Aeroporti: Scerra(M5s), “Etna non sia più una sorpresa. La Sicilia costruisca un piano B e integri Catania e Comiso”

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Catania/Comiso, 09 agosto 2026 – “L’ennesima emergenza Etna ha mandato in tilt i principali aeroporti siciliani, nel pieno dell’alta stagione. Non possiamo continuare a comportarci come se un vulcano attivo a pochi chilometri da Fontanarossa fosse un evento imprevedibile. L’Etna è una condizione strutturale e il fatto che, più volte l’anno, si ripropongano gli stessi disagi dimostra che manca un vero piano B. La classe dirigente siciliana apra finalmente una riflessione seria sul sistema aeroportuale”. Lo afferma il parlamentare del M5S Filippo Scerra, Questore della Camera dei Deputati.
“Le scene che arrivano da Catania parlano di tutto tranne che di organizzazione. Passeggeri bloccati, voli cancellati o riprogrammati, caos e pesanti ripercussioni sull’intero comparto turistico. È un danno economico, ma anche un nuovo danno d’immagine per la Sicilia. E tutto questo mentre prosegue il discusso percorso di privatizzazione della SAC. Prima ancora di parlare di assetti proprietari e governance, bisognerebbe garantire una cosa elementare: la capacità del sistema di reggere quando Fontanarossa non può operare normalmente”.
Per Scerra “la soluzione passa necessariamente anche da Comiso, aeroporto che non può continuare a essere considerato una struttura accessoria o una riserva da utilizzare soltanto quando Catania va in crisi. Se vogliamo davvero costruire un piano B, dobbiamo innanzitutto potenziare in via ordinaria il Pio La Torre, aumentandone traffico, rotte, collegamenti, servizi e capacità operativa. Un aeroporto che lavora stabilmente, con un adeguato volume di passeggeri e collegamenti, è un aeroporto che può diventare molto più facilmente una valvola di sicurezza quando Fontanarossa è costretto a ridurre la propria operatività”.
“Da anni – prosegue Scera – denunciamo, anche con iniziative pubbliche direttamente a Comiso, la scelta tafazziana di non valorizzare pienamente le potenzialità del Pio La Torre. Comiso non deve essere messo in concorrenza con Catania, ma deve essere considerato parte della stessa rete aeroportuale. Potenziare Comiso nell’ordinario significa, allo stesso tempo, rafforzare la capacità della Sicilia di affrontare lo straordinario.È un cambio di paradigma – insiste Scerra – d’altronde non possiamo aspettare l’eruzione, chiudere o limitare Fontanarossa e poi chiederci all’ultimo momento dove trasferire i voli. Bisogna costruire prima la capacità necessaria. Una parte delle rotte può essere stabilmente distribuita su Comiso, con un sistema di slot, piazzole, handling e servizi dimensionato per un traffico maggiore. Parallelamente, con Enac, compagnie aeree e gestori aeroportuali, si possono individuare procedure e slot di emergenza già programmati. Così, quando Fontanarossa entra in difficoltà, Comiso non dovrebbe essere improvvisamente trasformato in un grande aeroporto: dovrebbe semplicemente aumentare la propria operatività, perché quella capacità sarebbe già stata costruita e utilizzata nell’ordinario”.
E questo, secondo Scerra, “consentirebbe anche di evitare di mandare all’aria il sistema di arrivi e partenze di Catania. Non si tratterebbe di trasferire in blocco Fontanarossa a Comiso, ma di distribuire il traffico secondo procedure già definite, spostando una parte dei voli e utilizzando Comiso come effettiva infrastruttura complementare. Servirebbero anche collegamenti terrestri dedicati e immediatamente attivabili tra i due scali, in modo che il passeggero possa percepire un’unica rete e non due aeroporti separati”.
Viene da chiedersi perché non si sia ancora pensato ad un simile sistema. “Forse qualcuno a Catania teme di perdere leadership e potere. Se fosse così, sarebbe ancora una volta prevalsa la logica delle posizioni da difendere su quella dell’interesse pubblico. Il tema non è togliere traffico a Catania, ma dare più forza all’intero sistema aeroportuale siciliano. Catania deve continuare a essere il principale scalo, ma Comiso deve essere messo nelle condizioni di crescere e di svolgere una funzione complementare. Perché un vero piano B non si improvvisa durante un’emergenza ma si costruisce negli anni, investendo nell’ordinario. Altrimenti alla prossima attività dell’Etna saremo nuovamente qui a contare ritardi, cancellazioni e disagi. È il paradigma della Sicilia del centrodestra: tutto cambia perché nulla cambi”.

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