
MODICA, 03 Luglio 2026 – Arriva forte e chiara la replica dei lavoratori e degli autisti del 118 alle recenti comunicazioni dei vertici dell’Asp. Una risposta che non vuole essere una semplice polemica, ma una precisazione necessaria per ristabilire la realtà dei fatti e difendere la dignità di chi, ogni giorno, opera in prima linea nell’emergenza sanitaria.
«Ci preme ringraziare l’Asp per averci ricordato che la stanza destinata agli autisti del 118 rimane sempre la stessa, quella “consueta”», spiegano i rappresentanti dei lavoratori. «Il punto, però, è proprio questo: la stanza in questione è la medesima da anni, ma le condizioni del contorno sono radicalmente cambiate».
Dall’interno del servizio si precisa che se negli ultimi vent’anni non sono mai state sollevate proteste formali, non è perché tutto fosse perfetto, ma per spirito di adattamento e senso del dovere, nonostante il malcontento strisciante fosse già presente. Inoltre, in passato lo stabile offriva spazi ben diversi: durante il periodo dell’emergenza Covid, ad esempio, la struttura era semivuota e ospitava quasi esclusivamente il 118 e la Guardia Medica. Negli anni successivi, tuttavia, l’Asp ha trasferito all’interno dell’edificio numerosi altri servizi, saturando gli spazi e lasciando agli autisti, come unica opzione, sempre e solo la stessa stanza, ormai del tutto inadeguata.
«Oggi la nostra “consueta” stanza non è un locale di sosta idoneo, ma un ambiente promiscuo che funge contemporaneamente da magazzino, deposito per gli armadi dei presidi medici e dei farmaci, il tutto con un bagno in comune. In queste condizioni – denunciano i lavoratori – vengono totalmente a mancare i requisiti minimi di dignità, decoro e privacy per il personale che deve affrontare turni lunghi e logoranti».
La replica si chiude con un invito diretto e provocatorio, ma profondamente serio, rivolto ai vertici e ai responsabili dell’Azienda Sanitaria: «Invitiamo formalmente i dirigenti dell’Asp a venire a trascorrere anche solo un’intera giornata all’interno di questi locali. Soltanto provando sulla propria pelle i disagi quotidiani con cui conviviamo, potranno rendersi conto della reale situazione e capire che la nostra non è una richiesta di privilegi, ma una battaglia per il rispetto del lavoratore».


