Pachino, scacco alla “fabbrica” della disoccupazione: 35 indagati per truffa all’INPS

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PACHINO, 30 Gennaio 2026 – Un’azienda agricola fantasma, assunzioni retroattive “a tavolino” e un danno da 140.000 euro alle casse dello Stato. È questo il bilancio dell’operazione condotta dal Commissariato di Polizia di Pachino, in sinergia con la Guardia di Finanza, che ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione indagini per 35 persone.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Siracusa, ha svelato un meccanismo oliato e sistematico. Al centro della frode un’azienda agricola con sede in contrada Cammaraforte, formalmente intestata a una casalinga ma gestita nei fatti dal marito e dal cognato. L’unico scopo della ditta non era la produzione agricola, bensì la creazione di falsi rapporti di lavoro finalizzati a incassare indebitamente l’indennità di disoccupazione.
Le intercettazioni, durate circa un anno, hanno permesso di delineare i ruoli chiave dell’organizzazione:
Un commercialista di Pachino curava la parte amministrativa, registrando contratti con date retroattive per far maturare velocemente i requisiti INPS. Inoltre, istruiva i falsi lavoratori su come comportarsi durante gli eventuali controlli o colloqui presso gli uffici previdenziali; una figura, l’intermediario, di raccordo che gestiva i contatti tra l’azienda e i “beneficiari”. Era lui a riscuotere una parte dell’indennità percepita dai lavoratori come “tassa” per il servizio illecito reso. Infine i falsi lavoratori ovvero cittadini italiani che, pur risultando assunti, non avrebbero mai prestato attività lavorativa nei terreni monitorati.
Mentre sulla carta l’azienda impiegava operai italiani per generare indennità, la realtà dei campi era ben diversa. Le videoriprese della Polizia hanno documentato che il lavoro effettivo veniva svolto da cittadini stranieri, per la maggior parte irregolari sul territorio nazionale, impiegati “in nero”.
I 35 indagati dovranno rispondere, a vario titolo, di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità ideologica in atti pubblici e illeciti di natura tributaria. L’operazione mira a tutelare non solo le casse pubbliche, ma anche le imprese del territorio che operano nella legalità.
Si ricorda che, in attesa di un giudizio definitivo, per tutti gli indagati vige il principio della presunzione di innocenza.

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