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Pd: nuova guida urge…l’opinione di Rita Faletti

Tempo di lettura: 2 minuti

Dopo la legnata alle amministrative, il Pd troverà la sincerità e il coraggio di affrontare senza ipocrisie il tema della propria identità? Cosa vuole essere il Pd? Un partito movimentista sulla falsariga del radicalismo liberal nato negli Usa, prevalentemente concentrato sui diritti delle minoranze? Una copia in chiave nostrana della cultura woke? Il sindacato delle persone non binarie, né maschi né femmine, della sessualità fluida, del femminismo “intersezionale” contro il femminismo storico, difensore intransigente del sesso biologico? Il sindacato degli imbrattatori di monumenti e opere d’arte, delle borseggiatrici incinte? Con la Schlein, vincitrice ai gazebo, ha esultato il popolo che l’ha votata, in parte elettori del Pd, solo in parte consapevoli del salto nel buio, in parte – quanta parte? – concorrenti e rivali, con l’auspicio che la vittoria di Elly diventasse la sconfitta del Pd. E sconfitta del Pd è stata, più che di Elly Schlein, un personaggio che dà l’idea di essere stato costruito a tavolino per rappresentare lo spirito del tempo, il giacobinismo astratto di una politica senza sostanza. La sconfitta del Pd ha coinciso con la sconfitta di Bonaccini, di cui la segretaria è stata vicepresidente alla regione Emilia-Romagna con una delega specifica al “patto per il clima”, che comprendeva il contrasto al dissesto idrogeologico. Sottolineo quest’ultimo non irrilevante dettaglio perché Schlein non si è vista nelle zone devastate da alluvioni e frane, si è limitata a fare una visita nel faentino, lontano dai riflettori, come per far dimenticare quell’incarico. Dissensi con Bonaccini? E’ un’ipotesi visto il silenzio della segretaria da quando il governo cincischia sul nome del commissario per l’emergenza. Non è un segreto, del resto, che i due condividano ben poco nonostante l’atteggiamento compiacente del presidente di regione nei confronti della ex presidente e le manifestazioni di stima reciproca ad uso e consumo di chi guarda. Riformista e concreto Bonaccini, massimalista e eterea Schlein, ricalcano le due visioni inconciliabili della fusione a freddo tra l’aperturismo della Margherita e i rigurgiti del massimalismo statalista dei Ds, con recenti spifferi modernisti e à la page. Non tanto un problema per Bonaccini, votato a maggioranza dal suo partito, quanto un effetto autorevolezza per chi aveva detto “Non ci hanno sentito arrivare”, e, proclami a parte, un deficit di chiarezza sul percorso che Elly imboccherà, ora che, accortasi che una fetta dell’elettorato dem è piuttosto perplessa rispetto al corso radicale del Pd, ha messo la museruola alla maggior parte dei suoi nuovi dirigenti, non di provenienza Pd, riguardo il termovalorizzatore a Roma e la concessione di interviste: solo lei stabilisce a chi e su che cosa. A lei l’imperio di decidere e dopo aver fatto dell’antifascismo il vessillo della propria campagna elettorale, perché, come nascondercelo, la vera emergenza del Paese è la deriva autoritaria (sigh, sigh), ecco che giustifica l’aggressione di stampo fascista al ministro della Famiglia Eugenia Roccella al Salone del libro di Torino. E non sono mancati gli inciampi con caduta su un paio di nodi da sciogliere: l’invio di armi all’Ucraina e l’utilizzo di soldi del Pnrr e del Fondo di coesione per le munizioni. “No” assolutamente a entrambi, poi libertà di voto al Parlamento europeo, dove i sì sono stati la maggioranza, contro un solo no e 4 astensioni. La Elly votata in nome della radicalità, con Franceschini suo spin doctor, ritenuto profeta infallibile, non sa che pesci prendere tra un incoraggiamento “Lasciamola lavorare” e un’assicurazione “Di qui non ce ne andremo”. Intanto però, tra comparizioni e sparizioni, fa perdere le tracce di sé e del suo pensiero, lasciando interdetti i suoi fedelissimi e irritati gli altri. Chi invece dice a se stessa che rivale migliore non avrebbe potuto trovare è Giorgia Meloni, che non parla per slogan, né per sentito dire, preferisce il silenzio e lo invoca per i suoi. Dagli Usa, Federico Rampini invita a stare in guardia. La Chicago di Lori Lightfoot, la sindaca afroamericana, lesbica dichiarata militante, rivoluzionaria dirompente, ha combinato disastri: la città è diventata una delle più pericolose e violente d’America con tassi di criminalità in rialzo, il centro storico luogo di sparatorie e rapine a mano armata, così San Francisco e Washington DC. Donne sindaco afroamericane, simboli di un partito democratico molto a sinistra, che ha delegittimato le Forze dell’ordine, che nei loro programmi avevano messo ai primi posti la tolleranza senza limiti e la difesa delle minoranze, proprio da quelle minoranze sono state bocciate. Fare i portabandiera dei nuovi “valori” può essere esiziale per le comunità più deboli. Prima di prendere a modello modelli sbagliati sarebbe bene aspettare di vederne gli effetti. “Schlein perderà anche alle condominiali”, è stato il commento di Renzi.

