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I commercialisti e le criticità. Anc Ragusa chiarisce cosa non va

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Ragusa, 28 ottobre 2025 – “Migliaia di professionisti affrontano ogni giorno difficoltà crescenti, a partire dall’impossibilità di ottenere risposte o appuntamenti in presenza con gli uffici della Pubblica amministrazione, per non parlare della continua proliferazione di albi esterni alla nostra categoria (almeno due in questa legislatura) che determinano ancor di più l’inutilità dell’iscrizione all’albo professionale, con il disorientamento dei colleghi in rifermento alla relativa formazione obbligatoria”. Così la presidente di Anc Ragusa, Rosa Anna Paolino, che, riprendendo alcuni temi posti dal presidente nazionale dell’Associazione nazionale commercialisti, Marco Cuchel, pone sul piatto alcuni temi che stanno tenendo in fibrillazione l’intera categoria. “La base professionale avverte una distanza profonda e tangibile – continua Paolino – dalla necessità di sanare questioni irrisolte. La pretesa di autorevolezza non trova riscontro nella vita reale degli iscritti all’Ordine. I risultati rivendicati dai vertici del consiglio nazionale dell’Ordine non hanno alcun impatto concreto per la stragrande maggioranza dei commercialisti. Le attività “strategiche” sono rimaste confinate a una ristretta cerchia di soggetti, scelti dal vertice stesso, senza alcun beneficio per gli studi che ogni giorno operano sul territorio”.
“Gli interventi sulla riforma fiscale – ancora Paolino – non sono minimamente percepibili da chi si misura quotidianamente con una burocrazia sempre più complessa e con adempimenti che aumentano invece di ridursi. Parlare di semplificazione e di un sistema “più efficiente e trasparente” appare una rappresentazione lontana dalla realtà, le scadenze e gli adempimenti sono aumentati nell’ultimo periodo. C’è chi rivendica un “dialogo costante” con le istituzioni e con gli Ordini territoriali. Ma quel dialogo non ha prodotto risultati concreti. Né i provvedimenti fiscali né le misure di semplificazione hanno migliorato le condizioni operative degli studi. Questa è, purtroppo, la triste realtà. E occorre prenderne atto. Per cercare di migliorare questo stato di cose a onor del vero molto problematico”.

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