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Adam Smulevich, “Viaggio a Gerusalemme”…di Giannino Ruzza

La Città Santa raccontata e disegnata dal 1835 al 2024, correda da illustrazioni del tempo e incisioni
Tempo di lettura: 2 minuti

foto: Giannino Ruzza

Pesando molto le parole l’editore Giovanni Santarossa ha introdotto l’incontro con l’autore all’Auditorium di Pordenone nelle battute finali di Pordenonelegge. Ha iniziato riportando due date: “la seconda la conoscete già, la prima è il 2 novembre 1590. Quella mattina gli asolani (Asolo è uno dei borghi più belli d’Italia) si alzano, si vestono e scendono in piazza al grido: ammazzali, ammazzali, entrano nella comunità ebraica formata da 30 persone e al grido ammazzali, ammazzali ne uccidono 15, compresi 4 bambini. Non per motivi religiosi, ma per motivi economici. Il motivo sono i banchi dei pegni, presenti all’epoca in tutta l’Europa. Qualcuno poteva pensare che la causa fosse stata che gli ebrei dessero in prestito del denaro applicando tassi da usurai. Non è vero! Agli asolani gli ebrei chiedevano il 5 per cento di interessi sul denaro prestato,  esattamente quello che applicano oggi le nostre banche se andiamo a chiedere un prestito. E perché allora – dice l’editore – non ammazziamo le banche con lo stesso principio? I cronisti dell’epoca raccontano che almeno 4-5 debitori, non intendono pagare il debito. Quindi la soluzione migliore, ammazzali, ammazzali e il debito non sarà più pagato. Questa del 1590 è una data, di altre decine di migliaia, che hanno effetto in tutta Europa, Italia compresa. Il 7 ottobre 2023, lo stesso grido, ammazzali, ammazzali, qui oltre a motivi religiosi vi sono anche quelli economici che si traduce nella conquista della terra o farsi restituire la terra.

Segue l’intervento di Adam Smulevich, che vive a Firenze ma ha casa anche a Gerusalemme che finalmente ha potuto raccontarci della sua opera-reportage. “Il taglio che ho dato al mio libro è rivolto alla speranza. Posso dire che qualcosa di importante dal basso si muove, c’è molto associazionismo e la convivenza  seppur faticosa sta andando avanti in una comunità diversificata. Ogni volta che vado a Gerusalemme, mi emoziono. Sono un ebreo della Diaspora, ma mi è chiaro che questo legame, indissolubile, sarà per sempre. Fatta questa precisazione , mi riconosco uno spirito critico e una capacità d’ascolto anche guardando alla Gerusalemme degli “altri”. Non c’è un solo cittadino di Gerusalemme che non abbia da dire la sua su questo luogo unico, magico, ricordando i grandi personaggi che qui hanno vissuto, predicato, e che qui sono morti spesso non di vecchiaia. Quattro chilometri e mezzo il perimetro delle mura di Gerusalemme, misurano la sontuosa eredità di pietra intervallata da 8 porte ciascuna con una sua storia e peculiarità. Solo sette in realtà sono accessibili. La porta d’Oro posta sul lato meridionale, fu murata per timore dell’avvento del Messia, che un giorno, si dice, sopraggiungerà con la sua persona e con il suo messaggio al mondo”.

Smulevich descrive il quartiere degli italkim, Italiani di Israele,  in cui si trova la più bella sinagoga di Gerusalemme, ornata dagli arredi settecenteschi dell’ex sinagoga di Conegliano (TV) in disuso dal secolo scorso, e qui trasferita e ricomposta nel 1951. Ha fatto cenno al museo intitolato al dirigente sionista Umberto Nahon, artefice della traslazione “Aron” gli armadi sacri della Torah in Israele. “Servirebbe un libro – scrive l’autore – per ripercorrere la storia degli italkim passati e presenti in questa terra”, soffermandosi poi sull’incontro con un altro fiorentino Roberto (Rouven) Cohen che ha completato la traduzione in ebraico della Divina Commedia. Di Roberto si ricorda l’eroico gesto compiuto dalle suore del convento Santa Marta nella frazione di  Settignano che lo tennero al riparo dalle razzie nazifasciste. Riferisce anche del moderno e bellissimo quartiere ebraico, e delle 27 sinagoghe esistenti nella primavera del ’48 di cui 22 furono distrutte assieme alle case dei suoi abitanti , dopo la loro cacciata ad opera dei giordani. Si cita il cardo, in cui si sedettero nella galleria dell’artista Udi Merioz, Golda Meir, ma anche Oriana Fallaci, alla quale Udi fece scrivere: Anche se non si è d’accordo con lei, non si può fare a meno di rispettarla, anzi volerle bene”.  Il racconto si sofferma anche sugli spazi occupati nel Santo Sepolcro: armeni, siriaci, latini cattolici, greci ortodossi, copti ed etiopi in cui la convivenza è da sempre un optional, tocca o sposta qualcosa e finisce in gazzarra, che il più delle volte richiede l’intervento della polizia per sedare gli animi. In conclusione si tratta di un libro-reportage in cui l’autore racconta esattamente quello che ha visto, vissuto e sentito in tempi difficili, durante la sua seppur breve permanenza nella capitale spirituale del Mondo.

