La poetica di Pisana nel libro “l’Esilio della notte”…di Claudia Piccinno

Una silloge poetica che si muove tra inquietudine e speranza, denunciando l’inautenticità del presente ma senza cedere al nichilismo
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Nella silloge L’esilio della notte, Domenico Pisana costruisce un itinerario poetico che attraversa la notte dell’uomo contemporaneo per approdare a una luce bramata, invocata, mai posseduta definitivamente. I temi della morte e del tramonto non sono semplici motivi lirici, ma diventano dispositivi simbolici attraverso cui il poeta interroga il senso dell’esistere e la possibilità di una verità autentica.
La morte attraversa l’opera con insistenza, ma raramente è rappresentata come annientamento. È piuttosto una soglia, un luogo di verità. Emblematica è la poesia Amico cimitero, dove il camposanto non è spazio di desolazione bensì maestro silenzioso:

«tu mi parli di morte
e prendi parte alla vita che io cerco»

Qui morte e vita non sono antitesi, ma gemelli che si stringono e si allentano «come gemelli / nel seno d’una madre». L’immagine suggerisce una continuità misteriosa: la morte diventa rivelazione della finitudine e insieme apertura a un oltre.
In Ladra nella notte la morte assume un volto più personale e inquietante:

«So che arrivi come ladro nella notte
e il tuo viso d’angelo si rivela lentamente
ai nostri occhi tramortiti»

L’eco evangelica (“ladro nella notte”) colloca l’evento dentro una dimensione escatologica. Il poeta non si dichiara pronto: chiede tempo, chiede di poter riempire la propria “bisaccia” di senso. La morte diventa allora esame, verifica di autenticità: ciò che conta è l’amore su cui «dovremo rispondere».
Anche sul piano collettivo la morte segna il presente storico. In Con il passo di cadaveri l’umanità contemporanea è descritta come un corteo di vivi che camminano già morti:

«Camminiamo in solitudine
tra notizie di morte
[…]
con il passo di cadaveri
che smaniano di esserci»

Qui la morte non è solo evento biologico, ma perdita di senso, anestesia morale, esilio dall’umano.
Il tramonto è una delle immagini più ricorrenti nella raccolta. Non è mai semplice declino, ma spazio liminale dove si gioca la tensione tra verità e smarrimento.
In L’altro respiro il poeta afferma:

«l’altro respiro, che mi respira
dall’aurora al tramonto.
Per non morire
mentre continuo a vivere»

Il tramonto qui è il tempo dell’intera esistenza: vivere è attraversare un continuo declinare verso la fine, ma senza cedere alla morte interiore. Il paradosso (“per non morire mentre continuo a vivere”) indica la necessità di un’autenticità che salvi dalla sopravvivenza inautentica.
In Sogni nudi di certezze il tramonto si carica di inquietudine: «Aspetto il tramonto, osservo la riva»
L’attesa non è pacifica: è tensione verso un incontro possibile, forse ultimo. Il cielo che “bacia l’acqua” e l’ombra della nave che si stende sull’orizzonte evocano la fine come passaggio, come approdo o partenza.
Altrove il tramonto diventa banco di prova dell’amore e della parola:

«il mio vestito bianco
per tingere d’amore anime perverse
al tramonto della sera»

Qui la sera è il tempo della crisi morale del mondo, ma anche l’ora in cui la parola può farsi testimonianza.
Se morte e tramonto segnano la finitudine, la vera linea portante del libro è la ricerca di autenticità. Pisana combatte la superficialità del tempo presente, il “male dell’indifferenza”, e denuncia la prostituzione della verità:

«Soffro al vederla prostituita nei mercati,
uccisa nell’anima che sorride di veleni»

La verità è “anguilla che scivola tra mani”, difficile da trattenere in un’epoca dominata dall’apparenza. E tuttavia il poeta non rinuncia alla sua “perdurante indagine”: la ricerca stessa diventa forma di autenticità.
In La verità delle radici emerge un’affermazione decisiva: «l’anima brama la verità che non muta col tramonto della sera»
Il tramonto non può essere l’ultima parola. L’autenticità consiste nel radicarsi in un amore “senza confini”, capace di resistere alla notte. Non si tratta di evasione spiritualistica, ma di un continuo confronto tra umano e divino, come si legge in Tra l’umano e il divino, dove il poeta avverte «quest’assenza di divino / tra la mia aurora e il mio tramonto» e tuttavia continua a cercare il divino nell’umano.
In L’esilio della notte morte e tramonto dunque non sono meri simboli decadenti, ma luoghi di rivelazione. La notte è esilio perché separa dalla pienezza, ma è anche lo spazio in cui l’uomo può interrogarsi radicalmente. La morte diventa specchio dell’autenticità; il tramonto è la soglia in cui si decide se vivere nella menzogna o nella verità. La poesia di Pisana si muove così tra inquietudine e speranza, denunciando l’inautenticità del presente ma senza cedere al nichilismo. Nel cuore della notte resta sempre un’attesa: che «la luce […] schiumi le tenebre / per ridare fiato all’anima». Ed è forse proprio questa tensione — tra finitudine e infinito, tra esilio e ritorno — a costituire il nucleo più profondo e autentico dell’opera.

Claudia Piccinno
___________________
Claudia Piccinno vive in Emilia Romagna, è insegnante, poetessa, autrice di numerosi libri di poesia e saggi critici, e traduttrice di raccolte di autori provenienti da Serbia, Turchia, Germania, Arabia Saudita, Romania, Francia, Cuba, Perù, India.

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