Görlitz, il confine inquieto: in Sassonia l’estrema destra si organizza nell’attesa del “giorno X”

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di Giannino Ruzza

Lo scorso agosto, durante un giro turistico in Sassonia, ci siamo soffermati a visitare Görlitz, città di confine con la Polonia, una città carina, ordinata, culturalmente vivace, fiorita, dove tutto sembra funzionare con una precisione quasi rassicurante, attraversata dal lento e silenzioso scorrere della Neisse, che separa e allo stesso tempo unisce due mondi, dando l’impressione di una serenità sospesa, da cartolina mitteleuropea; ma sotto questa superficie curata e apparentemente pacifica cova la cenere del dissenso, perché Görlitz è anche uno dei luoghi simbolo dell’avanzata dell’estrema destra tedesca, con Alternative für Deutschland che qui registra consensi altissimi e rappresenta il principale punto di riferimento politico di una parte consistente della popolazione in un clima descritto dagli osservatori come teso e carico di aspettative inquietanti, in un contesto dove Alternative für Deutschland ha assunto un ruolo centrale come forza politica dominante a livello locale, ottenendo percentuali molto elevate e diventando il principale punto di riferimento di un elettorato che esprime sfiducia verso Berlino, ostilità verso l’immigrazione e un diffuso sentimento di accerchiamento; AfD non è una milizia né un’organizzazione armata, ma a Görlitz e in altre aree della Sassonia orientale funge da cornice politica entro cui si muovono ambienti più radicali, che non appartengono formalmente al partito ma ne condividono il linguaggio, le paure e la narrazione del collasso imminente dello Stato, parlando apertamente di “giorno X”, autodifesa e necessità di prepararsi a scenari di caos, soprattutto evocando il confine polacco come linea simbolica di una presunta minaccia; non si vedono bande armate pattugliare le strade, ma esistono piccoli gruppi, reti informali e circoli chiusi che si incontrano, si addestrano in modo non ufficiale, accumulano equipaggiamento e diffondono propaganda, trovando nel successo elettorale dell’AfD una legittimazione indiretta del proprio immaginario, mentre le autorità tedesche intervengono con indagini, perquisizioni e arresti preventivi proprio per evitare che questa radicalizzazione lenta e persistente si trasformi in una struttura paramilitare vera e propria, facendo di Görlitz non tanto il teatro di una rivolta imminente quanto un laboratorio politico in cui la normalizzazione elettorale dell’estrema destra e la sua area più clandestina convivono e si alimentano a vicenda. In conclusione, quello che emerge dalle inchieste e dall’osservazione sul terreno  Görlitz  è una zona grigia: l’AfD raccoglie consenso elettorale e legittima temi come il “collasso dello Stato”, la minaccia migratoria e la difesa dei confini, mentre fuori dal perimetro ufficiale del partito si muovono gruppi estremisti che parlano apertamente di autodifesa armata e di preparazione a scenari di emergenza; non c’è una catena di comando che parta dall’AfD verso queste reti, ma esiste una continuità di clima, per cui le parole della politica diventano carburante ideologico per chi vuole spingersi oltre la legalità.

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