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Le dimissioni del parroco di Giarratana. Riceviamo

Tempo di lettura: 2 minuti

Egregio Giornale,
è con un profondo senso di tristezza e avvilimento che scrivo queste righe, a nome di tutti coloro che, ancora una volta, si trovano a
piangere una guida, un pastore, un fratello. Sì, perché Padre Francesco Mallemi ci lascia. Se ne va per una scelta dolorosa ma forse
inevitabile, che lo porta lontano dalla nostra comunità, da questo luogo che aveva scelto di servire con dedizione e amore, giorno dopo
giorno e che oggi, perdendo lui, perde il valore inestimabile di un Sacerdote che era diventato il punto di riferimento di tutti noi fedeli, instancabile, sempre presente, sempre attento e disponibile, sempre sorridente, sempre pronto ad amare tutti in ogni momento.
Non so come spiegare lo smarrimento che ha invaso i nostri cuori. Ogni fedele di Giarratana sente questa partenza come una ferita, una
lacerazione. Per l’ennesima volta, ci troviamo privati della possibilità di avere una guida spirituale, di vivere appieno la nostra fede, di trovarci insieme a un Sacerdote che possa accompagnarci, consolarci, celebrando con noi i momenti belli e quelli difficili che scandiscono le nostre vite. Sapere poi che i nostri figli, i nostri bambini, sono i più colpiti da questa mancanza, rende questa separazione ancora più amara. Li vediamo piangere, sentiamo le loro domande, il loro disorientamento. Ogni volta diventa più difficile trovare le parole per rispondere ai loro sguardi delusi. E allora ci domandiamo: perché? Perché, a ogni Festa, la stessa storia si ripete? Perché il diritto alla nostra spiritualità deve sempre scontrarsi con priorità che, ammettiamolo, nulla hanno a che vedere con la fede e il raccoglimento? Ogni anno ci ritroviamo in una situazione che ci costringe a scegliere tra l’intensità di una festa religiosa e l’eccesso di un evento che si trasforma in qualcosa di lontano dal vero significato di ciò che vogliamo celebrare. Forse è arrivato il momento di riflettere seriamente. Forse è il momento di trovare un equilibrio, di mettere al centro ciò che conta davvero: la Fede e la possibilità di viverla appieno, ogni giorno dell’anno, senza interruzioni, senza essere costretti a vedere, per l’ennesima volta, un Sacerdote andare via. Chiediamoci se non sia giusto, finalmente, tornare a una celebrazione più autentica e intima, fatta di preghiere, canti e comunione spirituale. Lasciamo le feste, quelle rumorose, fatte solo di luci e spettacoli, a spazi più adatti, ai teatri, agli stadi e smettiamo di sacrificare così tanto in nome di presunte tradizioni che, in realtà, non sono mai state queste. Questo non è solo un appello: è una supplica. Non lasciamo che la nostra comunità si impoverisca ancora, che i nostri bambini crescano senza una guida stabile, che le famiglie di Giarratana continuino a cercare disperatamente una continuità spirituale che, di questo passo, rischiamo di non trovare mai. Padre Francesco se ne va e la Comunità Giarratanese perde tanto, troppo. Ma che almeno il suo sacrificio non sia vano. Che ci sia concessa, una volta per tutte, la possibilità di credere, di sperare e di ritrovarci come comunità vera, forte e unita.
Con tristezza e speranza, un fedele Giarratanese”

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11 commenti su “Le dimissioni del parroco di Giarratana. Riceviamo”

  1. Con questa sua lettura lucida e sincera si evince un quadro più caro di tale situazione creatasi nel vostro comune e Comunità..
    Mi spiace…abbiamo fede e da parte mia vicinanza al Parroco…
    Un Modicano…

  2. Cattolico Ortodosso

    Mah !! Molto in generale verrebbe da dire , citando il vangelo e da “cattolico ortodosso ” : ” Chi si mette all ‘aratro e poi si volta indietro non è adatto per il regno di Dio ” .Ma poi la voce della coscienza ci sussurra: ” Ma chi siamo noi per giudicare una persona che non conosciamo, una persona a cui probabilmente non siamo degni di allacciare i sandali , una persona che si è messa invece all ‘ aratro animata dall ‘amore verso il SIgnore Gesù?? Certo ci resta un senso di amarezza , leggendo e apprendendo dal giornale online , avremmo voluto non leggere mai che un pastore di anime e discepolo del Signore si fosse arreso per stanchezza alla grande “forza ” di contrasti di vedute e lotte interne fra fazioni di parrocchiani , dove probabilmente la tradizione ha potuto più del vangelo. Mi viene in mente San Paolo e una spina che lo logorava , ma di cui non veniva liberato nonostante le richieste : ” ..ti basta la mia grazia ” . La sequela è dura ma occorre forza ! Grande comprensione per il fratello discepolo coerente del Signore e che Dio lo illumini .Colui che si oppone e si pone in mezzo e anche colui che divide , i fedeli devono inchinarsi al vangelo e non fomentare fazioni , devono essere corretti .

