L’esempio che nasce dal silenzio: a Marina di Modica l’imprenditore Puccia salva il laghetto dal degrado

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Marina di Modica, 11 Marzo 2026 – A volte non servono proclami per dimostrare cosa significhi davvero prendersi cura del proprio territorio. Mentre il dibattito pubblico spesso si arena in attese burocratiche, a Marina di Modica i fatti hanno preso il posto delle parole. L’imprenditore Antonio Puccia, proprietario dell’attiguo villaggio turistico, ha scelto di intervenire personalmente per restituire dignità al laghetto della frazione balneare, un’area pesantemente ferita dal passaggio del Ciclone Harry e ferita, ancor più profondamente, dall’inciviltà di chi continua a usarla come discarica.

Negli ultimi giorni, lo scenario era a dir poco allarmante. Quello che dovrebbe essere uno specchio d’acqua cristallino si era trasformato in un ammasso di plastica, legname e detriti di ogni tipo. I rifiuti, accumulati lungo le sponde o galleggianti in superficie, non rappresentavano solo uno sfregio estetico, ma una minaccia letale per la fauna locale.

Il laghetto è infatti un prezioso scrigno di biodiversità: un ecosistema che ospita oche, anatre, aironi, gazzette, tartarughe e diverse specie ittiche delle quali si occupa personalmente per la nutrizione. Un patrimonio naturale che attira residenti e turisti, ma che oggi appare drammaticamente vulnerabile.

Di fronte all’inerzia, Puccia non ha aspettato i tempi delle istituzioni. Armato di volontà e supportato da alcuni collaboratori, ha organizzato una vera e propria task force. Utilizzando persino un pedalò per raggiungere gli angoli più remoti e difficili del bacino, il gruppo ha setacciato l’area con risultati impressionanti: oltre 650 chili di rifiuti recuperati.

«Per chi vive qui tutto l’anno vedere il laghetto ridotto così è stato doloroso. È un luogo che appartiene alla comunità e merita rispetto», ha dichiarato l’imprenditore a margine dell’intervento.

Nonostante l’enorme sforzo, la battaglia non è ancora vinta. Durante le operazioni di pulizia sono emerse due criticità che richiedono un intervento tecnico più strutturato: una grande quantità di detriti giace sul fondale, impossibili da recuperare senza mezzi subacquei o attrezzature specifiche; la presenza di frammenti plastici minuscoli, già visibili a occhio nudo, costituisce un rischio chimico e biologico per gli animali, che rischiano di ingerirli scambiandoli per cibo.

«Se non si interviene presto — avverte Puccia — questi materiali finiranno per essere inglobati dalla sabbia o disperdersi definitivamente. Il pericolo per la fauna è concreto e immediato».

L’iniziativa di Puccia riaccende i riflettori sulla fragilità delle nostre aree costiere, strette tra la morsa di fenomeni meteorologici estremi e l’irresponsabilità umana. Il suo gesto, nato lontano dai riflettori, non è solo una pulizia necessaria, ma un potente monito: la tutela dell’ambiente non è un compito delegabile esclusivamente “agli altri”, ma una responsabilità condivisa.

Resta ora da capire se le autorità raccoglieranno il testimone per completare la bonifica dei fondali, trasformando questo atto di generosità privata nell’inizio di una gestione finalmente attenta e costante del laghetto.

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