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Il ritorno del Re… di Ruben Ricca

Tempo di lettura: 2 minuti

Credo che sia stato nel 2020, è apparsa una nota su un piccolo giornale online dove  manifestavo il mio disaccordo con la visione del “Modello della Cultura” del signor Sindaco di Ragusa. Ora, nel corso degli anni, si vede ancora meglio. Ora, seguendo il “Modello della Cultura”, è anche un Modello la gestione dei servizi, è un Modello della quantità di iniziative, è un modello il modo in cui comunica con i cittadini dicendo che tutto quello che fanno è meraviglioso, spettacolare, giusto, misurato. È un modello, bah!
In Shakespeare si guarda chiaro. Il castello, la città (i plebei) e la campagna. Un’altra particolarità è che se le cose vanno bene è merito loro e se le cose vanno male è colpa di altri. Anche questo è il modello. Ad esempio: un dipinto è autentico se lo dicono loro (compresi i baroni) e se altri dicono che il quadro è falso, è che gli altri vogliono danneggiarli! Questo è anche il modello? Certo che sì! Inoltre l’ultima parola è mia, ha detto il Re. Il modello ha molte applicazioni “Fai come me, non entrare in politica”; diceva Franco. Questo ti permette di arrivare al potere con persone di estrema destra per poi mandarle fuori e tentare una trasformazione beatifica in alleanze molto incerte,
anche se Wikipedia dice che la città è governata da persone “indipendenti di destra”. È quello che ha la Prossimità, ti porta ovunque. Non puoi andare da un posto a l’altro scappando da te stesso, diceva Hemingway. Il Modello prevede la privatizzazione dello Spazio Pubblico. La riorganizzazione dello spazio. Pensa, lettore, è ancora gratuito e indolore. Perché annegare un Centro Culturale e aprirne un altro? Per capriccio? Per Ego? Perché il Modello riordina lo spazio. Pretendere di coprire un ponte! È uccidere l'estetica visiva originaria della città (povero Le Febre!) E il museo? Cosa facciamo con il museo? Eterne discussioni su un museo dove non andrà nessuno. Non sarebbe più intelligente generare pubblico o attrarre turisti? Ah! Il Piano Strategico di Turismo, un altro morto nel Cimitero delle Cose Dimenticate. Quello che non si dimentica è il Castello, come in Kafka, il Castello è l'inizio e la fine. Per questo, quando una
compagnia voleva presentare uno spettacolo al Castello, si pagavano le sedie per il pubblico. Sì, anche se sembra incredibile, le sedie erano a pagamento! Come tributo nel Medioevo. Anche il suolo pubblico. Sì, sì, il pubblico è a pagamento. Capisci lettore?
Questo è il Modello di Cultura. Non è un messaggio tossico credere che tutto ciò che fanno è magnifico? è una dissonanza cognitiva e non riguarda la comunicazione politica, ma la psicologia. Specchio, specchietto, dimmi che sono il migliore. Una, dieci, mille, centomila volte (come diceva Goebels) alla fine si finisce per crederci. Per questo è importante “Il Racconto” passano tutto il giorno scrivendo. Tàcate, tàcate, tácate.
Tutto il giorno martellando, tàcate, tàcate, tàcate. Non sarà molto? Dico io. Non sarà esagerato? Non finirà per annoiare e intossicare i plebei? Si sa già che il popolo è molto volubile. Oggi vogliono il re e domani gli tagliano la testa. Bisognerà insistere sul fatto che questa non è una critica personale ma una critica culturale, a rischio di non essere capito. E ora le buone notizie. È possibile che tutto questo finisca presto, baronie incluse, forse in pochi mesi, e si potrà restituire la città a chi appartiene, alla gente. In Tibet si dice che un uomo giusto cammina con l’Ego dietro, mai davanti a lui. Nullius in verba. Ab imo pectore.

Ruben Ricca (autore e regista)

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