Sanità territoriale, SPI CGIL Ragusa: “Oltre il 40% della popolazione iblea esclusa dalle Case della Comunità”

"Cgil chiederà un tavolo istituzionale con Prefettura, Asp e Regione”
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Ragusa, 05 agosto 2026 – La provincia di Ragusa ha raggiunto gli obiettivi strutturali previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per il potenziamento della sanità territoriale. I decreti dell’Assessorato regionale della Salute hanno infatti certificato il completamento della rete prevista dal Contratto Istituzionale di Sviluppo del 2022: tre Centrali Operative Territoriali, tre Ospedali di Comunità, due Case della Comunità Hub e sette Case della Comunità Spoke. Per lo SPI CGIL di Ragusa, tuttavia, il raggiungimento dei target quantitativi non può essere considerato un punto di arrivo in quanto lo spirito dei finanziamenti non può e non deve avere solo un obiettivo regionieristico. Al contrario, si apre adesso la fase più importante: trasformare queste strutture in servizi realmente accessibili, efficienti e capaci di garantire il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. È proprio su questo fronte che emergono le maggiori criticità del territorio ibleo. “La provincia di Ragusa, denuncia il segretario generale dello SPI CGIL Ragusa, Saro Denaro, presenta una situazione che non trova riscontri nel resto d’Italia. Siamo l’unica provincia italiana a non avere previsto una Casa della Comunità nel comune capoluogo. A questo si aggiunge un’altra grave anomalia: Comiso e Scicli sono le uniche città italiane con oltre 25 mila abitanti prive di una Casa della Comunità.” Una condizione che, secondo il sindacato dei pensionati della CGIL, lascia senza uno dei principali presidi della nuova sanità territoriale oltre il 40% della popolazione della provincia di Ragusa. Le Case della Comunità rappresentano infatti il fulcro del nuovo modello di assistenza territoriale. Al loro interno trovano spazio il Punto Unico di Accesso, che orienta i cittadini nella rete dei servizi sanitari e sociosanitari, le équipe multidisciplinari incaricate della presa in carico dei pazienti e i percorsi di partecipazione della cittadinanza, strumenti fondamentali per costruire una vera integrazione tra servizi sanitari e sociali. La loro assenza, pertanto, priva intere comunità di funzioni essenziali e di un modello di assistenza pensato per rispondere in maniera più vicina ed efficace ai bisogni delle persone. “Non è questo il momento di individuare responsabilità, prosegue Denaro, ma di trovare soluzioni concrete. Riteniamo indispensabile aprire un confronto istituzionale per garantire anche ai cittadini di Ragusa, Scicli e Comiso gli stessi diritti riconosciuti al resto del Paese.” Per questo motivo, alla ripresa delle attività dopo la pausa estiva, lo SPI CGIL di Ragusa chiederà al Prefetto di convocare un tavolo istituzionale con l’Asp di Ragusa, i Comuni capofila dei Distretti socio-sanitari di Ragusa, Vittoria e Modica e l’Assessorato regionale della Salute, con l’obiettivo di individuare soluzioni che consentano di colmare una disparità che penalizza migliaia di cittadini del territorio. Parallelamente, il sindacato avvierà una campagna di informazione rivolta alle comunità di Ragusa, Scicli e Comiso affinché i cittadini siano pienamente consapevoli delle opportunità e dei servizi previsti dalla riforma della sanità territoriale e delle carenze che oggi interessano i loro territori.

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