CAMBIAMO? Di Piergiorgio Ricca

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Ogni italiano “adulto” ricorda cosa stesse facendo in quel caldo sabato di 30 anni fa; chi lavorava, chi era già in riva al mare, chi si godeva un po’ d’aria fresca in campagna. Tutti, però, appena seppero di “quel fattaccio”, per utilizzare le parole del Maestro Giorgio Faletti, ebbero una brutta sensazione, un senso di vuoto, quasi di sconfitta. Alle 17:58, del 23 maggio 1992, le lancette dell’orologio di Francesca Morvillo, magistrato, si fermarono. L’attentato al Giudice Giovanni Falcone, è una delle pagine più buie della nostra storia.
L’Italia è attonita, la politica confusa, la magistratura distrutta; ma qualcuno, quel maledetto pomeriggio, ha avuto il coraggio di festeggiare, stappando una costosa bottiglia di “Dom Pérignon”; la mafia festeggia la sconfitta dello Stato.
Cosa Nostra aveva subito un durissimo colpo con il Maxiprocesso già in primo grado ed il 30 gennaio 1992 la Cassazione conferma l’esistenza di un’organizzazione verticisticamente organizzata di tipo criminale, infliggendo numerose condanne per un totale di 2665 anni di carcere. Il Maxiprocesso, voluto fortemente dal Pool Antimafia, proclamò l’esistenza di Cosa Nostra. Lo Stato stava reagendo a questa “cappa” che non lasciava respirare i cittadini onesti; purtroppo, però, la risposta criminale non tardò ad arrivare e si concretizzò con le bombe di Capaci e Via D’Amelio.
Tale veloce sguardo al passato, credo sia necessario per una disamina del presente, per farci sorgere delle domande sull’attuale situazione italiana e sull’effettivo cambiamento in questi 3 decenni che ci separano dai feroci attentati ai Giudici Falcone e Borsellino ed alle loro scorte. Oggi, il contesto italiano è apparentemente molto più calmo e tranquillo rispetto ai sanguinari anni 80/90, ma non si è ancora arrivati ad una sconfitta totale delle mafie e ciò deve farci riflettere. Dove è finita tutta quella voglia di cambiamento vista ai funerali del Giudice Falcone e del Giudice Borsellino? Perché ci siamo lasciati trascinare dalla corrente clientelare che in questi anni ha travolto la nostra Bella Penisola in totale contrasto con i principi dei nostri eroi contemporanei?
A tali domande, però, non siamo ancora riusciti a risponderci, o per lo meno, io non sono stato in grado di farlo. Sia le parole che i fatti non sono stati e non sono all’altezza di darci aiuto ad oltrepassare i dubbi e le perplessità poc’anzi ricordate.
Trent’anni non sono affatto pochi e nonostante il mondo sembri essere cambiato, in realtà, forse, è rimasto tutto immutato e lo si può percepire dalla poca voglia di conoscere la totale verità su quelle stragi. I depistaggi che negli anni si sono susseguiti, ci fanno percepire come non siamo ancora pronti a conoscere l’autenticità dei fatti e quindi a cambiare mentalità.
Voglio chiudere con una famosa frase del Giudice Falcone, che credo si adatti agli interrogativi posti prima: “che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare”.

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