Fede, tradizione e vicinanza al popolo, il cammino spirituale di Mons. La Placa nel presbiterio rinnovato di Ragusa

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RAGUSA, 17 Luglio 2026 – Non è stata soltanto una solenne cerimonia liturgica, né il semplice compimento di un pur prestigioso restauro architettonico. La celebrazione vissuta ieri sera nella Cattedrale di San Giovanni Battista a Ragusa rimarrà impressa nella memoria della diocesi iblea come un momento di altissima intensità ecclesiale. Al centro dell’evento si sono intrecciati due traguardi temporali e spirituali di straordinario valore: il quinto anniversario dell’ordinazione episcopale del vescovo, monsignor Giuseppe La Placa, e la dedicazione del nuovo Altare maggiore, asse portante di un cammino di adeguamento liturgico iniziato nel 2022.
A fare da cornice, una cattedrale gremita in ogni ordine di posti, la presenza del nuovo vescovo di Locri-Gerace, monsignor Cesare Di Pietro, e soprattutto la percezione diffusa di una profonda e commossa comunione tra il Pastore e il suo popolo.
La spiritualità di monsignor La Placa si riflette anzitutto nelle scelte concrete che hanno guidato l’intero progetto di rinnovamento del presbiterio. Non si è trattato di un’operazione estetica, ma di un vero e proprio atto di fede visibile. Sotto l’impulso del vescovo, gli architetti Antonio Buscema e Gianfranco Cavalieri, insieme allo Studio Progetto Bema di Roma, hanno saputo tradurre in architettura un preciso pensiero teologico.
Invece di ricorrere a marmi sfarzosi ed esotici, la scelta è caduta su materiali poveri, autoctoni e carichi di storia: la pietra di Comiso e la pietra pece. Una decisione che svela la radice teologica del pensiero di La Placa: l’essenzialità evangelica, la sobrietà e il legame profondo, quasi incarnato, con la terra iblea affidata alle sue cure pastorali. Anche i poli liturgici – disposti per mostrare l’altare al centro della mensa eucaristica, l’ambone rialzato per far “scendere” la Parola sul popolo e la cattedra significativamente avvicinata ai fedeli – manifestano l’idea di una Chiesa che non impone distanze, ma che si fa vicina, accogliente e orizzontale.
Il vertice spirituale della serata è stato toccato durante l’omelia, momento in cui la limpida fede cristocentrica di monsignor La Placa è emersa con totale chiarezza, ponendo al centro il mistero eucaristico e la centralità di Cristo, definendo l’altare, senza di Lui, solo «una mensa di pietra». Richiamando sant’Agostino, il presule ha evocato l’essenza dell’Eucaristia come sorgente della vita ecclesiale.
Al termine della celebrazione, il vescovo ha chiamato all’altare tutte le maestranze che hanno lavorato alla realizzazione dei nuovi poli liturgici, progettisti, artigiani, tecnici, operai, per ringraziarli personalmente e riconoscere pubblicamente il loro contributo alla bellezza e alla vita della Cattedrale. Subito dopo, nel giardino del Vescovado, si è svolto un rinfresco aperto a tutti i presenti, un momento di fraternità e condivisione che ha concluso in clima di festa la celebrazione.

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