Guardia di Finanza. Chiuse indagini su Operazione “Dark Money”

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In due anni avevano trasferito illecitamente otto milioni di euro in Tunisia attraverso l’attivazione di  carte di credito prepagate agendo su  piattaforme informatiche per disperdere così la tracciabilità dei flussi finanziari. I militari del comando provinciale della guardia di finanza di Ragusa hanno notificato un avviso di conclusione indagini nei confronti di 10 cittadini extra-comunitari, accusati di associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo di intermediazione finanziaria, servizi di pagamento, rimessa di denaro ed utilizzo fraudolento di carte di credito. In due anni sono riusciti a trasferire illecitamente 8 milioni di euro.

Le indagini sono iniziate nel 2017 e attraverso una specifica analisi operata dall’Unità di Informazione Finanziaria di Banca di Italia su un cospicuo numero di segnalazioni per operazioni sospette pervenute e raggruppate per omogeneità di anomalia, e che sono state oggetto di ulteriore approfondimento da parte del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma. Circa 200 i soggetti titolari di carte prepagate sulle quali operavano 1.300 persone, con 4.500 operazioni molto più che sospette, rilevate ma effettuate in diverse città italiane prevalentemente di confine. Il sistema utilizzato dagli indagati, tutti tunisini, era quello di trasferire ingenti somme di denaro con operazioni sotto soglia per evitare i controlli imposti dal sistema antiriciclaggio.

Gli indagati, inoltre avevano pianificato e messo in atto vari reati in materia bancaria e creditizia, avendo dato luogo alla sistematica offerta al pubblico di servizi di intermediazione finanziaria – specie presso la comunità di connazionali tunisini insediata nell’area  del Ragusano tra Acate, Vittoria, Scicli e Santa Croce Camerina, dove la comunità tunisina è molto presente.

L’organizzazione si occupava della raccolta di denaro e cambio di valuta. L’attività, come spiegano i finanzieri, “sono consistite nel cambio tra le somme in euro vendute dal remitter al collettore ed il controvalore in dinari stabilito dai capi della associazione mediante deduzione dell’aggio calcolato sulla base della variazione dei tassi di cambio e della programmata rivendita della valuta in euro”.

L’organizzazione è poi accusata di utilizzo indebito di carte prepagate intestate a terzi: canalizzavano la valuta in euro attraverso la sistematica ricarica di numerose carte prepagate (intestate a soggetti terzi, e, quindi, indebitamente utilizzate) che veniva effettuata mediante il calcolato frazionamento dei versamenti in contanti, mantenuti, in tal modo, al di sotto delle soglie antiriciclaggio previgenti. Altro passaggio era poi il trasferimento all’estero delle rimesse di denaro recapitate in Tunisia, in moneta locale, in favore dei beneficiari indicati dallo stesso remitter, attività qualificabile come servizio di pagamento. Sono accusati anche di concessione di finanziamenti consistente nella erogazione di crediti a titolo oneroso e gratuito con l’aggravante di aver commesso i fatti avvalendosi del contributo di un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato – l’incoerenza tra volumi finanziari scambiati, come detto per diverse centinaia di migliaia di euro, ed il profilo economico dei soggetti interessati.

Sono emersi, poi, legami, anche familiari, tra i soggetti coinvolti. Gli indagati, in pratica, avevano ideato e costituito un sistema finanziario e creditizio parallelo rispetto a quello legale, in grado di gestire e trasferire all’estero una ingente provvista di denaro, non consentendo la necessaria tracciabilità per stabilirne la reale natura, nonché origine e destinazione effettive. EP MEDIA

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