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5 commenti su “Pd: nuova guida urge…l’opinione di Rita Faletti”

  1. Tonino Spinello

    Fa piacere sentire discorsi liberi da condizionamenti!
    Stavolta la Faletti mi è piaciuta anche nel modo in cui dice le cose.
    Sul soggetto dell’articolo, o meglio sulla cheerleader del Pd concordo quanto esposto e non è il caso di infierire su un moribondo. Se posso, anche gli altri partiti sono nelle sabbie mobili, più si muovono e più affondono. In America i democratici hanno distrutto tutto quello che c’era da distruggere e oltre San Francisco, a New York, roccaforte dei dem regna il caos sociale.
    Ma forse questo è il prezzo da pagare per essere tutti atlantisti.
    Forse è venuto il momento di riflettere un pò tutti su chi siamo oggi e chi vogliamo essere domani.

  2. Purtroppo il PD, ha dimenticato la classe operaia, ha dimenticato gli italiani, i problemi degli italiani. Per questo motivo ci siamo trovati i 5stelle a governare, oppure la Meloni adesso. Gli italiani sono sempre traditi da tutti. Secondo voi i problemi sono ius soli? Voto a 16 anni? Figli a coppie dello stesso sesso? Salire sui barconi per far sbarcare clandestini? Diritti per i delinquenti? Pensate che hanno abolito l’articolo 18, dimezzato i mesi di disoccupazione per chi perde il lavoro…..ecc ecc. Sono questi i problemi dei cittadini?!! Ma non possono gioire neanche i “presunti” vincitori, ormai non vota neanche la metà degli aventi diritto. Sono governanti di quartiere. Vinceranno quando si occuperanno degli italiani. La Schlein vada a lavorare…..Ca’ Nun ne cosa.

  3. Mi fa ricordare che alle primarie del pd, tanti hanno partecipato da dx e centrodx perché votando lei e facendola vincere sapevano che il pd sarebbe affossato in poco tempo. A ripensarci, hanno avuto ragione da vendere.

    Ora, distrutta la sinistra con le sue ideologie, rimane da affossare quel poco che rimane di questa finta destra e ripartire da dove l’Italia ha imboccato il binario sbagliato.

    La delegittimazione elettorale è molto forte, la politica trema e sa che siamo vicini ad un bivio. Solo quando si faranno gli interessi degli italiani, si potrà rinascere.

  4. Condivido il pensiero della signora Faletti,
    l’uomo del monte (Franceschini) aveva indirizzato verso la Schlein, ipotizzando una conveniente convergenza della parte più progressista del partito… ma così ancora non è stato, non resta che aspettare le Europee e vedere il reale apprezzamento della nuova segretaria.
    Ho la sensazione che gli scivoloni presi con l’armocromista e l’inseguimento di Conte, depone male per la complicata Elly, e se come purtroppo penso le cose andranno male, il PD andrà alla ricerca di altro, naturalmente nella direzione opposta. Si lasci la sinistra estrema alleata con il m5s semmai potrà farlo, cosa che dubito, a raccogliere i voti della sinistra estrema, mentre, il PD stia nella parte moderata del centro sinistra per tentare una inversione di tendenza.
    Chestè l’incertezza della politica!

  5. Caro @Vincenzo,

    La sinistra si trova di fronte a un bivio cruciale, con due possibilità in campo. La prima, forse la più sconcertante, è che abbia perso totalmente credibilità agli occhi del popolo. Se questa fosse la situazione, recuperare la fiducia non sarà un compito facile, anzi, potrebbe rivelarsi un’impresa ardua e impegnativa. La seconda ipotesi, altrettanto inquietante, è che la sinistra non abbia colto appieno il nuovo contesto sociale in cui siamo immersi, risultando così incapace di intercettare una fetta di popolazione che un tempo la sosteneva con fervore.

    È proprio in quest’ottica che alcune formazioni politiche di destra si sono affacciate come possibili risposte o, quantomeno, come alternative per coloro che si sentono trascurati dalla sinistra. Non sorprende, dunque, che un elettorato, storicamente legato alla sinistra, abbia rivolto il proprio sguardo verso questa nuova direzione politica. Tuttavia, non possiamo escludere la possibilità che tale elettorato possa riconsiderare la sinistra come valida opzione, qualora essa riesca a presentare alternative più attinenti ai loro ideali.

    Ciò detto, il problema principale per i partiti di sinistra non risiede soltanto nel calo dei voti che si sono spostati verso la destra. Piuttosto, è il calo dei voti che si sono dispersi nell’oceano dell’astensionismo ad allarmare davvero. Sono questi i voti che le forze di sinistra, inclusa l’Italia, devono perseguire con tenacia, perché rappresentano un patrimonio perduto che richiede una riconquista coraggiosa.

    La sfida che attende la sinistra è dunque duplice: ristabilire la fiducia perduta e, simultaneamente, attrarre gli elettori che si sono allontanati, spinti da un senso di insoddisfazione e disillusione. Solo così sarà possibile invertire la tendenza attuale e riportare la sinistra in un ruolo centrale nel panorama politico, con un approccio che risuoni con gli ideali e le aspirazioni della nostra società in evoluzione.

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