Ispica, Salvo Cocciro: la mia immersione subacquea con soli 4 sensi

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Scendere negli abissi del mare, pur essendo non vedente, per gustare con i quattro sensi le bellezze dei fondali marini nei pressi di Marzamemi. La scommessa con se stesso e con il mondo è stata vinta dal 47enne ispicese Salvo Cocciro. “Un’esperienza assolutamente particolare ed emozionante a cui pensavo da tempo, commenta Cocciro, un tuffo ad occhi chiusi nell’infinito”. Un traguardo di cui è molto fiero il giovane ispicese che dall’età di 18 anni ha ricominciato a vivere al buio per una malattia e a ricostruire la sua storia in modo diverso da come l’aveva sognata. Una vita riconquistata, la sua. Dopo l’abbattimento dei primi anni, la fede lo ha riscattato e rigenerato. Il carattere forte e determinato hanno fatto il resto. Da qui i contatti con l’associazione DDI (Disable Divers International) che proprio in questi giorni gli conferirà il brevetto di primo livello Open Water Diver, con il centro immersioni Diving Nautilus Marzamemi, con l’associazione Cerianto Sub Ragusa e soprattutto con il giovane istruttore ragusano Demiro Bonelli con cui si è creato un rapporto d’amicizia. “Per me sono importanti i gesti. Io e il mio istruttore ci uniamo, ci prendiamo per mano e scendiamo nei fondali. Grazie ai movimenti della sua mano capisco cosa fare. Durante l’immersione sentire le bolle d’aria risalire, il corpo accordarsi con l’acqua, toccare diverse stelle marine e polipi, diverse spugne, scrutare con il tatto i resti di colonne greco-romane, di ancore e di antichi carichi, sfiorare le diverse specie di alghe, o di rocce e tutto l’universo dei fondali è l’unico sistema che ho per vedere le bellezze del mondo sommerso, la sua flora e la sua fauna. La bellezza del creato è talmente grande e polimorfa. Dovremmo imparare a capire che non siamo fatti solo di vista. Io, come tanti altri non vedenti, ascolto tutto il corpo. Non mi immergo perché devo guardare ma per dare voce alle emozioni che scaturiscono dagli altri sensi. Sono queste a farci sentire vivi, oltre ogni fugacità”. Il messaggio di Salvo Cocciro dopo l’esperienza è chiaro: “Ascoltate ancora il canto degli uccelli, il fruscio del vento e il suono del mare. Io mi ci perdo”. Anche l’emozione della scoperta dei fondali rientra per lui nel cammino di fede : “Dio c’è, è nell’acqua, negli uccelli, nell’immersione che faccio. Dio ci parla attraverso il mondo e noi non vedenti lo percepiamo. Nella mia vita ogni giorno cerco le Dio-incidenze ”. Le più importanti “Dio-incidenze” della sua nuova vita sono state e sono la moglie Mariagrazia con cui è sposato da cinque anni e la figlia Dorotea di quattro anni. Entrambe lo hanno molto sostenuto nella sfida dell’immersione. Lo hanno sostenuto anche tanti amici e aziende del territorio che senza pensarci due volte hanno sponsorizzato l’impresa. Cocciro ripeterà l’esperienza ma sta già pensando a nuove sfide da vincere: “Cerchiamo sempre di superare i nostri limiti, i muri che sembrano invalicabili. Cerchiamo sempre di guardare nel mondo la bellezza e la conoscenza, cerchiamo la verità con gli occhi del cuore e delle emozioni, andando oltre le apparenze e la superficialità in cui spesso può intrappolare la vista. Dobbiamo – aggiunge – superare noi stessi se vogliamo sentirci vivi. Non ci sono cose impossibili e non bisogna mai abbattersi perché la vita è davvero meravigliosa. Io ci credo”.

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