Iannucci(Controcorrente Ragusa): “Stagioni che iniziano in una città finiscono per cambiare un’intera Regione”

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Ragusa, 10 giugno 2026 – “Ci sono stagioni che iniziano in una città e finiscono per cambiare un’intera Regione”. Massimo Iannucci, già vicesindaco di Ragusa e oggi esponente di ControCorrente, legge così il nuovo scenario politico siciliano dopo le recenti elezioni amministrative. E lo fa con una chiave interpretativa che va oltre il dato locale.

Secondo Iannucci, ciò che è accaduto ad Agrigento con l’affermazione di Michele Sodano e il percorso politico costruito insieme a Ismaele La Vardera non è soltanto un risultato amministrativo, ma un segnale che potrebbe avere ricadute più ampie. «Sarebbe riduttivo leggerlo nella sua dimensione attuale», osserva. «Quando un capoluogo decide di rompere schemi consolidati e di affidarsi a una proposta politica innovativa, il significato di quel voto supera inevitabilmente i confini cittadini».

Per Iannucci, la storia politica siciliana è piena di episodi simili: cambiamenti nati lontano dai palazzi regionali, germogliati nei territori, nelle comunità, nelle città che hanno scelto di imboccare strade nuove. «Le trasformazioni più profonde non nascono quasi mai nei centri di potere. Nascono nelle periferie, nei luoghi dove la politica incontra la vita reale».

Agrigento, oggi, rappresenterebbe uno di questi laboratori. Un contesto in cui — sostiene Iannucci — si sta sperimentando una visione diversa della politica, fondata sulla partecipazione e sulla capacità di interpretare una domanda di cambiamento che attraversa tutta la Sicilia. «Non è la prima volta che un percorso avviato in un capoluogo finisce per produrre effetti ben più ampi. La storia recente lo dimostra».

Nessun trionfalismo, però. Iannucci invita alla prudenza: «Oggi non è il tempo degli annunci, ma dell’osservazione. Ci sono percorsi che si comprendono fino in fondo soltanto quando sono già iniziati».

Un messaggio che è anche un augurio alla squadra che sta costruendo questa esperienza politica: «La Sicilia ha bisogno di energie nuove, visione e coraggio. E spesso il futuro, prima di manifestarsi apertamente, lascia tracce che solo i più attenti riescono a cogliere».

La chiusura è un’immagine, quasi una metafora: «Ci sono fotografie che raccontano il presente. E ce ne sono altre che, col passare del tempo, finiscono per raccontare il futuro».

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