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La poesia di Biljana Biljanoska nel libro “Navigazioni”…di Domenico Pisana

Una poetica che mira alla costruzione di un mondo più umano in risposta alle sfide morali del nostro tempo: la libertà, l’esilio, la pace, la guerra e la responsabilità del singolo di fronte alla storia
Tempo di lettura: 2 minuti

La poetessa e scrittrice Biljana Z. Biljanoska è autrice di diverse raccolte poetiche che riflettono il suo impegno anche di giornalista e saggista, e che toccano tematiche incentrate sul dialogo e la costruzione di un’umanità migliore.
L’autrice vive e lavora a Skopje, Repubblica di Macedonia del Nord; laureata presso il Dipartimento di Filologia romanza presso l’Università di Skopje “San Cirillo e Metodio”, si è specializzata in interpretazione e traduzione a Siena e Milano, tant’è che la biografia del suo lavoro include traduzioni di diversi autori francesi, così come un gruppo dei poeti contemporanei macedoni, serbi, italiani, malesiani, albanesi; ha collaborato con numerose riviste macedoni e straniere, sia con traduzioni che con lavori d’autore, e anche con la Redazione Scientifica del III programma di Radio Skopje, con l’UNESCO Gazzette, la INI Gazzette, “Lettre international”, “Pogledi”, “Sovremennost”, “Vita culturale” e altri.
Con la sua nuova raccolta poetica “Navigazioni”, divisa in due parti (Tempio di poesia e Quando i venti si stancavano), la poetessa usa la versificazione non solo come espressione lirica personale, ma come strumento di mediazione e riflessione sulla contemporaneità.
Il titolo stesso dell’opera suggerisce già un’esplorazione che trascende i confini geografici e si concentra sulla condizione umana in movimento. Il tema principale è il viaggio come metafora di dialogo; le “navigazioni” della poetessa non sono solo fisiche, ma rappresentano l’attraversamento delle barriere linguistiche, religiose e politiche tra i popoli:

“Mie navigazioni
sono solo un immaginario vagare
lungo i labirinti
scolpiti nella memoria.
Cammino lungo i sentieri
dei pensieri e immagini segreti
custodite degli ortaggi del tempo e
dell’oblio.

Si, è tanto bello riposarsi
sui declivi della montagna vicina
quella immagine è sempre lì
nell’angolo della subcoscienza.

Mi fermerò anche
sulle rive d’un fiume
per ascoltare la musica
che veniva sempre
con mormorio dell’acqua
che vaglia quietamente
e mi richiama, mi ferma
di rimanere
non partire mai…”
(Navigazioni , p. 8).

Biljana Z. Biljanoska si fa promotrice di un “nuovo umanesimo” che riconosce la reciproca dipendenza delle civiltà; le sue navigazioni vedono la poesia come un ponte essenziale per stabilire rapporti più umani e civili tra i popoli e come un veicolo per abbattere ideologie totalitarie e neutralizzare gli integralismi. La sua poesia, insomma, si interroga su come trasmettere alle future generazioni il significato dei valori umani e di solidarietà, e sulla responsabilità di non permettere che si ripetano gli errori del passato (una missione che lei stessa definisce quintessenza della nostra attuale lotta per una migliore umanità).
C’è nella silloge una poetica che si estende anche al rapporto tra poesia e spiritualità, mirando alla costruzione di un mondo più umano in risposta alle sfide morali del nostro tempo: la libertà, l’esilio, la pace, la guerra e la responsabilità del singolo di fronte alla storia:

Sai come
la libertà odora,
non chiedo solo dico –
Quando mi viene l’odore
del pane appena uscito dal forno,
quando assaggio
la freschezza dell’acqua del gorgo,
quando all’alba
mi sveglia il canto
degli uccelli
dell’ albero vicino,
quando ascolto latrato dei cani
mentre passano presto la mattina,
quando i gatti vengono
prendere il cibo,
quando da lontano
ascolto le campane della chiesa
annunciando la prima messa per buongiorno –
ecco tutto questo per me ha l’odore
della Libertà.
Libertà che senza limiti si estende
dal mio angolo segreto
fino al mondo intero.
(Libertà odora, p. 15).

Nella poesia Libertà odora, la riflessione dell’autrice compie un passaggio fondamentale: dalla memoria interiore (Navigazioni) approda alla dimensione sensoriale e quotidiana, legando la libertà non ad un’idea astratta, né ad un manifesto politico o ad un’assenza di catene, ma a qualcosa che si può annusare, assaggiare e udire, come l’odore del pane che evoca il calore, la casa, il nutrimento essenziale; l’acqua del gorgo, che rappresenta la purezza e la forza della natura nella sua forma più immediata; i suoni del mattino: il canto degli uccelli, il latrato dei cani, le campane. Biljana Z. Biljanoska trova così l’immensità nel quotidiano; la libertà, per lei, sta nei gesti rituali (i gatti che vengono a mangiare) e nei suoni comunitari (la prima messa). È, in sostanza, una libertà fatta di appartenenza, non di isolamento.
Nel finale della poesia c’è una dichiarazione rilevante: “Libertà che senza limiti si estende /dal mio angolo segreto /fino al mondo intero”. L’autrice suggerisce che la vera libertà nasce dentro di noi (“l’angolo segreto”). Solo quando siamo liberi interiormente di godere della bellezza di un pezzo di pane o di un’alba, la libertà può espandersi e abbracciare l’intero universo; non è il mondo a darci la libertà, ma siamo noi, sostiene l’autrice, che, partendo dal nostro centro, “coloriamo” il mondo di libertà: la libertà non ha solo un buon odore, ma essa stessa “emana” un’essenza che guida chi sa mettersi in ascolto.
La poetica di Biljana Z. Biljanoska si sposta anche verso una dimensione verticale e metafisica, ricercando spazi di astrazione pura e di solitudine assoluta, come emerge dalla poesia “Pellegrina”:

Sono una pellegrina delle nuvole,
mie camminate sono lunghe, lunghe,
miei passi enormi
per poter passare
da una ad altra parte
di questo cielo enorme.

