I pini di Via Aldo Moro a Modica. Riceviamo e pubblichiamo

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Gentile redazione,
sono abituato ormai alle sterili e a volte pesanti polemiche che nascono nel dibattito cittadino modicano per ogni minima azione da parte dell’amministrazione -che rispecchiano un clima più generale a livello nazionale- , in cui troppo facilmente si prende posizione e si attacca quando il latte è versato, quando avere ragione non serve più(se mai servisse). Spesso e volentieri in questo tipo di dibattito non voglio immischiarmi.
Ma quando la questione é di vitale importanza, come quella della gestione del verde pubblico, sento il dovere di provare a mettere un po’ di chiarezza, perché sul taglio degli alberi di via Aldo Moro troppo si è attaccato, troppo si è strumentalizzato.
L’attuale amministrazione è stata eletta dai cittadini due mesi fa, con una percentuale tra le più alte d’Italia, dopo una campagna elettorale dove nessuno (candidato e non) si è preoccupato di parlare in modo serio ed esaustivo della questione ambientale e del verde pubblico, avendo inoltre ben presente come l’amministrazione ha lavorato negli anni (e giorni) precedenti. Tagliare gli alberi in via Aldo Moro è stata un’operazione perfettamente in linea con lo stile di gestione delle strade tenuto finora. Gestione delle strade, non del verde pubblico, perché quegli alberi sono stati tagliati non perché odiati, ma perché creavano un pericolo per chi vi transitava vicino. Io stesso ho rischiato più volte di cadere col motorino, di rovinare la mia auto, passando sopra l’asfalto deformato dalle radici. Il problema si risolve innanzitutto con la rimozione degli alberi. Certo, qualcuno dice che quei poveri alberelli si potevano salvare, ripiantare in altro luogo, dopo aver fatto rilievi, commissionato consulenze, mobilitato ingegneri, etc. Ma quanto costa oggi lavarsi la coscienza –in un comune sull’orlo del dissesto- ? Certamente di meno costa tirare acqua al proprio mulino a cose fatte. E’ stata una mossa ignorante? Di sicuro ignorante era chi ha piantato, decenni fa, quegli alberi in quel posto, quando i pini andavano di moda perché economici e a crescita rapida, ma che adesso, in ogni luogo dove sono stati messi, recano più danni che benefici, a tutti i livelli.
La sensibilità dell’amministrazione verso gli alberi non va giudicata da atti come questo, ma da quanto spazio ha dedicato in questi anni, e da quanto ne vuole dedicare in futuro alla piantumazione a costo zero di piccoli polmoni verdi in città, o poco fuori, che aiuterebbero la salute della popolazione, il recupero del paesaggio, il riequilibrio climatico (piogge, venti, caldo, assorbimento di CO2) e idrogeologico (ricordiamoci Gennaio 2017); va giudicata dalle iniziative che propone per una generale educazione ambientale (che non si limiti alla “differenziata”), va giudicata da come risponde alle istanze dei cittadini sensibili al tema, se mai dovessero far notare la loro esistenza; da come percepisce la gestione del verde pubblico, oggi vista come semplice decoro urbano, quando nei comuni più all’avanguardia (anche in dissesto) è vista come necessità primaria per la sopravvivenza, non solo dei potenziali elettori.
Non servono poteri speciali, o piogge di denaro pubblico per cambiare rotta, serve una forte opinione condivisa da parte dei cittadini e il rispetto della legge da parte di chi amministra(in particolare la 113/92 e la 10/2013).

Ringrazio per l’attenzione

Michele Caldarella

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