Tumore al seno: soia e legumi……… il segreto per combatterlo di Francesco Roccaro

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Un’analisi epidemiologica dei dati di oltre 6.000 donne americane e canadesi affette da carcinoma mammario rileva che il consumo post-diagnostico di alimenti contenenti isoflavoni – composti simili all’estrogeno presenti principalmente negli alimenti a base di soia – è associato a una diminuzione del 21% nella mortalità per tutte le cause. Questa diminuzione è stata osservata tuttavia solo nelle donne con tumori negativi ai recettori ormonali (non ormono –dipendenti)e nelle donne che non sono state mai trattate con terapia endocrina come il tamoxifene.Ricordiamo che gli alimenti che contengono Isoflavoni, detti anche fitoestrogenisono ,oltre alla soia stessa ( appartenente alla famiglia delle leguminosee che ne contiene una percentuale altissima ), tutti i legumi in genere, il trifoglio rosso ed i cereali integrali.
Lo studio, condotto, da ricercatori ed epidemiologi specialisti dei tumori, capitanati dal prof.FangFang Zhang, e dal prof.John E.M. , appartenenti alla Friedman School of Nutrition Science and Policy della TuftsUniversity di Boston , è stato pubblicato il 6 marzo sulla importante rivista “Cancer”. Lo studio è partito da un indagine pubblicatafra il 2016-2017 dalla prof.ssa Miriam E. Nelson della TischFacultyFellow.
Il prof. Zhang ha rivelato:”A livello di popolazione, abbiamo notato un’associazione importante tra il consumo di isoflavoni ed il rischio ridotto di morte in alcuni gruppi di donne con carcinoma mammario ( non ormone-dipendente). I nostri risultati suggeriscono, che in tali pazienti ,in circostanze specifiche, ci potrebbe essere un potenziale beneficio di rallentamento cospicuo della malattia mangiando più alimenti a base di soia utilizzandoli come parte integranti di una dieta e uno stile di vita sano . Dal momento che abbiamo esaminato solo l’isoflavone per gli alimenti utilizzandolo al naturale, non conosciamo ancora l’effetto dell’isoflavone utilizzato in associazione con gli integratori del prodotto. Desideriamo scientificamente considerare che molti alimenti a base di soia possono potenzialmente ritardare lo sviluppo di numerose cellule cancerogene e quindi possiamo considerali componenti importanti di una complessiva dieta sana nelle tipologie di tumore mammario non ormone-dipendente “.
Lo studio ha realmente accertato che in questi pazienti l’utilizzo di isoflavoni halimitato molto la crescita delle cellule tumorali al seno sia in vivo che in vitro. Le analisi epidemiologiche condotte su donne di razza asiatica orientale con carcinoma al seno conclamato ( non ormono-dipendente),hanno dimostrato una connessione tra l’assunzione di isoflavoni più potenti e la riduzione della mortalità provocata del tumore. La capacità di tale fatto risiede sicuramente nella composizione biochimica degli isoflavoni che strutturalmente richiama parecchio quella degli estrogeni. Bisogna però, per onestà medica, riportare che alcune ricerche scientifiche hanno indicato che gli effetti estrogenici degli isoflavoni possono diminuirel’efficienza di alcune terapie endocrine concomitanti, adoperate per trattare il tumore mammario. A causa di questo “effetto contrapposto” , al momento non sappiamo determinare se il consumo di isoflavoni debba essere quindi sostenuto in terapia o totalmente evitato nei pazienti in terapia con estrogeni a causa del carcinoma al seno.
Nello studio pubblicato, Zhang e i suoi tanti collaboratori , fra cui ricordiamo il prof. Esther John, Ph.D., epidemiologo dei tumori presso il CancerPreventionInstitute della California, hannoesaminato i dati che riguardano 6.235 pazienti colpiti da carcinoma mammario, basandosi essenzialmente sul Register of families of breastamerican and canadiancancer.Tale registro- programma è stato finanziato dall’istituto di Stato che ha rastrellato dati clinici e questionari su molti aderentiallo studio ed iscritti fin dal 1995 con le loro famiglie. Le donne esaminate sono state divise in quattro gruppi basati sulla quantità di isoflavoneutilizzato pro capite e che si pensa abbiano consumato e sono staticonteggiati in base ai test della frequenza alimentare auto-riportati. La mortalità è stata osservata dopo un follow-up in media di 9,4 anni.
