
Ragusa, 08 dicembre 2025 – “Dopo mesi di battaglie in cui abbiamo denunciato che il castello di Donnafugata non poteva essere ceduto a privati perché non rappresenta un bene improduttivo e abbandonato del comune, finalmente il comune ha capito che la proposta di Civita non può essere accolta. Adesso cosa succederà? Si procederà a scorrimento graduatoria?”. Lo dice la deputata regionale del M5S, Stefania Campo che già lo scorso mese di settembre parlava di una scelta a dir poco discutibile alla luce delle più recenti linee guida ministeriali, addirittura inopportuna. “Il ministero, tra l’altro dello stesso colore politico dell’Amministrazione ragusana, ha difatti chiarito che il PSPP può e deve essere utilizzato per attività di valorizzazione, per interventi che ampliano l’offerta culturale, migliorano i servizi ai visitatori, creano nuove opportunità di fruizione – prosegue Campo -. Non invece per la gestione ordinaria ed essenziale del bene, che resta responsabilità pubblica e che, qualora si intenda affidarla a terzi, deve avvenire attraverso procedure distinte e più rigorose, come appalti specifici e separati per servizi quali biglietteria, vigilanza, monitoraggio e pulizia. Ricordiamo che erano arrivate altre validissime proposte, una da parte del libero consorzio di Ragusa e un’altra dalla Proloco. Fra l’altro un altro ente pubblico a supporto come il libero consorzio aveva al suo interno tutti i proprietari e commercianti del borgo e più volte detto che andava solo in aiuto con una proposta qualificante e non per fare cassa o trasformare il castello in un enorme ristorante concorrenza sleale sulle attività esterne. Aspettiamo le prossime mosse del sindaco Cassi, noi non smetteremo di vigilare per garantire di cittadini che il bene pubblico resti tale, anche in considerazione del fatto che la giunta ormai alla fine del secondo mandato e con lo stesso sindaco potenzialmente candidato alle prossime elezioni regionali, rischia di imporre oggi una scelta che vincolerebbe le future amministrazioni per dieci anni o più. Una decisione che, presa a pochi mesi dalle dimissioni, avrebbe l’effetto di sottrarre alla democrazia locale la possibilità di ridefinire in modo trasparente e condiviso la gestione del Castello di Donnafugata”.





