
Ragusa, 17 luglio 2026 – In provincia di Ragusa il lavoro c’è, ma sempre più spesso non basta a garantire una retribuzione dignitosa. È questo il quadro che emerge dalla relazione dell’Osservatorio della CGIL Ragusa sul part-time nel 2025, uno studio che analizza qualità, distribuzione e caratteristiche delle assunzioni a tempo parziale nei principali settori produttivi del territorio. Escludendo il comparto agricolo, che da solo rappresenta oltre la metà delle assunzioni provinciali, nel 2025 sono state registrate 51.203 assunzioni negli altri comparti economici. Di queste, ben 20.135 sono state effettuate con contratto part-time, pari al 39,32% del totale. In pratica, quasi quattro nuovi rapporti di lavoro su dieci prevedono un orario ridotto. Il settore che ricorre maggiormente al part-time è quello dei Servizi alle imprese, che concentra oltre la metà di tutte le assunzioni part-time (10.192 contratti, pari al 50,62%), seguito da Alberghi e Ristorazione (21,62%), Commercio (14,78%), Industria (9,72%) e Trasporti e Comunicazione (3,3%). L’analisi evidenzia inoltre come nella maggior parte dei comparti oltre il 60% dei rapporti part-time non superi le 20 ore settimanali, mentre desta particolare preoccupazione il fenomeno dei contratti tra una e dieci ore settimanali, definito nello studio come “part-time ridotto”, particolarmente diffuso nei Servizi alle imprese, dove interessa quasi un’assunzione su quattro. Ancora più allarmante è il dato relativo ai cosiddetti mini part-time, ovvero rapporti di lavoro pari o inferiori a un’ora al giorno. Nel 2025 sono stati 1.881, pari al 9,34% di tutti i contratti part-time della provincia. Una tipologia contrattuale che, secondo lo studio, rischia di alimentare precarietà e frammentazione del lavoro, con lavoratori che spesso percepiscono retribuzioni nette inferiori ai 600 euro mensili, insufficienti persino a coprire i costi della mobilità in un territorio caratterizzato da un’offerta di trasporto pubblico limitata. L’indagine affronta anche il tema della qualità dei contratti applicati. Sebbene la maggioranza delle assunzioni avvenga con Contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, permane una quota significativa di contratti “pirata”, pari a circa il 7%, cui si aggiunge un ulteriore 5% di rapporti con contratti non specificati. La situazione appare particolarmente critica nel commercio, dove oltre un contratto part-time su dieci rientra nella categoria dei cosiddetti contratti pirata. Secondo la CGIL, sono soprattutto donne e giovani a subire gli effetti di questa doppia penalizzazione: da un lato il ricorso ai contratti meno tutelanti e dall’altro forme di part-time involontario che comprimono reddito, diritti e prospettive pensionistiche. Per questo motivo il sindacato propone l’introduzione di strumenti normativi capaci di garantire una soglia minima di retribuzione e un monte ore minimo settimanale per tutti i lavoratori part-time, indipendentemente dal settore di appartenenza, l’introduzione di un minimale contributivo che possa garantire una pensione dignitosa, tutte azioni aventi l’obiettivo di contrastare il fenomeno del lavoro povero e del part-time involontario. “I numeri dimostrano che il problema non è soltanto creare occupazione, ma creare occupazione di qualità”, evidenzia il segretario provinciale CGIL Ragusa, Giuseppe Roccuzzo. “Dietro molti contratti part-time si nasconde un fenomeno di precarizzazione che produce lavoratori poveri, afferma Roccuzzo, persone che pur avendo un impiego non riescono a raggiungere un reddito sufficiente per vivere dignitosamente. È una questione sociale che richiede risposte legislative e contrattuali efficaci per restituire dignità al lavoro e garantire tutele adeguate a migliaia di lavoratrici e lavoratori del nostro territorio”.



2 commenti su “Cgil. Boom di part-time in provincia, ma cresce il lavoro povero. Quasi un contratto su dieci è un mini part-time””
Bisogna spingere per rafforzare il gpass. Siate pro attivi come avete dimostrato 5 anni fa! Su!
Perché credevate alle recite degli attori da circo????
L’italia è completamente in macerie, il circo Italia ormai è al fallimento su tutti i fronti.
In Italia non cercano lavoratori cercano schiavi, contratti part-time paghe da fame, è quindici ore al giorno di lavoro domeniche comprese.
Fate lavorare gli attori da circo che stanno al pappamento, di destra che di sinistra, parassiti che vivono sulle spalle dei cittadini, che non sanno garantire neanche l’acqua ai cittadini.