
RAGUSA, 03 Luglio 2026 – La privatizzazione della SAC, la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, non è un destino inevitabile. C’è ancora il tempo e lo spazio politico per interrompere un processo che appare opaco, infarcito di interferenze politiche e affaristiche. Sia detto chiaramente, per evitare facili strumentalizzazioni: la federazione di Ragusa di Sinistra Italiana non muove da una posizione di pregiudiziale contrarietà all’apporto di capitali privati. Il nodo è un altro, ed è tutto politico e strategico.
“Negli ambienti di governo, tanto a Roma quanto a Palermo – dice Gianfranco Motta, Componente del comitato esecutivo provinciale – Sinistra Italiana – , si registra un silenzio assordante dinnanzi a una domanda precisa e legittima: perché cedere la maggioranza di una società pubblica che vanta bilanci positivi e utili milionari, consegnandone di fatto il comando a un soggetto privato?
Per giustificare questa accelerazione non basta agitare lo spauracchio delle criticità dello scalo di Comiso, che nel 2025 ha registrato una perdita di 125.000 passeggeri rispetto all’anno precedente. Al contrario, proprio questa sofferenza imporrebbe di chiarire se l’infrastruttura abbia un valore intrinseco per il territorio e per il turismo, o se debba assumere un valore di sistema all’interno del “polo aeroportuale” della Sicilia sudorientale. Questo potenziale valore deve trasformarsi in una clausola obbligatoria e vincolante per chiunque subentri nella gestione della SAC. Eppure, su questo punto specifico regna un imbarazzato e assoluto silenzio”.
La SAC è un’azienda patrimonialmente robusta. Non si trova in una condizione di asfissia finanziaria tale da dover cedere la maggioranza delle proprie quote; può invece sostenere e finanziare un serio piano di investimenti attingendo a diversi strumenti alternativi, come il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale o i finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti, solo per citarne alcuni.
“I paladini della vendita — o forse sarebbe meglio dire della svendita — sventolano il vessillo della necessità di finanziare una nuova pista per incrementare i voli intercontinentali. Dimenticano però di dire, o tacciono volutamente, che già da un anno è operativo il collegamento giornaliero Catania-New York e che Air Canada ha annunciato la rotta Catania-Montreal. È dunque lecito e doveroso chiedersi se l’attuale andamento del traffico aereo giustifichi davvero investimenti miliardari a breve termine, o se dietro queste motivazioni si celi altro.
L’impressione è che si voglia agire in fretta e nel segreto di poche stanze. Basti pensare che le nuove regole di governance, deliberate a giugno 2026, sono state illustrate ai potenziali investitori privati prima ancora che ai rappresentanti delle istituzioni locali, ai consigli comunali o alle organizzazioni sindacali. Un modus operandi che scavalca i territori e i loro legittimi rappresentanti”.
Va inoltre ricordato che l’attuale maggiore azionista di SAC, con il 60,64% delle quote, è la Camera di Commercio del Sud-Est: un ente pubblico commissariato ormai da tre anni. A questo si aggiunge un ulteriore 12,12% che fa capo alla Regione Siciliana tramite l’Irsap (ex Asi). Non è affatto infondato, dunque, il sospetto che una scelta così radicale, strutturale e vincolante per il futuro dell’isola, assunta da organi privi di reale rappresentatività democratica, derivi in realtà dalla longa manus di un ristretto cerchio politico. Ci troviamo di fronte a organismi di gestione commissariale che agiscono con metodi oligarchici.
“A questo quadro si aggiunge un’ulteriore anomalia – dice ancora Motta – : perché non è stata definita la destinazione dei proventi della vendita per un piano di investimenti infrastrutturali sul territorio? Il vero problema della SAC non risiede nella sua proprietà pubblica, ma nella qualità della sua gestione, nella strategia industriale, nella gestione dei ricavi, nell’efficienza dei costi e nella capacità di far rendere al meglio le attività aeroportuali. Se il problema è la gestione, si cambi la gestione. Si richiamino manager di comprovata esperienza e si guardi a modelli virtuosi già esistenti. Basterebbe osservare la realtà di Bologna, una società saldamente controllata dalla locale Camera di Commercio che ottiene risultati eccellenti. Oppure si consideri il “modello Puglia”, dove una società quasi interamente pubblica gestisce una rete di scali complementari, differenziando il traffico passeggeri (Bari e Brindisi) da quello cargo e logistico (Foggia e Taranto-Grottaglie).
La privatizzazione non genera automaticamente maggiore efficienza, servizi migliori e tariffe più basse per l’utenza. Non vogliamo fare una battaglia di principio contro l’ingresso di soci privati, ma vogliamo impedire che un’infrastruttura strategica, pagata con le tasse dei cittadini e fondamentale per lo sviluppo dell’intera isola, si trasformi in una rendita privata senza alcuna contropartita obbligatoria e vincolante a favore dei territori.
In un contesto così opaco e denso di interrogativi, riteniamo auspicabile e necessario che l’Autorità Nazionale Anti Corruzione esamini il dossier al più presto, per fare chiarezza su un’operazione che rischia di ipotecare il futuro dello sviluppo siciliano”.


