
VITTORIA, 14 Gennaio 2026 – Emergono dettagli decisivi nelle ultime ore sulle indagini relative al sequestro di Gaetano Nicosia, il 17enne figlio di un noto imprenditore vittoriese, rapito il 25 settembre scorso e rilasciato dopo circa 24 ore. A dare una svolta investigativa risolutiva sarebbe stata la tecnologia: un’utilitaria, una Fiat Panda nera, dotata di antifurto satellitare.
Secondo quanto riportato dall’agenzia Agi, i dati estratti dal sistema satellitare dell’auto hanno permesso agli investigatori di ricostruire con precisione millimetrica i movimenti del commando. I tempi di percorrenza registrati dal GPS tra il luogo del prelievo e il covo sono risultati perfettamente compatibili con la dinamica dei fatti, permettendo di chiudere il cerchio attorno ai responsabili.
Oltre alla Panda, le indagini hanno portato all’individuazione di altri due mezzi utilizzati dal gruppo criminale per coprire l’operazione.
Il giovane Gaetano era stato prelevato con la forza mentre si trovava in compagnia di alcuni amici. Spinto all’interno dell’auto, era stato condotto in un casolare isolato e privo di elettricità, dove è rimasto prigioniero fino alla serata del 26 settembre.
Il rilascio è avvenuto nei pressi del mercato ortofrutticolo di Vittoria. Abbandonato in strada, il diciassettenne si è incamminato a piedi prima di incontrare un amico che lo ha soccorso e accompagnato presso il locale commissariato di Polizia.
La Procura Distrettuale Antimafia di Catania ha delineato un quadro inquietante: il sequestro sarebbe maturato in seno ad ambienti vicini alla “Stidda”. L’obiettivo iniziale del gruppo era ambizioso: ottenere un riscatto di un milione di euro.
Attualmente risultano cinque persone indagate in concorso per sequestro di persona a scopo di estorsione. Tuttavia, nonostante il quadro probatorio si stia consolidando, rimangono alcuni interrogativi aperti che gli inquirenti stanno cercando di decifrare:
• Il motivo del rilascio: Perché i rapitori hanno deciso di liberare il giovane dopo così poco tempo?
• Il mancato pagamento: Al momento non figurano evidenze di alcun passaggio di denaro. Non risulterebbe pagato alcun riscatto, un dato che rende ancora più fitto il mistero sulle motivazioni che hanno spinto il clan a desistere dal piano originario.
Le indagini proseguono per chiarire se dietro la liberazione ci sia stata una pressione investigativa troppo forte o se siano intervenute dinamiche interne alle organizzazioni criminali del territorio.













