Applausi per “Canzone Appassiunate”: Mimma Barra, una voce napoletana che guarda al mondo… di Giannino Ruzza

Tempo di lettura: 2 minuti

foto: © Giannino Ruzza

Ieri pomeriggio il teatro internazionale galleggiante ha respirato emozione pura. Con il suo spettacolo musicale “Canzone Appassiunate”, Mimma Barra – cresciuta in un ambiente profondamente legato alla musica colta e popolare – ha offerto al pubblico competente una performance di straordinaria intensità, confermando ancora una volta il suo talento e la sua versatilità. Artista partenopea dall’anima cosmopolita, dalla solida formazione musicale e teatrale, ha conquistato la platea con uno spettacolo intenso, elegante e profondamente coinvolgente. Un’ interpretazione, mai manierata, sempre autentica. “Canzone Appassiunate” è stato un viaggio nella grande tradizione della canzone classica napoletana, dalle villanelle del XVI secolo fino ai capolavori tra Ottocento e Novecento, restituendo nuova luce a melodie che hanno segnato la storia musicale dal Rinascimento al XX secolo. Un percorso che ha dimostrato come quattro secoli di cultura possano ancora parlare al presente, quando vengono interpretati con intelligenza e sensibilità contemporanea. La cifra distintiva di Mimma Barra è proprio questa: unire la radice napoletana a un respiro internazionale, passando con naturalezza dal registro teatrale alla canzone d’autore, con un controllo scenico che non lascia spazio all’improvvisazione casuale ma solo all’emozione vera. “Canzone Appassiunate” non è soltanto uno spettacolo musicale, ma un atto di custodia e rinnovamento della tradizione. Mimma Barra interpreta quattro secoli di storia napoletana con uno sguardo aperto al mondo. Le abbiamo chiesto di raccontarci il suo percorso, il rapporto con la memoria musicale e la sfida di renderla viva per il pubblico di oggi.

Qual è il significato culturale di proporre il repertorio internazionale in un contesto itinerante?

Non si può immaginare una cornice migliore di un contesto internazionale che si sposta tra paesi e culture diverse ed offre una vasta gamma di spettacoli, per inserire un concerto che attraverso l’esecuzione di alcune antiche e particolari canzoni napoletane, riesca anche a raccontare frammenti di leggende e scenari della tradizione popolare.

Come costruisce la scaletta per un pubblico eterogeneo per provenienza ed età?

La scaletta di un concerto rispetta in genere una tematica principale e nasce innanzitutto dalla selezione dei brani e dei ritmi da alternare. Successivamente si scelgono gli arrangiamenti musicali e la formazione con cui si intende eseguire il concerto. Quando si comincia a percepire il giusto equilibrio tra suono ed emozione, significa che ci si sta avvicinando alla stesura finale. A quel punto si passa alla scelta delle scenografie visive, che completano il concept dello spettacolo.

La tradizione musicale partenopea oggi è più un patrimonio identitario o linguaggio universale?

Non posso fare a meno di emozionarmi quando canto in napoletano perché questa musica e questa lingua sono parte di me, rappresentano le mie origini, il mio territorio, la mia infanzia, la voce delle mie nonne. Ed oggi l’emozione è ancora più grande, perché amplificata dalla consapevolezza artistica. Io considero infatti un assoluto privilegio poter “toccare” i capolavori di questi grandi poeti e compositori.

Che emozione le lascia ogni volta interpretare i grandi classici della tradizione napoletana?

Napoli è un fulgido esempio di città identitaria e universale. È scritto nella sua storia e nel significato stesso del suo nome, “Neapolis” (città nuova). Nei secoli ha continuamente assorbito nuove componenti culturali, legate all’avvicendarsi delle diverse dominazioni e invasioni: Napoli è, insomma, una città destinata a rinnovarsi continuamente. Chiunque vi arrivi si sente subito accolto; è come se si fosse pervasi da una mistica assonanza che connette automaticamente l’anima al luogo, anche quando si proviene da tradizioni e culture diverse. Forse è proprio questa sua singolare peculiarità a rendere la sua musica assolutamente universale.

Quali elementi della tradizione ritiene irrilevanti e quali, invece, possono essere reinterpretati alla luce della contemporaneità?

La canzone napoletana d’autore, nella sua forma più classica, tende a mantenere una struttura tradizionale, anche quando viene riproposta in contesti diversi e con arrangiamenti musicali innovativi. Accanto ad essa esistono i canti popolari e della tradizione, come le villanelle e le moresche, che si distinguono proprio per le loro specifiche strutture ritmiche e melodiche. Nel tempo non sono mancati artisti innovatori che hanno reinterpretato questa tradizione, ricollocandola nella modernità con una nuova, ma altrettanto significativa, accezione: Pino Daniele, Enzo Gragnaniello, Enzo Avitabile, solo per citarne alcuni. Tra le mille sfaccettature di una città così musicalmente prolifica si colloca anche il genere neomelodico, nato come evoluzione della canzone classica. È un genere più recente e molto popolare, che racconta soprattutto momenti di vita quotidiana, con ritmi moderni, melodie intense e testi per lo più romantici o talvolta leggeri e divertenti.

E dal pubblico arrivano altre voci:

«Una voce che ti arriva dritta al cuore e ti trascina dentro lo spettacolo» – Italia

«Una presenza scenica che cattura dall’inizio alla fine» – Regno Unito

«Non solo cantante, ma narratrice di emozioni» – Spagna

«Non ho capito una sola parola… ma mi sono sentito coinvolto» – Giappone

Se il successo di una serata si misura dalla luce negli occhi di chi lascia il teatro, allora “Canzone Appassiunate” ha centrato pienamente il suo obiettivo: emozionare, coinvolgere e ricordare che la grande musica napoletana non conosce confini.

 

 

 

 

 

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