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  3. Carissimo Don Francesco, hai avuto tanta pazienza, tantissima, ma ce ne voleva di più con toni un po’ più diplomatici. Ho letto una parte del nuovo regolamento per le celebrazioni delle feste (il motivo che ha portato poi alle dimissioni) e i toni erano da imposizione, c’era una dose eccessiva di nero sul bianco. E’ evidente che una parte della comunità di Giarratana è in regressione, confonde la tradizione con la cattiva abitudine, ancora sottolineano con forza “Patrono principale” “patrona principale” “il patrono è solo il 24 agosto” ecc, e sono i giovani a gridarlo, roba di altri tempi. Il cammino intrapreso da Te don Francesco è giusto, una visione nuova della comunità religiosa, ma alla fine ha prevalso il nervosismo.

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  4. Cattolico radicale

    Come diceva un eccelso commentatore , la realtà è multilaterale, sfaccettata , c’è mescolamento di fattori e concause . Ahimè a volte è necessario separare il folklore , materia di studio della antropologia culturale, con funzioni idenditarie e collettive , egotiche e autoreferenziali , dalla religione oggetto della fede e via di salvezza ; separare senza esitazioni , recidere in modo netto e deciso gli orpelli immanentistici e idenditari e sociali dalla fede , che è nel vangelo servizio , missione , donazione, rinuncia .

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  5. Cattolico Ortodosso

    Il fedele , da buon cristiano in via di conversione , deve obbedire al suo “pastore” , con umiltà. Sempre che l ‘invito o esortazione o delibera non sia contraria al vangelo. Bisogna distinguere tradizione popolare religiosa dal vangelo e farla coincidere perfettamente con il vangelo.

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  6. Cattolico radicale

    Bisogna informare niente di meno che il Papa , perché ci illumini e ci indirizzi sulla questione. È doveroso farlo ! È un nodo molto importante quello che evidenzia la questione : ossia del rapporto tra feste e fede . Ma induce una riflessione sul tema della vocazione e missione e del rapporto tra i fedeli laici e il loro pastore. Occorre una missiva al papa da parte di chi di dovere ossia il vescovo, credo sia una questione importantissima da analizzare da parte di tutta la chiesa universale .

  7. Tutti bravi e buoni a giudicare. Ma da osservatori esterni sappiamo forse come sta realmente Padre Francesco? E’ un dato di fatto che in paese ultimamente l’allergia alle regole del vivere civile si è diffusa a macchia d’olio, l’anarchia la fa da padrona, vince chi fa la voce o la spara piu’ grossa, e guai a chi intralcia il progetto della commissione di turno. E siccome non siamo secondi a nessuno, siamo ossequiosi con i forti, e forti con i deboli, perche’ bontà, disponibilita’ ed ascolto gratuito sono segni di debolezza e fragilita’.
    Padre Francesco ha risposto alla prepotenza e all’affronto personale, facendo un passo indietro, rimettendosi al consiglio del Vescovo.
    Il rammarico più grande è che in tutto questo chi perde è la comunità, quella che non frequenta la casa di Dio una volta l’anno, non perde nulla chi ha inteso la celebrazione delle feste patronali come la dimostrazione di pagano fanatismo pseudo religioso, e perché no, di voglia di protagonismo.

  8. La realtà è sfaccettata , multilaterale, polivalente, la mente umana pur nella sua grandezza non riesce a navigare il mare 🌊, , anche con la realtà apparente si mostra barchetta e smarrisce la via . Certo come dice il nikman sopra è facile giudicare, divertirsi quasi a dare giudizi con ironia tra il tragico e il comico da parte di teologi improvvisati e cattolici ortodossi , ma neanche questi possiamo giudicare , forse pecorelle smarrite o eremiti in via di perdizione eretica , che scagliano strali abilmente velati da sottile ironia , contro i cattolici veri e praticanti dei salieri vuoti o pieni , ma uomini anche loro che Dio giudicherà per ogni parola vuota o piena , salata o insipida . Medico cura te stesso vorrei dire a questi sedicenti cattolici tradizionali. Chissà se non sono scappati dai salieri parrocchiali , per l ‘aleggiare della fiera delle glorie personali e delle vanità che vi hanno visto e ravvisato , per essersi imbattuti in un cristianesimo cosmetico e di facciata e non di sostanza evangelica , per aver preso sul serio quel rinnega te stesso e prendi la tua croce e seguimi che loro stessi non sono riusciti ad applicare alla loro vita . Non possiamo dunque biasimarli se non scorgono fede e devozione , in certe celebrazioni o chiassose manifestazioni, ma solo compiacimento identitario e autocelebrativo. Magari giudicano gli altri ma loro non riescono a spostare con un dito il sasso di quel rinnega te stesso , du quel consumarsi giornalmente e spendersi senza riserve nella missione , magari vogliono conservare qualcosa di sé nel dispiegarsi oblativo e senza riserve del cristiano e vedono la pagliuzza negli altri senza vedere il masso dell ‘io in loro , che non riesce a dare la vita per ritrovarla e non si rendono conto dell ‘ osmosi o delle infiltrazioni della mentalità immanentista e materialista in loro .

  9. Demostene, sintetizzi ciò che scrive.
    Lungo e noioso discorso che nessuno legge, ma ha un senso.
    Per mangiare fa tutte queste elucubrazioni e sfaccettature? 🤣🤪

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  10. Mi perdoni Giulio , non era per lei il commento , ma per quelli che l ‘hanno capito, non solo i tre lettori che hanno messo mi gusta , in ogni modo grazie per la sua recensione ” universale ” , ne terrò conto nel prossimo commento.

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