“IA sta cambiando l’identità umana”. Analisi del pittore Guido Cicero

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Premetto che con quanto sto per esporre non voglio minimamente intaccare la suscettibilità delle persone: si tratta semplicemente di una mia considerazione personale, poi ciascuno è libero di pensarla come crede.
Oggi la tanto discussa Intelligenza Artificiale sta riuscendo a cambiare l’identità umana. Per prima cosa ci ha trasformati da popolo ignorante a popolo istruito: è uno strumento ottimo per attingere informazioni, ma diventa pericoloso se sfruttato per fare del male, e persino rischioso per l’intero pianeta quando sfugge al controllo degli stessi programmatori che l’hanno creato.
L’IA ha la capacità di mutare la percezione dell’identità. Tante persone la usano per ostentare un’intelligenza e una cultura che non possiedono, costruendosi una facciata da intellettuali in ambiti come la storia, la letteratura, la scienza, la medicina, l’arte o la musica. Poi però, nel confronto diretto e quotidiano con la società, emerge la mancanza di preparazione reale e la scarsità di conoscenze generali, svelando una falsa identità.
Bellissima l’Intelligenza Artificiale, bellissima scoperta! Tutti capaci di fare tutto, tutti esperti con una conoscenza enciclopedica in ogni campo. Ma a spese di chi? Di chi ha dedicato la vita allo studio, al sacrificio e alla costruzione di una competenza autentica e di una propria identità personale e professionale.
Pensiamo ai medici: sembra non ci sia più bisogno di loro, tanto ci curiamo da soli con il “Dottor IA” e, tra poco, seguendo qualche tutorial, pretenderemo persino di fare interventi chirurgici. E gli insegnanti? Sembriamo tutti pronti a salire in cattedra, perché anche senza aver mai studiato ci si sente superiori a chi non conosce questo universo tecnologico.
Parliamo dell’arte: perché un pittore dovrebbe scervellarsi su un dipinto o su un disegno, quando basta chiedere all’IA di servircene uno su un piatto d’argento in pochi secondi, pronto da stampare o pubblicare sui social? La cosa più sconcertante è che spesso anche chi conosce questi mezzi sofisticati finisce per attribuire la patente di “artista” o “musicista” a questi manipolatori di algoritmi. Lo stesso vale per la scrittura: da quando c’è l’IA sono diventati tutti poeti e scrittori, arrivando persino a ottenere premi in concorsi dove le giurie non si rendono conto che quei testi sono generati artificialmente.
Accade lo stesso nella fotografia: con uno smartphone ci sentiamo tutti fotografi, pur ignorando i concetti base come diaframma, tempi di scatto, ISO o lunghezza focale. Non importa se lo scatto è mediocre, tanto l’IA corregge tutto. E così il furbetto di turno allestisce una mostra e viene acclamato come artista, pur non sapendo nulla della vera fotografia.
Povera umanità! Dopo anni di studi, sacrifici e investimenti economici per raggiungere un obiettivo professionale o artistico, tutto rischia di essere livellato da un computer, dal nostro amato cellulare o dalla “mamma IA”.
A questo proposito, condivido una citazione uscita pochi giorni fa su RTM Modica del Prof. Franco Pitino: “L’Intelligenza Artificiale ha il potere di mutare il vero con il falso e viceversa, e di far credere che il brutto sia bello”. Nascosti dietro uno schermo possiamo mostrare ciò che vogliamo, alterando la realtà sui social network.
Attenzione però: l’IA non è il male assoluto. Se usata con sincerità e a fin di bene è uno strumento straordinario. Occorre solo l’umiltà di ammettere: “Sì, la utilizzo, ma non è tutta farina del mio sacco”. Questo mio pensiero, compresi i miei eventuali errori, nasce esclusivamente dalla mia modesta intelligenza umana.
Concludo con una provocazione: aprite il computer, andate su Google e cercate questi siti: ChatGPT, Gemini o DeepSeek AI. Scrivete nella barra dei prompt ciò che desiderate — racconti, poesie, immagini, qualsiasi cosa — e in pochi minuti avrete tutto pronto senza alcuno sforzo. Entrerete così anche voi nel circolo della “falsa identità umana”.
Rammendo infine una riflessione del nostro Presidente, il Prof. Domenico Pisana, espressa durante un convegno sull’IA all’Università BUC del Cairo: “Ben venga l’Intelligenza Artificiale, ma restiamo umili e umani con la nostra intelligenza”.
Perché se un giorno, per un qualsiasi motivo, la rete dovesse spegnersi, rischieremmo di ritrovarci improvvisamente senza strumenti e senza sapienza reale.

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