Chiaramonte Gulfi, Iacono e Chinnici: “Debito fuori bilancio lievitato di migliaia di euro”

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Chiaramonte Gulfi, 11 agosto 2026 – “Da 62 mila a 109 mila euro: lievita un debito fuori bilancio e cittadini pagano!”, la denuncia di Iacono e Chinnici

“Ciò che sta accadendo a Chiaramonte Gulfi con la vicenda del debito verso Banca Sistema/Enel Energia non può essere sottaciuto e chiediamo con fermezza che l’Amministrazione si assuma le sue responsabilità”.

A dirlo sono i consiglieri di opposizione Gaetano Iacono e Federico Chinnici i quali hanno ricostruito la vicenda.

“Il debito originario era di 62.240,95 euro. Oggi il Comune è chiamato a riconoscerne 108.993,53 euro e la cifra continua a crescere giorno dopo giorno per effetto degli interessi che maturano fino al pagamento effettivo. Sono oltre 46 mila euro in più! Quasi il doppio della somma di partenza. Bruciati, semplicemente, dall’inerzia”.

I consiglieri spiegano infatti: “Tale vicenda rappresenta una sequenza di inadempienze documentate, una dietro l’altra, che qualcuno prima o poi dovrà spiegare ai cittadini di Chiaramonte Gulfi. Il decreto ingiuntivo era stato notificato al Comune il 31 maggio 2024. Da quel momento l’Amministrazione aveva tutti gli strumenti e tutto il tempo per intervenire. Non lo ha fatto. È dovuto intervenire il TAR di Catania, che ha ordinato all’Ente di dare esecuzione al titolo. Il termine fissato per adempiere è scaduto il 18 maggio 2026. E anche di fronte a un ordine del tribunale amministrativo, il Comune non ha provveduto”.

Iacono e Chinnici evidenziano che un Commissario ad acta, si è insediato il 4 giugno 2026 e ha concesso agli uffici comunali altri dieci giorni per predisporre l’atto di riconoscimento del debito. Un’ultima possibilità.

“Anche quella è passata invano. Alla fine il riconoscimento del debito lo ha dovuto adottare direttamente il Commissario, sostituendosi al Consiglio comunale, sostituendosi cioè all’intera Amministrazione comunale, incapace di fare da sé ciò che la legge le imponeva”.

“Inoltre Il Collegio dei Revisori ha chiesto una relazione dettagliata sulle cause dell’inerzia dell’Ente a partire dal 31 maggio. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura della Corte dei conti. Non spetta a noi stabilire responsabilità individuali, né vogliamo sostituirci agli organi contabili: lo faranno, nelle sedi opportune, i Revisori e la magistratura contabile. Ma tra la responsabilità amministrativa e contabile, che accerteranno gli organi competenti, e la responsabilità politica, che riguarda chi ha il compito di governare il Comune, c’è una distinzione netta. Ed è su quest’ultima che oggi chiamiamo in causa il sindaco”.

“Ci metta la faccia e spieghi pubblicamente ai cittadini le responsabilità di questa inerzia che è costata migliaia di euro ai chiaramontani. Soldi sottratti ai già caracollanti servizi comunali, soldi sottratti alla gestione ordinaria dell’Ente. Abbia il
Coraggio di indicare le responsabilità e di essere conseguente: dia le dimissioni. Un Comune non può essere amministrato in questo modo e il silenzio colpevole appare grave senza assunzioni di responsabilità”, concludono.
“Da 62 mila a 109 mila euro: lievita un debito fuori bilancio e cittadini pagano!”, la denuncia di Iacono e Chinnici

“Ciò che sta accadendo a Chiaramonte Gulfi con la vicenda del debito verso Banca Sistema/Enel Energia non può essere sottaciuto e chiediamo con fermezza che l’Amministrazione si assuma le sue responsabilità”.

A dirlo sono i consiglieri di opposizione Gaetano Iacono e Federico Chinnici i quali hanno ricostruito la vicenda.

“Il debito originario era di 62.240,95 euro. Oggi il Comune è chiamato a riconoscerne 108.993,53 euro e la cifra continua a crescere giorno dopo giorno per effetto degli interessi che maturano fino al pagamento effettivo. Sono oltre 46 mila euro in più! Quasi il doppio della somma di partenza. Bruciati, semplicemente, dall’inerzia”.

I consiglieri spiegano infatti: “Tale vicenda rappresenta una sequenza di inadempienze documentate, una dietro l’altra, che qualcuno prima o poi dovrà spiegare ai cittadini di Chiaramonte Gulfi. Il decreto ingiuntivo era stato notificato al Comune il 31 maggio 2024. Da quel momento l’Amministrazione aveva tutti gli strumenti e tutto il tempo per intervenire. Non lo ha fatto. È dovuto intervenire il TAR di Catania, che ha ordinato all’Ente di dare esecuzione al titolo. Il termine fissato per adempiere è scaduto il 18 maggio 2026. E anche di fronte a un ordine del tribunale amministrativo, il Comune non ha provveduto”.

