiungere altri argomenti in tema di “ euro-falliment” . Su tutti svettano: la chimera del mai costituito euro-esercito comune; l’impossibilità ( o voluta volontà) della creazione di una euro-Fbi ; in sostanza il fallimento assoluto dell’euro- difesa che inevitabilmente invoglia ogni Stato sovrano a sostenere il consolidamento delle proprie difese nazionali. In questa condizione di precaria e mancata identità europea , nessuno ha più l’audacia di rammentare quali forti motivi dovrebbero esistere ancora oggi per imporre ad ogni costo la formula di una Europa Unita . I più euro-convinti direbbero : il collante è la libertà sotto ogni forma, conquistata con il duro sacrificio umano in secoli di guerre fratricide; la libertà intesa come capacità di pensiero, opinione, espressione; la libertà pensata come movimento, come l’istituzione di un mercato unico (free zone roaming) ; la libertà vista come ogni forma di deregulation vincente dai trasporti alle telecomunicazioni, dall’abbattimento di ogni confine e dogana fra tutti gli Stati membri; la libertà che deve servire quale impegno comune al progresso, alla ricerca scientifica, al rispetto dei diritti umani , insomma una libertà al servizio del benessere dell’uomo e non solo dell’uomo europeo. Certo il pensiero dei padri costituenti molti anni fa era ben diverso e si scontra duramente con la triste realtà odierna. Una realtà spesso ben diversa da quella immaginata a tavolino da tecnici e burocrati che scrivono le leggi o i trattati e dai premier che poi devono impegnarsi ad imporli alle comunità. Ecco, il duo Angela –Mario si è scontrato con tale realtà e, anche se alla base si erano visti buoni propositi, la realtà triste della globalizzazione incontrollata e dei mercati mondiali, è riuscita a sovvertire tutto. Una nuova epoca si palesa all’orizzonte, sfide terribili ci attendono, dove solo la caparbietà e la grande personale preparazione dei nostri nuovi politici da noi scelti , riuscirà a farci sopravvivere. Si perché poi alla fine, come tutti dicono , “la storia è fatta dagli uomini e solo per gli uomini, ma ne subisce le conseguenze ogni parte del creato”. Così si approssima al tramonto “ dell’Old-Europe “, i protagonisti passati escono di scena e arrivano nuovi leader che avranno l’arduo compito di cambiare regole, proporre nuovi trattati ed istituire un nuovo ordinamento, magari prendendone uno vecchio,” regolando il minimo, alzandolo un po’ “(come diceva il grande Lucio battisti), per evitare che non si avvicini mai il tramonto dell’Europa Unita. Possiamo ancora riuscirci tutti insieme, scegliendo le persone giuste che sappiano trovare una strategia per portare a compimento riforme nuove, anche percorrendo strade vecchie, ma che alla fine, ci facciano uscire alla luce del sole……… il sole del benessere, della tranquillità e della pace.

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