
PALERMO, 10 Febbraio 2026 – Alla fine, a Palazzo dei Normanni, ha vinto il “rosa”. Nonostante i franchi tiratori, i rinvii e un clima di tensione che ha tenuto Sala d’Ercole col fiato sospeso per ore, l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato la norma che impone la presenza di almeno il 40% di donne nelle giunte dei Comuni sopra i tremila abitanti.
Il momento di svolta è arrivato con l’ultimatum di Marianna Caronia (Noi Moderati), che ha messo da parte il consueto aplomb avvisando l’Aula: «Non me ne vado da qui se prima non approviamo quell’articolo». Una determinazione condivisa da tutte le parlamentari di maggioranza e opposizione, sostenute in tribuna dai rappresentanti delle associazioni femminili.
Si tratta di un risultato storico che allinea la Sicilia, seppur con colpevole ritardo, alla normativa nazionale. «Una battaglia di civiltà vinta dalle donne», si legge in una nota congiunta delle deputate. L’obbligo non sarà immediato per le giunte attuali (evitando rimpasti forzati entro 90 giorni), ma scatterà ufficialmente con le elezioni amministrative di primavera.
Se le quote rosa hanno unito l’Aula, il dibattito sulle indennità locali ha rischiato di spaccarla. Dopo un iniziale emendamento che estendeva gli aumenti ai centri fino a 10mila abitanti — definito da alcuni un errore e da altri populismo — è prevalsa la linea della mediazione.
• Cosa cambia: Gli aumenti dei compensi per assessori, vicesindaci e presidenti del Consiglio comunale scatteranno, ma solo per i Comuni sotto i 5.000 abitanti, con una maggiorazione del 50%.
Per i Comuni sotto i tremila abitanti, invece, non è passato l’automatismo delle quote di genere.
Tra le pieghe del disegno di legge sugli enti locali — che include anche la tanto discussa figura del deputato supplente — c’è stato spazio per una bocciatura simbolica. L’Assemblea ha detto “no” alla proposta che avrebbe obbligato i sindaci siciliani a indossare una fascia giallorossa (colori della Regione) al posto del tradizionale tricolore nelle cerimonie ufficiali.
Soddisfazione trasversale tra le forze politiche. Il PD parla di «norma di dignità», il M5S di una Sicilia finalmente «al passo con l’Italia», mentre dai banchi della maggioranza, Mpa e Gianfranco Micciché celebrano una giornata fondamentale per i diritti. Domani il voto finale sull’intero Ddl sancirà la conclusione definitiva di questo travagliato iter legislativo.





