
Palermo, 4 luglio 2026 – «L’avvio dei saldi estivi 2026 da oggi in Sicilia conferma un quadro che richiede un intervento strutturale. Le stime ricalibrate sul potere d’acquisto delle famiglie siciliane indicano una spesa media di circa 170 euro per nucleo familiare e 75 euro pro capite, per un giro d’affari complessivo che si attesta intorno ai 350 milioni di euro. Si tratta di valori inferiori rispetto alla media nazionale e leggermente più bassi rispetto al 2025, quando la spesa media familiare in Sicilia era stimata intorno ai 180-185 euro e il volume complessivo superava i 360 milioni».
Lo dice il presidente regionale Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti. Il quale sottolinea come questo divario non sia solo statistico, ma riflette una condizione economica specifica dell’isola: «Il potere d’acquisto delle famiglie siciliane, dai dati in possesso del nostro ufficio studi, risulta essere più debole, e questo si traduce in una capacità di spesa inferiore durante i saldi. A ciò si aggiunge la crescente concorrenza dell’e-commerce e la polarizzazione verso le grandi superfici commerciali fuori dai centri urbani, che sottraggono risorse ai negozi di vicinato».
Il presidente regionale evidenzia come il commercio di prossimità, in Sicilia, abbia un valore che va oltre l’economia: «Non dimentichiamo, infatti, che i nostri negozi sono presidi di socialità, sicurezza e identità urbana. Ma oggi rischiano di essere schiacciati da modelli di consumo che non valorizzano la relazione, la qualità e la presenza territoriale. I saldi non possono più essere un rituale che lascia indietro chi tiene accese le luci delle nostre città».
Manenti, per questo motivo, lancia una proposta. Quale? «Più volte – aggiunge – mi è stato chiesto quale potrebbe essere una soluzione. Le contromisure da adottare, secondo il mio pensiero personale, potrebbero essere varie. Ad esempio, la Regione potrebbe pensare di istituire il Passaporto del commercio locale, una piattaforma digitale che premi chi sceglie i negozi dei centri storici. Ogni acquisto genererebbe crediti di cittadinanza siciliana, convertibili in biglietti ridotti per musei e parchi archeologici dell’isola e in sconti sulla mobilità regionale, dai treni ai bus extraurbani. In una regione dove il turismo culturale è una leva economica decisiva, questo strumento potrebbe trasformare lo shopping in un vero turismo di prossimità. Mi rendo conto che non è un passaggio semplice. Ma dobbiamo pensare a qualcosa di innovativo che ci consenta di superare l’attuale fase di stagnazione».
Manenti ricorda, tra l’altro, che nel 2025 la Sicilia ha registrato una crescita significativa degli arrivi turistici e della spesa in prodotti moda e artigianato: «Se intercettiamo anche solo una parte della spesa dei visitatori dentro i nostri centri storici, i saldi diventano un volano di sviluppo. Ma serve una politica che dia ai negozi siciliani la fionda tecnologica per competere. Il commercio di vicinato è la nostra infrastruttura sociale. Se vogliamo che i saldi estivi tornino a essere un motore economico per la Sicilia, dobbiamo costruire un sistema che premi chi sceglie la Sicilia autentica. Tutto ciò a patto che si mettano in mano agli operatori gli strumenti giusti».


