
Ragusa, 14 Marzo 2026 – Il Tribunale civile di Ragusa ha stabilito che il sequestro della nave Sea Eye 5, avvenuto nel giugno 2025 nel porto di Pozzallo, è stato illegittimo. Il 14 giugno 2025 la nave Sea Eye 5 soccorse in mare 65 migranti al largo della Libia. Dopo lo sbarco a Pozzallo, fu disposto il sequestro della nave e una sanzione pecuniaria, emanato dalla prefettura di Ragusa. Ora il Tribunale civile della città iblea ha stabilito che quel provvedimento era illegittimo, accogliendo il ricorso della ong tedesca, annullando multa e fermo e condannando il ministero dell’interno a pagare le spese legali.
I fatti. La nave Sea Eye 5, dell’organizzazione tedesca Sea Eye (i cui rappresentanti e comandante sono stati difesi dagli avvocati Ulrich Robert Stege, Dario Belluccio e Marco Comitini), aveva avvistato un gommone con 65 persone a bordo, in acque libiche. Dal momento dell’avvistamento erano partite dalla nave una fitta serie di mail di comunicazione con i centri di coordinamento dei soccorsi (Mrcc) della Libia, dello stato di bandiera, la Germania, e dell’Italia. Dall’Italia, però, non arrivò alcuna risposta.
Dopo un intervento anche delle autorità tedesche, era stato concesso il porto di Pozzallo, più vicino. Ma il governo Meloni inizialmente intendeva far sbarcare in Sicilia solamente le persone in condizioni di salute più critiche, e far proseguire le altre fino in Puglia, a Taranto per l’esattezza. L’equipaggio della nave aveva detto di no.
Dopo venti ore di stallo e tanta pazienza, lo sbarco era avvenuto in terra iblea. Solo il giorno dopo scattò il fermo amministrativo di venti giorni, inclusa una sanzione.
La difesa, nel corso del processo, ha puntato tutto sullo stato grave di salute che i migranti avevano subito per tutto il tragitto, dalla partenza in Africa fino al contatto con la nave Ong. Scabbia, casi di febbre dovuti alle temperature altissime, malnutrizione, disidratazione.
Il tribunale civile di Ragusa ha stabilito che il comandante ha agito correttamente, in modo “conforme alla normativa vigente”, ha sempre dato le informazioni richieste. La nave non si è “arbitrariamente rifiutata di fornire informazioni o di osservare indicazioni”, ma si è “limitata a rappresentare la situazione concreta”. Insomma, la nave è sbarcata a Pozzallo non a causa di una “ingiustificata disobbedienza”, ma perché la situazione era assai grave.
Perciò, non solo tutte le sanzioni sono state annullate ma il ministero dell’Interno è tenuto a pagare le spese processuali, quindi anche quelle sostenute dalla Ong per gli avvocati.




