
Comiso, 11 febbraio 2026 – A Comiso arriva in Consiglio comunale una mozione che guarda alla memoria e al senso delle istituzioni. L’obiettivo è intitolare un luogo pubblico al presidente Alfonso Giordano, il magistrato che guidò la Corte d’Assise durante il Maxiprocesso di Palermo, il procedimento che segnò una svolta irreversibile nella lotta a Cosa Nostra.
La proposta è firmata dai consiglieri Salvatore Liuzzo e Cristina Betta (lista Coraggio, Comiso), Gaetano Gaglio ed Erica Adamo (lista Spiga), Gaetano Scollo e Gigi Bellassai (Partito Democratico). Una convergenza politica ampia, che riconosce nella figura di Giordano un riferimento morale e istituzionale.
La mozione ripercorre il contesto in cui maturò il Maxiprocesso: gli anni durissimi della seconda guerra di mafia, quando la Sicilia fu attraversata da una violenza sistematica che colpì magistrati, investigatori, politici e servitori dello Stato. Da Dalla Chiesa a Terranova, da Costa a Chinnici, da Boris Giuliano a Piersanti Mattarella, fino a Pio La Torre, legato a Comiso per la sua battaglia contro i missili Cruise: un elenco di nomi che racconta la portata dell’attacco mafioso.
In quel clima nacque l’intuizione di Rocco Chinnici, poi sviluppata da Antonino Caponnetto: lavorare insieme, condividere informazioni, costruire un metodo investigativo nuovo. Da lì prese forma il Pool Antimafia, che grazie anche alle dichiarazioni di Buscetta e Contorno portò al rinvio a giudizio di 475 imputati.
Il 10 febbraio 1986 si aprì il Maxiprocesso. A presiedere la Corte d’Assise fu Alfonso Giordano, magistrato di equilibrio e coraggio, che accettò un incarico che comportava rischi enormi. Il 10 febbraio 2026, cioè ieri, ricorreva il quarantennale di quel giorno: un anniversario che Comiso vuole trasformare in un’occasione di memoria attiva.
La mozione chiede che la città scelga un luogo significativo da dedicare a Giordano, affinché il suo nome entri nello spazio pubblico e nel quotidiano della comunità. Non solo un atto formale, ma un modo per ricordare una stagione in cui lo Stato scelse di non arretrare. Il documento prevede inoltre che la proposta sia trasmessa alla Prefettura e che le scuole siano coinvolte, così da trasformare l’iniziativa in un momento di conoscenza e partecipazione per le nuove generazioni.
L’intitolazione, nelle intenzioni dei proponenti, non è un semplice omaggio: è un invito a riconoscere il valore di chi ha servito le istituzioni in anni difficili e a mantenere viva la consapevolezza di ciò che il Maxiprocesso ha rappresentato per la Sicilia e per il Paese.