Se ci sia una altra parte?
Il mio pellegrinaggio solitario
non offre incontri,
non ci sono lì né gente,
né fiori, nemmeno le tue risate.
o pianti
sola con mia solitudine
su questo cielo enorme.
(Pellegrina, p. 30).

Il termine “pellegrina” suggerisce un cammino sacro, una ricerca di senso che va oltre il semplice vagabondare. Tuttavia, è un pellegrinaggio senza una meta terrestre: le nuvole sono per definizione mutabili, inconsistenti, eteree, il che fa pensare che la poetessa esplora territori dello spirito dove non esistono appigli solidi. Il verso “Se ci sia una altra parte?” è infatti il cuore filosofico della poesia; contiene il dubbio che assale chiunque cerchi l’Assoluto e che porta l’autrice a domandarsi: esiste un “oltre”, un approdo, o il viaggio è fine a se stesso? Il dubbio rimane sospeso, dando così alla poesia una sfumatura malinconica e profonda.
In questo pellegrinaggio affiora una solitudine radicale ove tutto ciò che è umano scompare: non ci sono fiori (natura terrestre); non c’è gente (società) e “Nemmeno le tue risate o pianti” scrive la poetessa, quasi ad indicare, in modo doloroso, che persino l’affetto e l’emozione condivisa con l’altro vengono lasciate a terra. Nella poesia “Pellegrina” c’è una chiara accettazione della solitudine, che non è solo assenza di persone, ma assenza di un afflato emotivo. È la “solitudine con la mia solitudine” scrive l’autrice, un raddoppiamento che indica una condizione esistenziale definitiva
Nella seconda parte della silloge “Navigazioni”, Biljana Z. Biljanovska offre al lettore un mosaico poetico coerente e profondo. Il “filo conduttore” che lega le diverse poesie non è una semplice narrazione, ma un’esplorazione filosofica dell’esistenza con riferimenti sensoriali agli odori(Odore dell’autunno, L’odore dei tigli in fiore), quasi a voler evidenziare che la verità non si trova nel pensiero astratto, ma nella concretezza sensoriale; gli odori sono legami diretti con la memoria e l’anima; sentire il profumo del mondo significa appartenervi.
Rilevante, in questa seconda parte, anche il ciclo della natura e del tempo, trasfigurato in poesie come Tramonto, Questa mattina, Primo giorno di settembre, Autunno; la poetessa specchia la vita umana nei ritmi della natura con un’accettazione serena del passare del tempo; l’autunno, per l’autrice, non è solo decadenza, ma un’immagine densa di significato che invita alla riflessione e al raccoglimento.
Anche l’amore, inteso come forza universale, è un tema centrale della seconda parte della silloge, tant’è che emerge dalle poesie L’amore universale, L’intero mio amore, Canto dei cantici, ove l’amore non è inteso solo come sentimento romantico, ma come forza cosmica e universale che dà senso al vagabondare dell’anima.
Interessante anche il tema della fragilità che attraversa le “Navigazioni” di Biljana Z. Biljanovska, e che emerge da poesie come Incertezza, Effetto farfalla e Facciamo mosaici di sabbia, che rivelano la profonda consapevolezza della precarietà umana e il bisogno di trovare una dimora che per l’autrice non è un luogo fisico, ma lo spazio che lei stessa si è scavata tra memoria e silenzio (Per farmi tacere).
Concludendo, il percorso poetico di Biljana Biljanovska giunge ad una certezza: siamo tutti “pellegrini” in un viaggio dove la meta non è un luogo, ma una consapevolezza. Attraverso la natura (il vento, le stelle, i tigli), gli affetti (i cani, l’amore) e la riflessione filosofica (l’oblio, la morte), l’autrice invita il lettore ad “ascoltare la vita” e a meditare sul fatto che la libertà si conquista smettendo di scappare e accettando di diventare parte del “vortice” del mondo, trovando bellezza anche nell’incertezza. Quella di Biljana Z. Biljanovska è, così, una poesia che parla di riconnessione: riconnettere l’uomo alla natura, il passato al presente, e il senso del sacro alla vita quotidiana.
Lo stile dell’autrice, in linea con i suoi intenti etici, è caratterizzato da un lirismo strutturato e da un linguaggio spesso diretto e incisivo, tipico di chi usa la parola per comunicare messaggi chiari. Il tono è molto riflessivo e meditativo spingendo il lettore a un’introspezione, e mantenendo al contempo elementi di critica sociale verso le forze che dividono gli esseri umani. “Navigazioni”, insomma, non è solo un diario di viaggio della poetessa, ma una “cartografia poetica dell’anima contemporanea” in cerca di un porto sicuro, un inno alla necessità del dialogo come unica rotta possibile per l’umanità.

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