L’apertura del nuovo ospedale a Ragusa. Le perplessità dei sindacati

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L’inaugurazione del Giovanni Paolo II a Ragusa, evento storico per tutta la provincia, preludio di una prossima attivazione a regime della struttura, non riesce a celare le numerose lacune che, secondo Cgil, Uil, F.s.i. U.s.a.e., Fials, Ugl e Nursind
hanno scandito il tempo dell’attuale Direzione Strategica all’ASP 7. “Non era mai successo –dicono i sei segretari -che si disattendesse il CCNL tralasciando, fra gli obblighi, quello di dare corso con le OO.SS. alla trattativa per la stipula del contratto decentrato, ( non c’è traccia di inizio di trattativa, pur avendo loro garantito che entro la prima decade di Settembre avrebbero proposta la bozza del contratto Integrativo); che nell’imminente scadenza dei contratti ex LSU, 31 dicembre 2018, non ci sia riscontro sugli atti di proroga, e di contro venga deliberata l’applicazione dell’art 20 comma 2, L.75/2017, tralasciando quanto disposto dalla L. 75/2017 al comma 14 che prevede la tutela del precariato. L’ASP di Palermo ha già agito in tal senso. In tema di proroghe, che il personale a tempo determinato trovasse nella busta paga del 31 dicembre 2017 la nota: “fine incarico 30 giugno 2018”, ed il primo gennaio 2018 venisse lasciato a casa, (N.d.R qualche professionista aveva già rinunciato ad incarichi in altre ASP, fidandosi di quella nota); che non venisse saldato il premio incentivante dell’anno precedente (2017), così come previsto dal regolamento aziendale, (entro Novembre dell’anno in corso) per la mancata nomina dell’O.I.V. (Organismo Indipendente di Valutazione); che il reperimento di personale da adibire ad altri servizi fosse disposto senza tener conto delle effettive esigenze di servizi e utenza. Uno per tutti la repentina chiusura di uno dei due CUP a Ragusa, città di 70.000 abitanti, provocando disagio e disservizi all’utenza; che si gestissero tanti servizi sul territorio, tra i quali il servizio sociale aziendale, trasferendo assistenti sociali, infermieri ed altri professionisti da un distretto all’altro, svuotando il primo per coprire le carenze dell’altro e ottenendo il medesimo risultato a parti invertite, che venissero modificati unilateralmente regolamenti aziendali, che venissero distribuiti buoni pasto elettronici del valore nominale di 7 Euro ma dell’importo di quelli cartacei, cioè 5,16 Euro, in barba alla legge (DECRETO 7 giugno 2017, n. 122); che si certificasse con una delibera (n°2000 del 19 ottobre 2018 ed altre) la carenza in organico, ad esempio di 26 unità Ausiliari Socio Sanitari, continuando a procedere con incarichi piuttosto che disporre il passaggio a full-time del personale avente diritto, senza scorrere in successione le valide graduatorie per l’assunzione a tempo indeterminato”.
Cgil, Uil, F.s.i. U.s.a.e., Fials, Ugl e Nursind fanno rilevare le difficoltà di relazione che rimangono sempre difficili.

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