Il libro di Grazia Dormiente “Raccolta di versi sparsi”…di Domenico Pisana

Un’opera trilingue (italiano, inglese e francese) che esalta la bellezza di Modica e del suo cioccolato, il mare di Pozzallo e il Mediterraneo, con coordi¬nate morfo-semantiche simili a quadri emozionali.
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Parlare di Grazia Dormiente significa immergersi in una figura poliedrica dove la sensibilità della donna, il rigore dell’etnoantropologa e l’eleganza della poetessa e scrittrice si fondono in un unico progetto culturale: la custodia dell’identità siciliana, con un focus sull’area iblea,(in particolare Pozzallo e Modica).
La personalità di Grazia Dormiente è segnata da una straordinaria forza intellettuale unita a una profonda affabilità umana. Non è stata un’accademica “da scrivania”; la sua è stata e continua ad essere una presenza viva nel tessuto sociale della terra iblea. Ha dedicato la sua vita alla valorizzazione del territorio, dimostrando che la cultura non è un accessorio, ma il motore della dignità di un popolo. Chi la conosce, ne apprezza la capacità di tessere relazioni umane profonde, vedendo nella cultura uno strumento di emancipazione e di coesione sociale.
Come studiosa, Grazia Dormiente ha operato una vera e propria operazione di archeologia della memoria; il suo lavoro si è distinto per la capacità di nobilitare il quotidiano e il materiale. È stata una figura chiave nel trasformare un prodotto dolciario in un bene culturale, e il suo ruolo è stato determinante nel riconoscimento del Cioccolato di Modica come patrimonio IGP.
La sua ultima pubblicazione, Raccolta di versi sparsi, è un’opera trilingue (italiano, inglese e francese) con traduzioni di Rose Adagio e un apparato iconografico di Piero Roccasalvo , e il cui corpus poetico poggia su una trilogia di momenti creativi ( “Relazioni sociali e familiari”, “Il sapore delle parole” e Le pose del tempo) che si integrano nell’unità di un versificazione che si snoda con un lessico lirico ricercato, un andamento anche musicale e un sensibilità connotata di grande afflato umano.
Relativamente alla prima parte della raccolta, colpiscono particolarmente alcune poesie. Anzitutto la lirica Umani abbagli, che ci offre un autoritratto dell’anima della Dormiente, la quale scrive: “Ora che avanzano lentezza e silenzi/ s’arrotolano i miei anni tra vicoli / di quartieri abbandonati./ Rivivono volti, voci e suoni / mai dispersi o traditi./ Lo scintillio di interiori empatie / m’avvolge e mi travolge / per regalarmi ancora / rapporti e legami di sangue.”
E’ una lirica che sembrerebbe una resa al peso degli anni che avanzano, ma in realtà è una conquista di spazio interiore: l’espressione “Umani abbagli” gioca su un doppio senso: l’abbaglio è solitamente un errore della vista, un’illusione; ma in realtà Grazia Dormiente utilizza una immagine che ribalta questa visione, tant’è che quando parla di “scintillio di interiori empatie” suggerisce che l’unico “abbaglio” che vale la pena vivere è quello della relazione umana e dei rapporti e legami di sangue.
È questa la luce – dice la poetessa -che “avvolge e travolge“, restituendo calore a un’esistenza che la società riduce spesso a solitudine. In un mondo che divora il tempo, la Dormiente sceglie di “arrotolare gli anni“, immagine che suggerisce il gesto antico di chi avvolge un filo prezioso e una pergamena per custodirla.
Bellissima la chiusura della poesia, che è un inno alla radice identitaria: “rapporti e legami di sangue”, dice la poetessa, quasi ad indicare un ritorno all’essenziale biologico e spirituale e ad affermare che la bellezza della vita scorre nelle vene della memoria familiare e comunitaria, ricordandoci che l’unica verità che non cessa di avere valore è quella che sa ancora riconoscere il sangue e la storia dietro lo specchio della modernità.
Un’altra poesia di grande forza etica, dove la parola si fa azione e impegno civile, è la lirica Narcisi smitizzati, un testo che suggerisce immediatamente l’intento dell’autrice: spogliare l’uomo contemporaneo della sua maschera di autoreferenzialità per riportarlo alla nuda verità della relazione.
