
Palermo, 01 luglio 2026 – “Con il grano pagato appena venti centesimi al chilo non si coprono più nemmeno i costi minimi di produzione. Se non interveniamo subito, il rischio concreto è quello di assistere all’abbandono delle coltivazioni cerealicole e alla progressiva desertificazione agricola di vaste aree dell’entroterra siciliano. Continuando così rischiamo che il cuore della Sicilia diventi un territorio sempre meno coltivato, con terreni agricoli progressivamente sottratti alle coltivazioni e destinati anche agli impianti fotovoltaici”. È l’allarme lanciato dall’onorevole Ignazio Abbate, presidente della I Commissione Affari istituzionali dell’Ars, che chiede un intervento urgente del Governo regionale e del Parlamento siciliano per sostenere uno dei comparti storici dell’economia dell’Isola. La questione sarà al centro del confronto all’Assemblea Regionale Siciliana, dove Abbate auspica l’adozione di un provvedimento straordinario capace di accompagnare il settore fuori dall’emergenza attraverso una programmazione triennale. “Le criticità più gravi si registrano nel cuore della Sicilia – spiega Abbate – tra le province di Agrigento, Caltanissetta, Enna e Palermo, dove migliaia di ettari sono tradizionalmente destinati alla cerealicoltura. Oggi molte aziende agricole non riescono più a far quadrare i bilanci e c’è il rischio che il grano venga coltivato soltanto per la produzione della paglia. Una prospettiva impensabile per una terra che per secoli è stata considerata il granaio d’Italia”. Per il deputato regionale la risposta non può limitarsi a contributi emergenziali, ma deve tradursi in un intervento strutturale. “Non servono finanziamenti a pioggia. Occorre un decreto ad hoc, accompagnato da una norma che definisca criteri e obiettivi dell’intervento e garantisca continuità nel tempo. Dobbiamo sostenere le aziende agricole in un percorso di specializzazione della produzione, favorendo l’introduzione di varietà di grano sempre più richieste dalla filiera della trasformazione e capaci di generare maggiore valore aggiunto. Solo così sarà possibile restituire competitività ai nostri produttori”. Sul fronte delle risorse, Abbate richiama le valutazioni delle associazioni di categoria, in particolare di Coldiretti, che indicano la necessità di uno stanziamento iniziale significativo. “È necessario prevedere già nelle prossime variazioni di bilancio un primo stanziamento di almeno 30-40 milioni di euro. Le risorse dovranno essere accompagnate da un piano triennale con un sostegno destinato a ridursi progressivamente, man mano che le aziende torneranno a essere competitive grazie a produzioni di maggiore qualità e a un migliore posizionamento sul mercato. È un investimento sul futuro della cerealicoltura siciliana, ma soprattutto sulla tutela del territorio, dell’occupazione agricola e di una delle produzioni che più rappresentano l’identità della nostra Isola”.


