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Ricordando il Vescovo di Noto Nicolosi, a 12 anni dalla morte…di Domenico Pisana

Un vescovo che ha saputo farsi prossimo, trasformando l’autorità in servizio e la cattedra in un luogo di ascolto
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Ricorre oggi il dodicesimo anniversario della morte del Vescovo di Noto Mons. Salvatore Nicolosi, avvenuta il 10 gennaio 2014.
Quello di Mons. Nicolosi fu un ministero episcopale che cercò di realizzare le indicazioni del Concilio Vaticano II al quale aveva partecipato; e infatti fin dalle prime battute si presentò come pastore desideroso di incarnare e far vivere il Concilio, avvertito come provvidenziale soffio della Spirito sulla Chiesa. Il Concilio auspicava una profonda conversione della Chiesa al suo Signore perché senza macchie né rughe potesse facilitare l’incontro dell’uomo di oggi con Cristo Signore.
Il leit-motiv del suo ministero episcopale fu il ministero della Parola, e come pastore non si risparmiò di proclamare la Parola evangelica incarnata nella carità e accoglienza dei poveri.
La sua non fu una parola accomodante, pronta al compromesso, anzi spesso fu una parola tagliente, sferzante, una parola che, motivata dalla Parola di Dio, faceva riflettere e a volte anche soffrire.
L’episcopato di Mons. Nicolosi era pervaso da un chiaro obiettivo: una Chiesa è tale solo se evangelizza, ma non si può evangelizzare senza una forte esperienza di fede e senza lasciare che lo Spirito liberi quel carisma che dona con tanta abbondanza.
Con la sua guida il laicato raggiunse un alto livello di valorizzazione attraverso la istituzione di organismi di partecipazione. E il Discorso del 1971 al Direttivo Generale del Consiglio di Pastorale diocesana, si può ritenere lo spartiacque tra la pastorale prima del Concilio Vaticano II e quella dopo il Concilio fino ai nostri giorni.
Il suo messaggio contemplava i seguenti punti fondamentali:
1)Rinnovamento della catechesi; 2)Formazione permanente del clero e dei religiosi; 3) L’apostolato dei laici; 4)La pastorale familiare; 5)La formazione cristiana dei giovani; 6) La pastorale nel mondo del lavoro, 7) la scuola di formazione sociale e politica, il rinnovamento della Curia.
Interessante quel che Mons. Nicolosi fece rilevare nel discorso sopra citato: «i laici hanno accolto la dottrina conciliare come una abilitazione a testimoniare con missione profetica, sacerdotale e regale; ma restano nella quasi totalità con una cultura teologica infantile e quindi spesso più legati a forme di religiosità secondaria tradizionale che alla primaria missione evangelica di animazione cristiana del mondo»
Monsignor Nicolosi va ricordato soprattutto per la sua semplicità. Non cercava onori, ma il bene delle persone; fu un vescovo che seppe farsi prossimo, trasformando l’autorità in servizio e la cattedra in un luogo di ascolto. Egli non ha solo guidato una Diocesi, ha abitato i cuori dei fedeli, lasciando un’impronta indelebile di mitezza e saggezza evangelica.”
Negli ultimi anni della sua vita, il suo esempio è stato quello del silenzio orante. Il suo testamento spirituale continua a parlarci attraverso il ricordo della sua vita dedicata interamente a Dio e alla Chiesa, testimoniata fino all’ultimo respiro. Pioniere di fede e custode della storia della diocesana di Noto, Mons. Nicolosi rimane ancora oggi per tutti i fedeli della Diocesi di Noto un esempio di come si possa servire il Vangelo con discrezione e immenso amore.

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