Iacono e Chinnici evidenziano che un Commissario ad acta, si è insediato il 4 giugno 2026 e ha concesso agli uffici comunali altri dieci giorni per predisporre l’atto di riconoscimento del debito. Un’ultima possibilità.

“Anche quella è passata invano. Alla fine il riconoscimento del debito lo ha dovuto adottare direttamente il Commissario, sostituendosi al Consiglio comunale, sostituendosi cioè all’intera Amministrazione comunale, incapace di fare da sé ciò che la legge le imponeva”.

“Inoltre Il Collegio dei Revisori ha chiesto una relazione dettagliata sulle cause dell’inerzia dell’Ente a partire dal 31 maggio. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura della Corte dei conti. Non spetta a noi stabilire responsabilità individuali, né vogliamo sostituirci agli organi contabili: lo faranno, nelle sedi opportune, i Revisori e la magistratura contabile. Ma tra la responsabilità amministrativa e contabile, che accerteranno gli organi competenti, e la responsabilità politica, che riguarda chi ha il compito di governare il Comune, c’è una distinzione netta. Ed è su quest’ultima che oggi chiamiamo in causa il sindaco”.

“Ci metta la faccia e spieghi pubblicamente ai cittadini le responsabilità di questa inerzia che è costata migliaia di euro ai chiaramontani. Soldi sottratti ai già caracollanti servizi comunali, soldi sottratti alla gestione ordinaria dell’Ente. Abbia il
Coraggio di indicare le responsabilità e di essere conseguente: dia le dimissioni. Un Comune non può essere amministrato in questo modo e il silenzio colpevole appare grave senza assunzioni di responsabilità”, concludono.
, 11 agosto 2026 – “Da 62 mila a 109 mila euro: lievita un debito fuori bilancio e cittadini pagano!”, la denuncia di Iacono e Chinnici

“Ciò che sta accadendo a Chiaramonte Gulfi con la vicenda del debito verso Banca Sistema/Enel Energia non può essere sottaciuto e chiediamo con fermezza che l’Amministrazione si assuma le sue responsabilità”.

A dirlo sono i consiglieri di opposizione Gaetano Iacono e Federico Chinnici i quali hanno ricostruito la vicenda.

“Il debito originario era di 62.240,95 euro. Oggi il Comune è chiamato a riconoscerne 108.993,53 euro e la cifra continua a crescere giorno dopo giorno per effetto degli interessi che maturano fino al pagamento effettivo. Sono oltre 46 mila euro in più! Quasi il doppio della somma di partenza. Bruciati, semplicemente, dall’inerzia”.

I consiglieri spiegano infatti: “Tale vicenda rappresenta una sequenza di inadempienze documentate, una dietro l’altra, che qualcuno prima o poi dovrà spiegare ai cittadini di Chiaramonte Gulfi. Il decreto ingiuntivo era stato notificato al Comune il 31 maggio 2024. Da quel momento l’Amministrazione aveva tutti gli strumenti e tutto il tempo per intervenire. Non lo ha fatto. È dovuto intervenire il TAR di Catania, che ha ordinato all’Ente di dare esecuzione al titolo. Il termine fissato per adempiere è scaduto il 18 maggio 2026. E anche di fronte a un ordine del tribunale amministrativo, il Comune non ha provveduto”.

Iacono e Chinnici evidenziano che un Commissario ad acta, si è insediato il 4 giugno 2026 e ha concesso agli uffici comunali altri dieci giorni per predisporre l’atto di riconoscimento del debito. Un’ultima possibilità.

“Anche quella è passata invano. Alla fine il riconoscimento del debito lo ha dovuto adottare direttamente il Commissario, sostituendosi al Consiglio comunale, sostituendosi cioè all’intera Amministrazione comunale, incapace di fare da sé ciò che la legge le imponeva”.

“Inoltre Il Collegio dei Revisori ha chiesto una relazione dettagliata sulle cause dell’inerzia dell’Ente a partire dal 31 maggio. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura della Corte dei conti. Non spetta a noi stabilire responsabilità individuali, né vogliamo sostituirci agli organi contabili: lo faranno, nelle sedi opportune, i Revisori e la magistratura contabile. Ma tra la responsabilità amministrativa e contabile, che accerteranno gli organi competenti, e la responsabilità politica, che riguarda chi ha il compito di governare il Comune, c’è una distinzione netta. Ed è su quest’ultima che oggi chiamiamo in causa il sindaco”.

“Ci metta la faccia e spieghi pubblicamente ai cittadini le responsabilità di questa inerzia che è costata migliaia di euro ai chiaramontani. Soldi sottratti ai già caracollanti servizi comunali, soldi sottratti alla gestione ordinaria dell’Ente. Abbia il
Coraggio di indicare le responsabilità e di essere conseguente: dia le dimissioni. Un Comune non può essere amministrato in questo modo e il silenzio colpevole appare grave senza assunzioni di responsabilità”, concludono.

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