
POZZALLO, 04 Luglio 2026 – Che ci crediate o no, ma è dal 1926 che il Comune di Pozzallo tiene ancora in essere l’onorificenza ad un gerarca fascista, Filippo Pennavaria. Il tutto è documentato negli archivi della biblioteca comunale pozzallese, dove, alla casella dell’anno 1926, la delibera numero 100 parla proprio di questa onorificenza consegnata ai tempi dall’allora podestà Corrado Tedeschi (sì, lo stesso del palazzo dove sono conservati le delibere comunali del periodo fascista).
L’atto deliberato nel 1926 non fu un omaggio spontaneo della comunità, bensì un’operazione di pura propaganda e sottomissione politica. In quell’anno cruciale, il fascismo stava completando la transizione verso la dittatura aperta, cancellando le libertà sindacali, di stampa e di associazione. Premiare Pennavaria significava piegare l’istituzione locale alle logiche di un potere totalitario, celebrando un uomo che incarnava la violenza squadrista e la successiva istituzionalizzazione della dittatura nel territorio. Pozzallo, città di mare e di scambi, storicamente legata a una visione aperta e solidale del mondo, venne così costretta a legare il proprio nome a un oppressore dello Stato di diritto.
Filippo Pennavaria, per quei tre barra quattro che ancora non lo conoscono, non fu solo gerarca fascista e sottosegretario di Stato nel ministero Mussolini ma si macchiò di gravissimi atti di violenza contro operai, contadini, giovani militanti socialisti, per stroncare il dissenso e convincere con la forza e il terrore tanti cittadini inermi che era un obbligo di tutti piegarsi al regime fascista.
Dello stesso avviso è Nicola Colombo, componente Consiglio Nazionale
“Dagli archivi comunali – scrive Colombo – emerge la notizia che nel lontano 1926, esattamente un secolo fa, il comune di Pozzallo, sotto il regime dei podestà, ha concesso l’onorificenza a Filippo Pennavaria, noto sanguinario fascista ragusano che agli inizi dei primi decenni del secolo scorso si rese protagonista come mandante e non solo di efferati delitti e attacchi contro il movimento democratico, sindacale e socialista. Le stragi di innocenti braccianti, operai e cittadini a Ragusa (piazza San Giovanni) e a Modica (contrada Passogatta) nel 1921 così come il clima di violenza politica in tante altre parti dell’area degli Iblei (compresa Pozzallo) portano l’emblema di Pennavaria e di ciò che il fascismo è stato prima, durante e dopo la marcia su Roma nel nostro territorio. Sicuramente per mero opportunismo, vanagloria e becera propaganda i caporioni fascisti pozzallesi di allora ebbero l’accortezza di dare a questo sinistro personaggio il riconoscimento ufficiale. Un atto che la democratica, civile e antifascista Pozzallo di ieri e di oggi non avrebbe mai concesso a un esponente del regime mussoliniano, autoritario e violento. E che dunque, alla luce del documento rinvenuto tra le carte dell’archivio presso la biblioteca comunale, la Pozzallo di oggi ha in dovere civile e morale di revocare immediatamente. È quanto chiediamo come Anppia alle Istituzioni preposte perché personaggi che si sono macchiati di efferate azioni nel contesto dello stato totalitario, non ultime quelle legate alle leggi razziali, non possano continuare a essere annoverati tra le persone illustri della nostra comunità. È un dovere e un obbligo nei confronti di tutti i nostri concittadini che durante il ventennio hanno sofferto violenze, sopraffazioni, discriminazioni, persecuzioni e che dinanzi al fascismo e agli suoi epigoni di oggi – conclude Colombo – ci chiedono di fare nostri i loro valori continuando a batterci contro i rigurgiti neofascisti negatori di libertà e democrazia”.
Mantenere Filippo Pennavaria nell’albo dei cittadini illustri, dunque, anche solo per inerzia burocratica, significa perpetuare una legittimazione morale che la storia ha già ampiamente condannato. Un gerarca che ha contribuito a edificare un regime liberticida e razzista non può e non deve condividere lo stesso spazio simbolico dei cittadini benemeriti che hanno dato lustro alla comunità.
Il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, contattato telefonicamente, ha ribadito che approfondirà la questione nei prossimi giorni. Per Ammatuna, non si tratta di cancellare il passato o di applicare una censura retroattiva, ma di compiere una scelta etica netta: decidere quali modelli proporre alle future generazioni.


