L’aggressione verbale alla Sindaca Monisteri e il bullismo mediatico…di Domenico Pisana

L’OSSERVAZIONE DAL BASSO
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L’aggressione verbale sui social, rivolta alla sindaca di Modica, Maria Monisteri, non solo è inqualificabile e da condannare, ma ci porta a fare delle osservazioni per evidenziare come oggi si stia sviluppando un clima sociale nel quale insultare, delegittimare, stabilire i buoni e i cattivi, bruciare immagini, oltraggiare siano considerati un fatto normale, quasi espressione di dissenso e di libertà di pensiero previsto dalla costituzione.
In realtà non è così, perché coloro i quali si abbandonano a certi commenti, a insulti aggressivi e livorosi, astiosi e rabbiosi, dimenticano che c’è un principio fondamentale da osservare, che il “principio del rispetto”.
Chi commenta, credo non possa perdere di vista la dignità della persona, anche quando questa dica cose contrarie alle nostre opinioni politiche, sociali, culturali o religiose. Il rispetto è un principio cardine di una comunità civile. Purtroppo il linguaggio mass mediale, televisivo e della politica ha oggi travalicato ogni forma di rispetto della persona, per cui utilizzare termini come “faccia di bronzo”, “bugiardo”, “delinquente”, “arrogante”, “vada a farsi f…”, “leccaculo” , “lei non capisce nulla”, “cazzara”, “cogl….”, “capra”, “impari”, studi”, “ignorante”, “razzista”, “omofobo”, “incapace”, “faccia di m…”, e la lista sarebbe molto lunga, rivolti, il più delle volte, a politici o a chi la pensa diversamente, vengono considerati una cosa normale. Io credo che normale non è.
Si parla spesso di bullismo nella scuola e nelle Università, ma i primi attori di bullismo nella società italiana sono spesso la politica e il giornalismo della grande stampa.
Assistiamo al paradosso di un sistema educativo che cerca di insegnare l’empatia e il rispetto, mentre il “mondo degli adulti” — quello che occupa i palcoscenici più visibili — sembra spesso premiare la prevaricazione. Quando parliamo di bullismo, ci riferiamo a una dinamica di potere basata sull’umiliazione dell’altro.
A tutto questo concorre, purtroppo, anche il dibattito politico, che non si concentra sulle idee, ma sull’abbattimento dell’avversario sia esso il governo sia esso l’opposizione , e con un linguaggio aggressivo, violento, volgare e indignitoso, e prova ne sono i salotti televisivi e le stesse Camere istituzionali.
Anche il giornalismo, che dovrebbe essere il “cane da guardia” della democrazia, spesso scivola in dinamiche discutibili con titoli sensazionalistici pensati per distruggere la reputazione di qualcuno prima ancora di un processo o di una verifica, con un sarcasmo degradante e l ‘uso dell’ironia non per criticare, ma per ridicolizzare e sminuire la dignità umana.
Il problema reale è il messaggio contraddittorio inviato ai giovani. Chiediamo ai ragazzi di essere gentili e inclusivi, ma poi i modelli di successo che vedono in TV o sui social sono spesso persone che hanno ottenuto visibilità proprio essendo aggressive o prevaricanti. È difficile spiegare a un adolescente che “il bullismo è da deboli” quando vede che, nel mondo dei “grandi”, a volte sembra essere la strategia più veloce per vincere.
In sociologia, questo viene chiamato “clima culturale”: se chi detiene il potere (politico e mediatico) legittima l’insulto, questo filtra verso il basso, normalizzando comportamenti violenti come quello indirizzato alla sindaca Maria Monisteri, in ogni strato della società, scuola inclusa.
È una riflessione amara, ma necessaria per capire che il bullismo non è un “virus” che colpisce solo le scuole, ma spesso lo specchio di come decidiamo di trattarci tra adulti.
In questo contesto sono di grande insegnamento le parole di papa Leone XIV il quale dice: “Disarmiamo la comunicazione da ogni pregiudizio, rancore, fanatismo e odio; purifichiamola dall’aggressività. Non serve una comunicazione fragorosa, muscolare, ma piuttosto una comunicazione capace di ascolto, di raccogliere la voce dei deboli che non hanno voce”.
Queste parole, anche se rivolte agli operatori dei mass media che hanno seguito gli eventi della morte di Francesco, il Conclave e la sua elezione, e da lui ricevuti nell’Aula Paolo VI, valgono sicuramente per tutti.
Il riarmo delle parole acuisce la solitudine, germina l’ipocrisia sociale, porta all’immobilismo, determina un decadimento culturale, un imbarbarimento sociale, una destabilizzazione mentale delle nuove generazioni e un impoverimento etico che fa paura. Il mondo politico, sicuramente, è il primo responsabile di un uso delle parole caratterizzato da scontro, da guerre, da insulti, da insinuazioni e da linguaggi davvero distanti da una dialettica accettabile e naturale.
Se uomini e donne, nei campi in cui operano, fanno il loro pane quotidiano l’uso bellico delle parole creando sospetti su tutto e su tutti, attizzando scontri, tensioni e conflitti solo per il “gusto della polemica” e senza seri argomenti, è chiaro che sono veri protagonisti di un disfacimento del vivere civile.
Al contrario, uomini e donne che disarmano le parole e vigilano con perseveranza e fermezza perché la verità, la giustizia e la trasparenza dell’agire individuale e collettivo trionfino, contribuiscono a creare le condizioni per un rapporto, anche se minimo, di fiducia, senza il quale nessuna buona relazione tra le persone, i popoli, le istituzioni e tra i paesi della comunità mondiale potrà essere possibile.
Purtroppo, invece, si ha l’impressione di vivere in una condizione di guerra: ai fucili sono subentrate le violenze verbali, psicologiche, giornalistiche, cinematografiche e mass mediali, le urla della piazza che grida vendetta, le parole sono diventate proiettili di cui si vive e si muore. E infatti:

