Guardie armate nei Pronto Soccorso: “Sono davvero la soluzione”?

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RAGUSA, 20 Maggio 2026 – L’eccessivo affollamento e le attese interminabili stanno trasformando i Pronto Soccorso italiani in vere e proprie polveriere. Gli episodi di intolleranza, aggressione e tensione sono ormai cronaca quotidiana. Davanti a questa grave crisi, la risposta dei vertici dell’Azienda Sanitaria si è concentrata sul potenziamento della sicurezza, schierando un numero maggiore di guardie armate.

Ma siamo davvero sicuri che militarizzare gli ospedali sia la soluzione migliore al problema?

“La realtà – dice Rosario Gugliotta, Presidente Rete Civica Articolo 32 – è che l’attuale gestione costringe il personale sanitario a lavorare in condizioni totalmente incompatibili con lo svolgimento sereno delle proprie mansioni. I medici e gli infermieri, oltre a farsi carico della cura dei pazienti, si trovano a dover gestire un clima di costante ostilità.

La gestione dell’accoglienza e dell’attesa in un’area così critica non si risolve con i muscoli o con le armi, ma va affrontata con competenza, professionalità e profonda umanità. Appare purtroppo evidente come i massimi vertici non abbiano una reale consapevolezza del disagio vissuto dai pazienti, in particolar modo da quelli più fragili.

La soluzione non sta nel presidiare gli effetti del malfunzionamento, ma nel curare le cause dell’efficienza organizzativa. È necessario estendere e strutturare il modello di “presa in carico anticipata”, un sistema che permette di avviare il percorso clinico-assistenziale del paziente senza che questo debba attendere passivamente la prima visita del medico del Pronto Soccorso”.

In molti ospedali virtuosi è già una realtà consolidata la buona pratica di “trasformare i tempi di attesa in tempi utili”. Questo approccio consente di incanalare immediatamente il paziente verso gli esami strumentali necessari, indirizzare i casi specifici direttamente al reparto di competenza per la visita specialistica e ridurre drasticamente i colli di bottiglia che generano frustrazione e rabbia.

“È possibile alleggerire gli affollamenti, ridimensionare le tensioni e rendere più umana e civile la permanenza in ospedale, riducendo al minimo la necessità di guardie armate. Come associazione, non ci limitiamo alla critica, ma offriamo soluzioni concrete. Siamo pronti a mettere a disposizione dei massimi vertici dell’ASP un dettagliato manuale operativo che contiene una sequenza chiara di istruzioni e procedure da adottare per la gestione dei casi meno complessi.

Umanizzare i Pronto Soccorso si può. Curare l’organizzazione è l’unico modo per garantire il diritto alla salute dei cittadini e la sicurezza degli operatori, senza trasformare le corsie d’ospedale in zone di guerra”.

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