On. Abbate. Borse di studio per specializzandi non medici. Fondi bloccati per colpa esclusiva degli atenei siciliani

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Palermo, 09 settembre 2026 – Torna a denunciare con forza la questione delle borse di studio destinate agli specializzandi delle professioni sanitarie di area non medica l’Onorevole Ignazio Abbate, primo firmatario e relatore dell’Articolo 46 della manovra finanziaria regionale: i 5 milioni di euro stanziati dalla Regione Siciliana restano bloccati a causa del mancato e impreciso invio dei dati necessari da parte delle Università di Palermo, Catania e Messina. “Assistiamo ancora una volta a un paradosso tutto burocratico che ha del clamoroso – dichiara l’On. Abbate – visto che la Regione Siciliana ha fatto pienamente la propria parte, approvando una norma storica che ci vede come prima e unica Regione in Italia ad aver equiparato e garantito dignità economica agli specializzandi di area non medica (biologi, chimici, farmacisti, fisici, veterinari e odontoiatri) che rappresentano il futuro dei nostri ospedali pubblici. Le risorse, ben 5 milioni di euro all’anno, ci sono, sono pronte e stanziate. Eppure, tutto è fermo. È inaccettabile che i fondi siano congelati unicamente per colpa e per l’inerzia degli atenei siciliani, che, quasi alla fine dell’anno accademico, non sono in grado di fornire all’Assessorato regionale all’Istruzione i dati esatti e la documentazione sul numero preciso dei frequentanti. E’ evidente che qualcosa in questo sistema va cambiato perché ne va di mezzo la vita lavorativa di tantissimi professionisti”. La vicenda, che trascina da mesi ritardi e solleciti da parte degli uffici regionali guidati dal Dirigente Generale Dott. Vincenzo Cusimano, rischia di vanificare un risultato legislativo di fondamentale importanza per il futuro dei giovani professionisti dell’Isola. “Già nei mesi scorsi avevamo dovuto registrare poca collaborazione da parte degli atenei, con diffide e termini perentori che purtroppo non hanno prodotto la dovuta chiarezza. Oggi ci ritroviamo punto e a capo: le Università continuano a fare da imbuto burocratico, impedendo al Dipartimento dell’Istruzione di emanare i decreti di impegno e procedere al riparto e al pagamento delle somme spettanti. Parlare continuamente di fuga dei cervelli e di sostegno ai giovani perde di significato se poi, di fronte a un aiuto concreto già finanziato, sono proprio le nostre Università a frenare e a disinteressarsi dei bilanci familiari dei propri specializzandi”. Il Presidente della I Commissione Affari Istituzionali rinnova quindi il suo appello formale e chiede un intervento: “Mi dispiace dover essere ancora una volta l’unico a denunciare pubblicamente questa grave incongruenza, ma a questa norma tengo in modo particolare perché rende giustizia a centinaia di giovani professionisti. Chiedo fermamente ai Magnifici Rettori di Palermo, Catania e Messina di porre fine a questo ritardo e trasmettere subito agli uffici dell’Assessorato i dati corretti ed esatti. E naturalmente chiedo anche agli ordini professionali competenti, che si sono battuti tanto per avere questa norma, di mobilitarsi pubblicamente a sostegno dei propri iscritti”.

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