Oggi (+) di ieri e (–) di domani…di Paolo Oddo

Fra il 25 aprile e il Primo Maggio passano cinque giorni durante i quali si celebrano gite fuori porta e grigliate varie; occasioni sfruttate dal popolo, che probabilmente stufo di telenovele governative e di ricorrenze di cui ormai se ne fregia, ha come ambito traguardo quello di trovare un buon posto, possibilmente pulito. E di buoni posti la Sicilia ne ha tanti, alcuni meravigliosi, ma che dico alcuni, la maggior parte sono posti meravigliosi, persino quelli che hanno sperimentato il rilancio del turismo in chiave paninara.
Il 25 aprile ho scoperto alcuni posti dei luoghi di Montalbano che probabilmente il commissario non ha visto perché forse si sarebbe suicidato dopo avere ammazzato Camilleri sotto la spinta di uno sconsiderato raptus. Uno di questi è quello che vedete nella foto – una delle due a corredo di una mia circostanziata denuncia alle autorità competenti – dove una discarica abusiva serve a sconosciuti lestofanti per deposito di inerti edilizi e di rifiuti speciali. Per speciali si intende nella fattispecie di lastre e contenitori di eternit che, com’è noto persino alle autorità preposte alla tutela del territorio, sono micidiali più che pericolosi perché contengono amianto, detto anche asbesto, da cui deriva la malattia polmonare mortale chiamata, per l’appunto, “asbestosi”. Non mancano ovviamente contenitori di plastica i quali avranno contenuto qualunque cosa, forse liquidi utilizzati in agricoltura (fertilizzanti e pesticidi vari) di cui mai sapremo nulla perché al tutto si è dato fuoco nella notte fra il 24 e il 25 aprile scorso. La certezza ci è data dal fatto di avere visto qualche mucchio di macerie ancora fumante alle undici della mattina del 25.
Ignoravo il fatto che le fibre di amianto – normalmente poco pericolose se contenute nel rivestimento di cemento, ma esiziali durante la lavorazione o quando si sfaldano col trascorrere del tempo – si potessero trasformare in una cenere impalpabile, dalla consistenza di un talco, dietro l’azione di una fiamma. A questo punto è chiaro che basta un rivolo di vento per disperdere nell’aria queste micidiali fibre, assieme alla diossina della plastica e ad altro non-so-che, che si spargono nella zona su cui sorgono, in un’area dal raggio di appena due chilometri, ben dieci strutture turistiche varie (agriturismi, case-vacanza, resort) e ad appena 600 metri in linea d’aria dal villaggio di Marsa Siclà.
In questo posto, destinato ad abbeveratoio durante la prima metà del secolo scorso, vi sono persino alcuni contenitori per la differenziata, ormai “dif-fetenziata” visti i tempi di svuotamento. E che il fenomeno non sia recente lo prova anche il fatto che in un’immagine di Google Street del novembre 2011 è possibile vedere questo stesso luogo con alcuni contenitori di eternit!
Contrariamente al mio credo di giornalista, che mi impone di denunciare pubblicamente le magagne e poi a chi tocca, tocca, e vista l’urgenza e la pericolosità incombente della situazione, ho deciso di segnalare il fatto alle “autorità competenti”. Qui viene il bello: chi sono le “autorità competenti”? Il problema non è la loro mancanza, ma la loro abbondanza!
C’è l’Arpa, ad esempio, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, che ogni tanto suona. Inviata la segnalazione per P.E.C., Posta Elettronica Certificata (la mia, sia detto per completezza di informazione) ad una casella di posta elettronica generica che appare nel sito, visto che l’Agenzia non dispone di P.E.C., aspetto risposta.
Al Corpo Forestale dello Stato di Ragusa risulta esistente un Ispettorato Ripartimentale e un Distaccamento Forestale. Nei due numeri indicati risponde un fax e nell’altro nessuno. Vista l’urgenza, ricordo che il Corpo Forestale è stato inglobato nell’Arma dei Carabinieri dopo la riforma Madia del 2016, quindi è possibile che siano tutti diventati nei secoli fedeli. Mi collego al Comando Provinciale per sapere se esiste un “Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare”, ma non riesco a trovarlo; nel dubbio mando la segnalazione alla P.E.C. del Comando di Ragusa. Aspetto risposta.
Alla Polizia Provinciale, che opera in modo specialistico, “nell’ambito della tutela del territorio nella lotta ai crimini ambientali, al fenomeno del bracconaggio e contro i vari reati afferenti alle ecomafie e zoomafie”, avrei voluto indirizzare per competenza una copia della segnalazione, ma non ho trovato alcun riferimento nel sito della Provincia (o chiamala come vuoi). Mi rivolgo all’Urp e chiedo se hanno un “pirtuso”, anche elettronico, dove imbucargli una denuncia. Mi rispondono con molta gentilezza che ci penseranno loro ad inoltrare il messaggio che invierò alla loro P.E.C., quella del protocollo generale. Così accade e mi rispondono, almeno loro, che hanno inoltrato il messaggio a chi di competenza specificando anche il numero di protocollo. Do loro atto pubblicamente di avere reso funzionante un servizio anche in presenza di un vuoto legislativo (o forse proprio per questo).
Resta, infine, la Polizia Municipale di Scicli, competente per territorio. Non ha una P.E.C., per cui decido di inviarla alla casella di posta elettronica generica del sindaco il quale, mi dicono, sia parecchio attivo e sensibile in materia ambientale. Aspetto risposta.
La segnalazione, completa di documentazione fotografica, contiene anche le coordinate geografiche del luogo, casomai si fossero persi per strada, una piccola mappa e la foto di Google Street del 2011 dello stesso posto.
Il 30 aprile sono ritornato sul posto per vedere se l’area fosse stata messa in sicurezza, soprattutto dopo due giorni di vento che hanno disperso le ceneri nei polmoni dei residenti e dei transitanti.
Nulla. Tutto è rimasto come prima, forse qualcosa è cambiata perché, nel frattempo, la gente ha scaricato altra immondizia.
Ricordo di passaggio che una P.E.C. costa cinque euro più IVA l’anno e il fatto che dei pubblici uffici ne siano sprovvisti dimostra una abissale inettitudine istituzionale.
Non voglio commentare ulteriormente come vorrei per evitare querele, ma voglio almeno dire a tutti questi onorevoli uffici che invitare i cittadini a collaborare con le “autorità preposte” e a “infrangere il muro di omertà” senza indicare chiaramente a chi debbono rivolgersi e come fare, diventa un esercizio di retorica vuota ed anche abbastanza ipocrita.

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