
Scicli, 24 Dicembre 2025 – Si è concluso con una condanna a sei mesi di reclusione il processo a carico di un 38enne di Scicli, arrestato lo scorso marzo per una complessa vicenda di minacce e richieste di denaro all’interno del proprio nucleo familiare. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati agli stupefacenti, era finito in manette con l’accusa di tentata estorsione. Secondo la Procura di Ragusa, nel febbraio 2025, l’imputato avrebbe preteso somme di denaro dalla compagna, arrivando a minacciare non solo la donna ma anche i figli di lei. Un quadro reso ancora più critico, secondo gli inquirenti, dalla dipendenza dell’uomo dalla cocaina. La svolta processuale è arrivata durante il dibattimento davanti al giudice monocratico Giovanni La Terra. Nonostante la gravità delle minacce, l’istruttoria ha fatto emergere una diversa natura del credito vantato. Il giudice ha stabilito che la pretesa economica dell’uomo non era un’imposizione del tutto illegittima (estorsione), ma poggiava su basi che l’imputato riteneva concrete. Il reato è stato quindi trasformato da tentata estorsione a esercizio arbitrario delle proprie ragioni, punendo il fatto che l’uomo avesse tentato di farsi giustizia da sé con violenza o minaccia invece di ricorrere alle vie legali. L’imputato, assistito dall’avvocato Edoardo Cappello, è stato condannato a 6 mesi di reclusione esclusivamente per gli episodi legati a una delle figlie della compagna. Per quanto riguarda le altre accuse (relative alla compagna e agli altri figli), il giudice ha emesso una sentenza di non doversi procedere: a seguito della derubricazione del reato, infatti, è venuta a mancare la necessaria querela di parte da parte delle vittime, rendendo l’azione penale non più percorribile per quegli specifici capi d’imputazione.













