
Ragusa, 17 Febbraio 2026 – Si è concluso con un’assoluzione il processo a carico di un uomo di 47 anni, accusato di maltrattamenti aggravati in famiglia. Il Tribunale collegiale di Ragusa (presieduto dal giudice Elio Manenti, a latere Giovanni La Terra e Giuseppe Aprile) ha pronunciato la sentenza di assoluzione ai sensi dell’art. 530 comma 2 c.p.p., la cosiddetta formula dubitativa, ritenendo che il quadro probatorio non fosse sufficiente a dimostrare la colpevolezza dell’imputato oltre ogni ragionevole dubbio.
La vicenda traeva origine da una serie di presunti episodi di violenza domestica che, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero avvenuti tra le mura di casa, talvolta anche alla presenza dei figli della coppia. A causa di tali contestazioni, l’uomo era stato precedentemente colpito dalla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla moglie e ai luoghi da lei frequentati.
Durante il processo, l’imputato ha scelto di difendersi negando con fermezza ogni addebito. La strategia difensiva, curata dall’avvocato Daniele Drago, si è concentrata sulla produzione di elementi e testimonianze volti a scardinare la ricostruzione dei fatti presentata dall’accusa.
Nonostante la linea della difesa, la Procura aveva mantenuto una posizione severa: il pubblico ministero Marco Rota aveva infatti richiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusione, istanza pienamente sostenuta dall’avvocata di parte civile, Simona Cultrera.
Dopo la camera di consiglio, i giudici hanno però valutato le prove raccolte come contraddittorie o comunque non idonee a sostenere una condanna penale. Applicando il comma 2 dell’articolo 530 del codice di procedura penale — che equipara l’insufficienza o la contraddittorietà della prova alla prova della sua innocenza — il Collegio ha assolto il 47enne con la formula “perché il fatto non sussiste”.





