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Caltanissetta. Esposta l’opera del pittore Digrandi “Il terzo sogno di San Giuseppe”

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Continua ad avere consensi critici l’opera dell’artista ragusano Michele Digrandi, intitolata “Il terzo sogno di San Giuseppe”, esposta in modo permanente nella sala di esposizione della parrocchia San Giuseppe di Caltanissetta dedicata al maestro Tommaso Pollace e dove si trovano esposte anche due opere del pittore fiammingo Guglielmo Borremans (GUGLIELMO BORREMANS – ANVERSA BELGIO 1675 – PA 1744).
Con quest’opera (olio su tela cm 120×80), realizzata nel 2024, Digrandi ha partecipato alla prima rassegna della mostra d’arte sacra contemporanea dal titolo “I sogni di San Giuseppe”, che si è tenuta a Caltanissetta, presso la Galleria Civica di Palazzo Moncada.
Si tratta di un dipinto dove gli elementi di primo impatto sono il sorriso e la gioia, e dove i colori, le forme, le figure e le rondini sembrano connettere al divino. San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, campeggia sulla scena, quasi a sottolineare l’intenzione dell’artista a simboleggiare la sua vocazione divina e il suo ruolo di protettore della Sacra Famiglia.
Nel quadro di Digrandi il sogno di Giuseppe dà una sensazione di pace, esprime sentimenti di consapevolezza di una ricerca profonda del senso di una missione divina a cui è chiamato; la colomba che sorvola sulla famiglia sembra richiamare l’episodio dei vangeli allorquando, in occasione del battesimo di Gesù e l’inizio della sua missione pubblica, “lo Spirito Santo scese sopra di lui in forma corporea come di colomba”.
Ecco alcuni commenti sull’opera dell’artista ragusano:

“Gioia, speranza ed esultanza nei visi del Bambino Gesù e Maria che guardano in alto, nella stessa direzione.
Consapevolezza del presente e condivisa contentezza nel sorriso di Giuseppe, il cui sguardo è diretto in avanti, ad un orizzonte che vede e per il quale sa di non poter abbandonarsi completamente ad un futuro sereno.
Fiducioso l’Angelo che rivolge lo sguardo a qualcosa che non è solamente terrena, ma va oltre e molto più lontano. La colomba aleggia a simbolo di una pace che nell’aria c’è e il volo, più alto, delle rondini è indice di un cielo “libero” e sereno. Anche i colori infondono positività. Solo il muro, svia dal metafisico, dall’estasi, dal surreale, induce al presente, al materiale, al terreno e riporta il pensiero alla realtà”. (Mirella Liotta, Insegnante)

“Il dipinto campeggia tra i tanti di ottima fattura per la luminosità che si espande dappertutto. Si tratta degli ordini dati a Giuseppe dall’angelo nel terzo sogno: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele» e nel quarto. Morto Erode, che voleva uccidere Gesù, gli subentra Archelao, sostenitore della politica paterna. È allora che l’angelo gli appare di nuovo in sogno, dicendogli di andare in Galilea, dove Giuseppe va e si stabilisce a Nazareth.
La luminosità, i colori, sono la caratteristica distintiva di Digrandi pittore. Il dipinto lo dimostra bene, dando voce alla buona novella, abbastanza recepita dalla famigliola, felice a sentirla. Ed ecco la luce, che i colori vivi emanano, prorompere nei volti esultanti.
L’angelo con il giallo oro delle ali che, dilatate fino a coprire ogni cosa, si vestono di bianco, è indice di purezza; il verde, la speranza che si consolida per diventare realtà; la ben congegnata miscela di colori che ritrae gioiosi Gesù, Giuseppe e Maria, tutti nell’insieme traducono il divino proprio di questa sacra famiglia, gloria dei secoli e dell’Eterno, guida sicura dell’umanità. Ma c’è dell’altro. Michele Digrandi, ritraendo la Sacra famiglia che emana gioia serena da tutti i pori, ci ricorda la sacralità propria della famiglia tradizionale, oggigiorno spesso abusata, bistrattata e quasi del tutto scomparsa”. (Prof. Salvatore Vecchio, Direttore rivista Spiragli)

“I sogni, nell’accezione di buona parte delle Scuole di pensiero di settore, sembrano collocarsi un pò in bilico tra passato e futuro, fra le tracce delle esperienze della vita e la proiezione dei desideri (non di rado dei timori!) verso un domani che non si conosce ancora.
L’opera di Michele Digrandi, pur non discostandosi nelle sue linee generali da tali significati, presenta una sua originalità rappresentativa, laddove a essere rappresentata è l’immaginazione di un sogno ‘storicizzato’, operazione sicuramente non facile.
La lettura ‘immediata’ della raffigurazione del sogno narrato dall’Artista suggerisce riferimenti collocabili su due diversi piani interpretativi, nei quali l’accostamento sfondo/figura risulta rilevante, perché entrambi gestalticamente significativi ai fini di quel che si vuole narrare; cioè:
Il piano religioso, suggestivamente evangelico, la cui ricchezza di simboli appare come sfondo quasi obbligato dal contesto nel quale si colloca l’oggetto della raffigurazione (la colomba foriera di pace, le rondini segno di ritorno alla vita, l’angelo protettivo e rassicurante…).
II piano ‘umanizzato’, costituito dal gruppo familiare, figura centrale della rappresentazione, la cui espressione di gioiosa manifestazione trasmette la consapevolezza della raggiunta piena serenità, pur se un velo di mestizia sembra appannare lo sguardo di Giuseppe, ragionevolmente timoroso di un futuro incerto tutto da scrivere”. (Prof.ssa Giuseppina Pavone)

“Osservando questa opera meravigliosa, la prima sensazione che provo è quella della gioia.
Gioia di vivere, gioia di avere una famiglia, gioia di esistere con l’essenziale dato dalla natura.
Molto bella l’ambientazione nella nostra campagna con i caratteristici muri a secco, simbolo di tradizione e dedizione al lavoro.
Poi provo una grande sensazione di serenità e di armonia espressa dai colori pieni di luce. Noto ancora dei simboli che rafforzano queste sensazioni: i volti ridenti, la colomba, le rondini che stanno arrivando per partecipare alla nuova vita e, in generale, alla vita che rinasce sempre, trasmettendo un grande messaggio di speranza. E infine, un angelo custode che con le sue grandi ali protegge. Angelo che si affaccia discreto, senza imporsi, su tanta bellezza e che mostra un’espressione compiaciuta.
È evidente che i personaggi rappresentano la Madonna, San Giuseppe e il bambino Gesù, hanno infatti l’aureola, tuttavia emerge un grande senso di universalità, dove si possono ritrovare tutti coloro che vivono nell’amore”. (Prof.ssa Paola Stella)

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