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Humanitas…Marketing e uso dei social: dove si va?

Tempo di lettura: 2 minuti

 
Recentemente in un report interno di Google è emerso un dato nuovo e non indifferente quando si tratta di social e marketing. Dal rapporto risulta chiaramente come gli utenti tra i 18 e i 24 anni, che vivono negli Stati Uniti, tendono a preferire piattaforme social come TikTok e Instagram per effettuare le proprie ricerche, piuttosto che usare il canonico sistema Google o Maps. In particolare, questo fenomeno riguarda principalmente le ricerche legate alla ristorazione, alle vacanze, all’abbigliamento o più in generale al settore dei servizi. 
Non solo, in questo documento viene mostrato come la Gen-Z utilizzi metodi di ricerca completamente differenti: piuttosto che usare parole chiave si lascia ispirare dalle sezioni “Esplora”, “Scopri”, “Per te”, cioè da quanto gli algoritmi calcolano in base alle loro preferenze.
Questo dato spinge un po’ tutti a fare delle riflessioni, in quanto pone di fronte a un bivio: da un lato una strada che introduce un cambiamento epocale, dall’altro una strada in cui continuare il sentiero già tracciato fermandosi solo ad osservare il trend del momento.
Senza dubbio, si tratta di un cambiamento che sta avvenendo in modo repentino, anche se ancora in Italia sembra andare a rilento. Questo in ragione del fatto che i trend e le mode possono essere momentanei e solo raramente definitivi tale per cui riescono ad avere in questo settore un peso non indifferente. 
Occorrerà dunque correre ai ripari? A questa domanda si può rispondere solo affermativamente perché chi vuole essere presente nel mercato digitale deve fare i conti con dei competitors sempre maggiori.
Dunque, il mondo digital e il web pongono tutti coloro che vendono servizi sempre di fronte a nuove sfide. A tal proposito, cresce il numero di persone che analizzano questo mondo, che ne studiano il cambiamento e l’evoluzione repentina oltre ormai all’esistenza di un’ampia letteratura accademica riguardo a tal fenomeno. Si tratta di gente che si forma professionalmente, ma che molte aziende non reputano tale pur richiedendone la presenza nei loro organici.
Pertanto, il report oltre a farci riflettere su quale direzione prendono le generazioni nelle ricerche web, induce a riflettere sul mondo del lavoro, cioè su quanto le aziende sono disposte a farsi aiutare da gente competente. Molte volte sembra che tutto sia un gioco, molti pensano che la comunicazione social e il marketing si risolva nella produzione di qualche post, reel, carosello o video. 
Tuttavia, nonostante il mondo dei social sia un continuo pullulare di  agenzie, di corsi per social media manager o digital strategist, l’unico danno è che non è tutto oro quello che luccica, perché alla resa dei conti le utenze si dividono in due categorie: i visionari che si affidano in tutto e per tutto a un’agenzia e investono in queste forme di digital marketing su cui fondano la loro carriera lavorativa o coloro che non sono disposti ad investire il giusto denaro per il tempo speso in queste nuove forme di lavoro. Qualcuno si chiederà perché? Semplice, perché si pensa che per realizzare una strategia comunicativa con i social non si ha bisogno di molto tempo ma basta essere bravi con il pc o avere un pizzico di fantasia dimenticandosi che per avere fantasia e dimestichezza con il pc occorre tempo, dedizione, pazienza, investimenti, studio e tanta flessibilità. Quando si sarà capito questo si avrà, probabilmente, più chiara l’idea dove andrà a finire il marketing e l’uso dei social. 
Infine, ad oggi l’atteggiamento che va per la maggiore è quello seguire dei trend virali come pecorelle smarrite per poi passare al successivo non appena l’onda della condivisione è passata. Tuttavia, resta la fiducia che tra la massa di utenze social, si distingue ancora qualcuno che sa che forse conviene andare dietro al pastore il quale è colui che è formato e sa dove andare, seppur questo però non può essere sottopagato.

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