Lo studio ha rilevato undecremento del 21% della mortalità tra le donne che assumono isoflavoni, rispetto che non l’assumono. L’associazione tra l’assunzione di isoflavoni e la ridotta mortalità è stata più considerevole nelle donne con carcinomi in cui erano assenti i recettori per gli estrogeni e il progesterone. Le donne che non si sono sottoposte a terapia endocrina come trattamento primario per il loro tumore al seno, avevano un’associazione più debole, ma ancora significativa. Nonostante le controindicazioni presenti in letteratura per i tumori ormono-dipendenti, non sono state osservate associazioni per le donne con tumori positivi a tali recettori ormonali come anche per le donne che erano state sottoposte a terapia endocrina. Lo studio inoltre ha classificato le donne con assunzioni di soia con oltre 1,5 milligrammi di isoflavoni al giorno ( poche semi secchi di soia ad es.) definendole come pazienti con maggiore probabilità di inibizione/guarigione tumorale,rispetto alle pazienti che, con assunzioni di soia inferiori a tale peso, presentavano minore probabilità di inibizione/guarigione tumorale.E’ chiaro che gli autori ci tengono a sottolineare che nei dati acquisiti per lo studio, bisogna considerare chei pazienti tendono a sottovalutare l’assunzione di cibo durante la compilazione dei questionari.
Il prof. Zhang ha ribadito anche che: “I paragoni tra alto e basso consumo nel nostro studio sono assolutamente validi, anche se i nostri risultati non devono essere interpretati come una prescrizione medica. Tuttavia, sulla base di tali risultati, non siamo riusciti ad evidenziare alcun effetto dannoso riguardo all’assunzione di soia tra le donne che sono state trattate precedentemente con terapia endocrina, pur se è stata ipotizzata una relativa nostra preoccupazione durante il trattamento combinato soia-estrogeni. Soprattutto per le donne con carcinoma mammario, negativo al recettore ormonale, i prodotti alimentari a base di isoflavoni hanno sicuramente avere un effetto benefico nell’aumentare la sopravvivenza in tali pazienti “. Alla domanda se i fattori di stile di vita e quindi con consumo di isoflavoni, possono migliorare la sopravvivenza inquelle pazienti a cui è stata diagnosticato un carcinoma mammario negativo al recettore ormonale (il tipo più aggressivo dei carcinomi al seno), John E.M., uno dei ricercatori che ha collaborato allo studio in questione, ha risposto : “ I nostri risultati suggeriscono che la sopravvivenza potrebbe essere certamente migliorata nei pazienti con un maggiore consumo di isoflavoni o dal cibo a base di soia in genere rispetto a coloro i quali non ne fanno uso”. Insomma uno studio serio e certificato , che ha consegnato ai nostri occhi risultati importanti e che promette di dare un supporto significativo alla lotta interminabile contro questa malattia che colpisce molte donne , ogni anno nel mondo. Ricordiamo a tutti che ovviamente non tutti sono tolleranti alla soia ed esistono anche altri alimenti che fungono da fitoestrogeni . Fra essi troviamo i Lignani ( presenti nei semi di sesamo e lino, il luppolo , la frutta con percentuali decisamente più basse ,la verdura in genere ) ed i Cumestani, presenti nei fagioli, nei germogli di soia, nei chiodi di garofano, nei semi di girasole. Altri alimenti che contengono sempre fitoestrogeni sono le nocciole e in percentuale inferiore, anche i ceci. Insomma la soia nel bene e nel male continua a far parlare di se e per gli intolleranti, imparando dalla dieta mediterranea, un consumo settimanale di legumi, mette tutti d’accordo, salute e gusto.
BIBLIOGRAFIA: Zhang, F. F., Haslam, D. E., Terry, M. B., Knight, J.A., Andrulis, I. L., Daly, M., Buys, S.S., and John, E. M. (2017). Dietary isoflavone intake and all-cause mortality in breast cancer survivors: the Breast Cancer Family Registry. Cancer. Published online: March 6, 2017. DOI: 10.1002/cncr.30615.This work was supported by an award from National Cancer Institute of the National Institutes of Health (CA164920).

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