Le parole feriscono e leniscono,
violentano e salvano, amano e odiano
fanno sognare e deprimono,
soffrono e gioiscono, discriminano e includono,
creano amici e nemici, stanno con te e ti voltano le spalle,
fingono e svirgolano, dicono il vero e il falso,
tacciono e denunciano, nascondono e svelano,
chiudono e aprono, simulano e agiscono ,
piangono e ridono, sovrabbondano e mancano,
promettono e tradiscono.

Quante parole ogni giorno in TV, al bar, in piazza, sui social,
nei posti di lavoro, in politica, nelle istituzioni, nelle famiglie,
nella chiesa, nelle associazioni, nei libri, nei giornali,
nelle canzoni, nei film. Un fiume travolgente di parole!

Viviamo di parole….
Quando siamo in pace e quando siamo in guerra …
Bisognerebbe separare
le parole di pace da quelle di guerra… Impossibile!
Bisognerebbe usare parole di vita vera
perché di parole si può vivere e morire.

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5 commenti su “L’aggressione verbale alla Sindaca Monisteri e il bullismo mediatico…di Domenico Pisana”

  1. Bulli di becera estrazione sociale,familiare ! Alzano i toni solo perché convinti di affermarsi ed affermare, di prevalere !!! Poveri di intelligenza,di cultura ,di merito ! Famiglie disastrate, senza contesto affettivo ,che non educano,non sanno responsabilizzare i pargoli perché loro stesse non conoscono la responsabilità educativa…..non famiglie ma nuclei allo sbaraglio ! Non solo ma anche tra i commentatori ,in parecchi sono o fanno i bulli,sono solamente miseri soggetti senza dignità,che dietro un nickname si lasciano andare a sproloqui .