Grazia Dormiente usa il verbo “Osare”, ripetuto in modo anaforico per tre volte: “Osare la pace”, “Osare l’amicizia”, “Osare la coerenza” quasi a sottolineare il bisogno di trasformare la virtù in atto di coraggio. Per la poetessa, la pace, l’amicizia e la coerenza non sono concetti astratti, ma scelte radicali che richiedono una rottura con l’inerzia del presente.
Il senso di questa poesia sta tutto in una critica epistemologica all’umanesimo sbriciolato dalla frantumazione causata da chi ha perso la propria umanità. La Dormiente parla di “clonati narcisi” per stigmatizzare come l’eccessivo amore per se stessi non è un arricchimento, ma una perdita totale dell’identità reale, e per proporre altresì la sua visione relazionale: l’unica via per “abitare ancora il futuro” è la costruzione di ponti tra le persone; e per realizzare ciò occorre una resistenza, non intesa come scontro violento, ma come una vibrazione comune, un accordo musicale (armonico) che si oppone al caos delle “profane aberrazioni”.
Una perla preziosa di questa prima parte del volume è senza dubbio la poesia L’eco del mare, una poesia composta da 7 versi liberi, con una prevalenza di endecasillabi e settenari, che conferiscono solennità e calma al testo. Grazia Dormiente imprime nella sua scrittura un’impronta mediterranea inconfondibile: il mare non è per lei un panorama, ma un respiro che entra fin dentro le stanze di casa. Il titolo e l’incipit si concentrano infatti sull’udito: “l’eco del mare che rimbomba”. La poetessa ascolta il mare nel silenzio privato della sua camera, e il suono diventa protagonista solo quando il “torrido sole” svanisce, riuscendo così ad operare una meravigliosa sintesi tra gli elementi naturali: aria e terra, il vento e la brezza e generando quasi l’annullamento dei confini: l’orizzonte non divide, ma unisce.
Senza alcun dubbio il mare di Pozzallo è per lei l’eco della storia e della vita quotidiana, e in questa poesia il Mediterraneo è una presenza rassicurante e dinamica che “abita” con lei; è un mare-respiro, una carezza che ordina il caos della giornata appena trascorsa.
La seconda parte della raccolta, Il sapore delle parole, è un inno al cioccolato , come si evince dalle poesie “Cacao”, “Cioccolato”, “Le città del cioccolato”, “Modica città del cioccolato”, “Musica del cioccolato”. Da queste poesie dedicate al cioccolato (raccolte spesso in contesti di celebrazione della cultura modicana), emerge un messaggio che va ben oltre il semplice omaggio a un prodotto dolciario. Per l’autrice, il cioccolato è un “manufatto culturale”, un simbolo di identità e un mezzo di connessione tra i popoli, e le sue poesie sono un messaggio storico e antropologico.
Bellissima la poesia Modica città del cioccolato, poesia costruita su una verticalità storica e che non si ferma al celebre Barocco, ma scava nel tempo: parte dalle radici più profonde (le valli dei siculi, le necropoli); passa poi per l’importanza politica di Modica Capitale della Contea, suggerendo che Modica non è un museo statico, ma un organismo vivo dove il passato “perdura” e “rivive”.
La struttura fisica di Modica, con le sue scale infinite e i suoi quartieri arrampicati, viene paragonata da Grazia Dormiente a elementi naturali: le scalinate sono “precipitosi torrenti”; le case sono “assiepate” sui colli; il centro storico “scivola, rannicchiandosi” nel fondo della valle. Questa scelta linguistica trasmette il senso di una città che si è adattata alla roccia, diventando quasi un elemento geologico essa stessa. In buona sostanza, Grazia Dormiente offre nei suoi versi una visione di Modica sinestetica: c’è il gusto ( Il cioccolato IGP “da gustare“); c’è la vista : la “luminosa mediterraneità” e i portali festosi; c’è l’ udito: le scalinate “chiassose”; c’è il tatto: la pietra ricamata.
In questa poesia, Grazia Dormiente opera una fusione tra gusto e vista, descrivendo il cioccolato di Modica è granuloso e ruvido come la pietra delle sue chiese; scuro come l’ombra dei vicoli, e prezioso come l’oro del Barocco. C’è anche un messaggio finale: Modica non si visita, ma si abita con i sensi. È una città-monumento che si offre come un dono, proprio come la tavoletta di cioccolato che ne porta il nome e che Grazia Dormiente evoca come musica nella poesia dal titolo Musica del cioccolato:

