
30 Aprile 2026 – Non è un’invasione, né un’emergenza imprevedibile. È, piuttosto, un sistema che ha trasformato l’eccezione in metodo ordinario di governo, scaricando le proprie inefficienze sui soggetti più vulnerabili. Questa è la fotografia scattata da “La frontiera, ovunque”, la nona edizione del report di Centri d’Italia, realizzato da ActionAid e Fondazione Openpolis. I dati 2024, ottenuti tramite accesso civico dal Ministero dell’Interno, svelano una realtà molto diversa dalla narrazione politica dominante.
Il dato di partenza è quasi banale nella sua chiarezza: al 31 dicembre 2024, le persone accolte in Italia erano 134.549, ovvero lo 0,23% della popolazione residente. Parliamo di appena due persone ogni mille abitanti. Anche i 66.296 arrivi via mare registrati nel 2025 rappresentano solo lo 0,11% dei residenti. Eppure, il dibattito pubblico resta ostaggio di una retorica emergenziale che i numeri smentiscono con precisione chirurgica.
Il sistema appare incapace di riformarsi. Quasi tre persone su quattro (il 71,9%) sono recluse nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), strutture nate per gestire picchi temporanei e che invece sono diventate la colonna portante dell’accoglienza. Al contrario, il Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), l’unico circuito realmente orientato all’inclusione e radicato sui territori, copre appena il 24,7% delle presenze.
Il sovraffollamento è diventato un problema sistemico: nel 2024, ben 520 strutture hanno superato il 120% della capienza massima. In 13 centri, le presenze sono addirittura il doppio dei posti disponibili. Per rientrare in parametri di dignità, il report stima che si sarebbero dovute redistribuire immediatamente almeno 2.000 persone.
Uno degli aspetti più inquietanti riguarda la “privatizzazione” del settore. Tra il 2022 e il 2024, i posti gestiti da soggetti for profit sono raddoppiati (+109%), una crescita tre volte superiore a quella dell’intero sistema. Oggi, quasi il 14% dell’accoglienza è in mano a operatori la cui missione è il profitto, non la tutela dei diritti.
I giganti del settore dominano il mercato: la Croce Rossa Italiana gestisce 5.743 posti, seguita da Medihospes con 5.233. Quest’ultima, in particolare, concentra oltre il 54% dell’accoglienza nel solo Comune di Roma Capitale, creando quello che gli autori definiscono un rischio di “cattura istituzionale” della Prefettura, ovvero una dipendenza quasi totale da un unico attore privato.
Mentre il sistema si espande, la vigilanza pubblica scompare. Nel 2024 è stato ispezionato solo il 19,1% delle strutture, contro il 40,5% del 2019. Oltre l’80% dei centri non ha ricevuto nemmeno una visita di controllo in un anno. In città chiave come Roma e Frosinone non risultano ispezioni, nonostante le migliaia di posti gestiti. Le sanzioni complessive ammontano a meno di 700mila euro: una cifra irrisoria che non funge da deterrente.
La sezione più drammatica riguarda i minori stranieri non accompagnati (MSNA). Il decreto-legge 133/2023 ha permesso di inserire ragazzi di 16 e 17 anni in centri per adulti come misura “eccezionale” per massimo 150 giorni. La realtà mostra che questa prassi era già in uso prima del decreto e che i tempi sono dilatati all’inverosimile: si registrano picchi di 1.413 giorni a Torino e oltre 900 a Brescia.
Spesso i posti nei centri specifici per minori esistevano nella stessa provincia, ma non venivano utilizzati. Il risultato è una fuga di massa: centinaia di ragazzi spariscono nel nulla, diventando facile preda di sfruttamento e criminalità organizzata.
Il report conclude avvertendo che il recepimento del Patto Europeo sulla Migrazione (giugno 2026) rischia di esasperare queste criticità. La tendenza è chiara: procedure accelerate in frontiera, meno tutele per le vulnerabilità e una gestione dell’accoglienza che somiglia sempre più a un meccanismo di smistamento e alloggiamento forzato.
Quello italiano non è un fallimento accidentale, ma il risultato di scelte politiche precise: appalti al ribasso, opacità dei dati e assenza di programmazione. Per ActionAid, la scelta è tra continuare a produrre emergenza o trasformare l’accoglienza in una politica pubblica trasparente e fondata sui diritti umani.