  2. I leoni da tastiera esistono perchè tutelati dall’anonimato.
    Sui social bisognerebbe accedere e commentare solo mettendoci la faccia e assumendosi ciascuno le proprie responsabilità.
    Anche il successo di molti politici, supportati da migliaia di profili falsi che contemporaneamente scatenano la macchina del fango verso i loro avversari, verrebbe in tal modo ridimensionato.

  3. Orazio ispettore privato

    Ho un pensiero a riguardo , mi si è appena presentato , ma è solo un’ intuizione o meglio un ‘ipotesi . Vorrei tanto che fosse vera , non perché questa ipotesi fosse qualcosa di desiderabile , ma certamente di giustificante . Vorrei che dietro tutte le parole di tutti i tipi , che ascoltiamo
    oggi in tutti i contesti , gridate , buone o cattive , ci fosse , in definitiva , un moto di ribellione incoscio , che partendo dal profondo dell ‘umanità di ognuno , si ribellasse e protestasse contro un processo generale di oggettivazione , strumentalizzazione , meccacinizzazione , plagio e espropriazione del se , omologazione e mercificazione , che è in atto a livello globale e uccide tutte le aspirazioni umane autentiche : di senso , di libertà e felicità e impedisce il dispiegarsi dell ‘umanità da in potenza a in atto . Noi intellettuali dobbiamo continuare con forza e impegno a illuminare le masse , oggi come non mai .

  4. @Modicano sono
    Le osservazioni sono condivisibili e, in linea di principio, si potrebbe ritenere opportuno limitare l’anonimato. Tuttavia, occorre considerare il contesto in cui viviamo, che talvolta può scoraggiare l’espressione libera e trasparente delle opinioni.
    Non è un caso che alcuni commentatori invitino ripetutamente i propri interlocutori, con cui dissentono, a incontri personali: viene spontaneo chiedersi quale sia la reale finalità di tali richieste.
    La normativa vigente in materia di tutela dei dati personali garantisce il diritto alla riservatezza, mentre il nostro ordinamento riconosce a ciascuno la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero, purché nel rispetto dell’altrui dignità e senza sconfinare nell’offesa.
    In particolare, la libertà di manifestazione del pensiero è sancita dall’art. 21 della Costituzione italiana, che tutela sia la parola sia lo scritto in tutte le loro forme.
    È altresì evidente che chi sceglie di esporsi con nome e cognome lo fa, in alcuni casi, per ragioni legate alla propria visibilità pubblica — ad esempio per finalità professionali, commerciali o politiche.
    Resta fermo, in ogni caso, che esprimere le proprie opinioni, anche in forma anonima, nel rispetto delle idee altrui e senza arrecare offesa, costituisce un diritto pienamente legittimo, riconosciuto e tutelato dal nostro ordinamento.

  5. Nessuno in rete è anonimo. In rete abbiamo tutti un indirizzo ip.
    Chi si ritiene offeso, insultato, o minacciato, può denunciare.
    La legge stabilirà se è così, oppure no.
    Se ricevi insulti, o sfottò, naturalmente nessuno porge l’altra guancia, e risponde di conseguenza.
    Se uno offende, e naturalmente poi viene invitato a quattro occhi, se ha gli attributi lo incontra, altrimenti è solo un vigliacco cagasotto, cosiddetto leone da tastiera. Lei ne è un esempio.
    Quindi, caro Ciccio, la morale la puo’ fare a chi non la conosce.
    Se non vuole ricevere sfottò, o insulti, eviti in primis lei, e vedrà che nessuno la insulterà.
    Ognuno è libero di scrivere, è il suo pensiero può anche non essere condiviso, fa parte del gioco.
    Ma lei in passato non ha avuto rispetto, ne tantomeno educazione verso gli altri, quindi si prende ciò che si merita.
    Se poi ritiene di essere offeso, vada a denunciare, se ha gli attributi, è un suo diritto.
    La legge stabilirà se è così.
    Cordialmente Gino.

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