“…Ma è il suono
del metate a spargere i cadenzati abbracci del
cioccolatiere, maestro di mormorii sul ricurvo
strumento, fino alla silente carezza della lucente
pastosità. La massa morbida s’adagia nelle
formelle liete danzanti per la vibrante battitura,
che canta l’epilogo di musicale gusto, pur nel
cartaceo incarto della barretta.”
L’unicità del cioccolato di Modica
collima con la fonte archivistica,
evocante granulosità di gusto e di
scrittura. … con mani tattili, prensili
fluttuano antichi saperi e nuove delizie
d’ impareggiabile amabilità…
(Unico, p. 61)

Nell’ultima parte della raccolta, dal titolo Le Pose del tempo, Grazia Dormiente pone in essere una versificazione connotata di legami di amicizia con Massimo Assenza di cui ammira le foto dedicate agli sbarchi; Franca Schininà, fotografa: “I tuoi scatti fraterni – si legge nella poesia – ritraggono/del mondo ferite e ingiustizie,/ attraversate dalla scrittura di luce/che annulla tenebre e silenzi/ restituendo volti, gesti e posture /in città votate all’indifferenza. / Franca, camminando per il mondo /hai scelto con il tuo ‘cuore senza confini’ / di testimoniare la penetrante denuncia in difesa dei diritti dell’umanità, / minacciati e traditi dalle piaghe del tempo / e dalle frustrazioni della storia”; e infine Peppino Leone (“a noi hai donato – scrive Grazia Dormiente – visioni /narrate e tutelate / dal tuo straordinario archivio /fotografico e dai tuoi originali libri, /che porteremo nel cuore”.)
Questa raccolta di Grazia Dormiente è sicuramente un compendio di tutti i “topoi” del suo mondo poetico, ove converge, per dirla con Mario Luzi, un’osmosi di materiali creativi, connotata di elementi psicologico-ambientali, biografico-memoriali e storico-meditativi .
La poesia di Grazia è l’attimo in versi dei suoi giorni, l’impronta del suo cammino, la parabola della sua crescita nelle notizie che l’anima culla nelle ore più ispirate; è il commento di quanto ella ha ereditato dalla coscienza collettiva; è una poesia consolidata dagli avvenimenti e nutrita del sole che splende su ogni lavoro e su ogni attesa. L’anima che si meraviglia diventa sequenza di similitudini e si arrampica, come l’edera, alle pareti di una narrazione infittita dell’opaco affanno della dimensione e delle variabilità.
E così, il colloquio poetico di Grazia Dormiente è, di volta in volta, dimostrativo o nozionale o anagogico, chiomato delle parole indispensabili che diventano un lungo segno di tenerezza nell’avventura dei ricordi o del bisbiglìo del tempo. Alla radice della poesia di Grazia Dormiente c’è una profonda spiritualità, c’è un leggere il mistero della vita alla luce dei suoi valori eterni e con una versificazione di profonda rilevanza connotativa che si snoda su coordi¬nate morfo-semantiche simili a quadri emozionali:

Nelle vele danza
il vento e,
sussurrando,
incita a vestirsi
di bianco luccichio.

Nelle vele s’alza
il grido del gabbiano,
narrante del mare
la storia infinita
dell’umanità.
(Luccichio, p. 23)

Concludendo, la poesia di Grazia Dormiente è poesia delle idee e degli affetti e le parole ne sono le ali. È poesia che si costruisce, verso per verso, partendo da ciò che la ispira: gioia o dolore, stanchezza o malinconia, luce o ombra; e così, col suo canto dà il meglio di se stessa schiarendo la via che porta in alto, con la consapevolezza che la memoria è un elegiaco rimedio:

Il guizzo del fuoco di paterna fabbrilità
è tornato a dirmi, nel tempo confuso
dei virali contesti di soppressa libertà,
quanto forte sia la memoria del cuore,
elegiaco rimedio ai mali funesti
del regime mediatico, vagante onda
increspata di delirante dominio.
(Elegiaco rimedio)

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