L’opera è divisa in quattro parti:  report sull’esperienza personale in Terra Santa di 4 autori: uno scrittore di viaggi inglese, un celebre pittore inglese, un pittore e disegnatore francese e un giornalista e saggista Adam Smulevich classe 1985 che lavora nella redazione dell’UCEI a Roma.

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3 commenti su “Adam Smulevich, “Viaggio a Gerusalemme”…di Giannino Ruzza”

  1. Riscontro un paio di inesattezze.
    Una sulla data, 1547 e non 1590.

    L’altra, sul tasso di interesse applicato.

    Quando ad Asolo aprì il Monte di Pietà, erano già presenti 4 banchi dei pegni, da ciò che riscontro nelle letture che riportano i fatti dell’epoca.
    Leggo anche che però ebbe problemi nella gestione che viene definita ‘fallimentare’, ma nulla di più, e che pertanto il prestito degli ebrei continuo ”a fiorire”.

    I Monti di Pietà furono creati dai frati francescani a scopo caritatevole, con fondi da concedere in pegno messi insieme dalle offerte dei fedeli.

    Lo scopo del Monte di pietà era proprio quello di evitare che si finisse in mano agli usurai ed aiutare i poveri.

    Da Enciclopedia Cattolica – 1952

    ”Lo scopo dei Monti di Pietà è quello di prestare denaro in cambio di un pegno, con un pagamento minimo di un tenue contributo, per coprire le spese di mantenimento di esercizio del Monte e dei suoi impiegati, per combattere l’usura e venire in aiuto delle classi meno abbienti. […]. La fondazione dei Monti di Pietà fu un’innovazione importantissima dal punto di vista sociale, sorta attorno al Quattrocento […] se ne avvantaggiarono quanti non avevano solide garanzie da offrire e sarebbero stati costretti a ricorrere agli usurai”.

    I tassi di interesse applicati erano mediamente al 4%, necessari per coprire le ‘spese di gestione’ e del personale preposto, ma non per guadagno.
    Quindi, si può dire che potesse essere applicato dal Monte di pietà di Asolo un 5% di interessi.

    Il prestito doveva essere concesso solo ai poveri dietro un pegno e per la durata di un anno.

    Se il debitore non riusciva a restituire la somma ricevuta, si vendeva l’oggetto impegnato ed eventuale guadagno extra ritornava al debitore.

    Anche per le necessità pubbliche si potevano concedere prestiti sempre allo stesso tasso, eventuali guadagni oltre le spese finivano comunque in beneficenza.

    Pertanto, se gli ebrei avessero applicato realmente un tasso del 5%, come viene riportato nell’articolo, invece del 30/35% degli usurai d’epoca ovunque in Europa, che necessità c’era di aprire un Monte di Pietà da parte dei francescani che lottavano proprio contro il fenomeno degli usurai allo stesso tasso?

    Non sarà che il signore che dichiara questo si sia sbagliato con i tassi dei monti di Pietà e lo racconta periodicamente a migliaia di persone facendo realmente credere questi fatti?

    Pertanto, appurato che non applicavano tassi del 5%, ma 30/35% come riportano le fonti storiche dell’epoca per tutta europa, quali furono le cause di quanto successo ad Asolo?

  2. Non trovo riferimenti per quell’anno, dal sito Italia Judaica dell’università di Tel Aviv, non metto in dubbio che ne siano successi altri, anche se da quel che si legge sembrerebbe che successivamente se ne fossero andati da Asolo dopo il 1548.

    Il problema molto grave però, da parte dell’editore, è divulgare un’informazione completamente assurda, paragonando i tassi da usura applicati dai banchi dei pegni in mano ad ebrei a quelli dei monti di Pietà gestiti dai francescani proprio per evitare che i poveri andassero dai primi, negando quindi una verità storica e restituendo un’immagine che danneggia la Chiesa e cancella la verità.

    Si porta avanti una narrazione falsata, non si fanno emergere le reali cause di quanto successe in Europa nello spazio di diversi secoli, e si punta sempre il dito sulla Chiesa e su accuse ridicole di antisemitismo da parte sua e dei non-ebrei europei, come fossimo stati selvaggi nel periodo più fiorente della civiltà, quando proprio la Chiesa condannava apertamente e senza mezze misure l’usura e gli ebrei la praticavano su base delle loro scritture, slegati quindi da vincoli morali, esclusivamente nei confronti dei non-ebrei e rendendo ‘legale’ il concetto di massimizzare i profitti.

    Per me, dichiarazioni del genere, sono gravissime, e sono l’esempio lampante di come la storia sia manipolata per tutte le epoche esclusivamente in chiave anticristiana.

    Ci sarebbe da chiedersi chi apporta modifiche e chi ne trae vantaggio.

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