Green pass: legittimo o illegittimo?…di Piergiorgio Ricca

Tempo di lettura: 2 minuti

La Pandemia ha portato ad una serie di interrogativi, più o meno leciti, a cui tutti ci stiamo accostando.

Innanzitutto il vero e proprio “dubbio amletico”: con il Green Pass ci stiamo avviando verso un obbligo indiretto di vaccinazione?

La risposta a questa domanda non è scontata e coinvolge tanto le posizioni dei ProVax quanto quelle dei NoVax.

Partiamo dal fatto che, attualmente, vaccinarsi è un dovere etico e non un obbligo giuridico. Per i ProVax la vaccinazione protegge l’interesse della collettività alla salute e rappresenterebbe un bene comune a cui nessuno può sottrarsi, né dal punto di vista etico né dal punto di vista giuridico. Questi sottolineano come l’articolo 16 della Costituzione disponga che “ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. I motivi di sanità, giustificherebbero la limitazione delle libertà di circolazione e soggiorno e renderebbero il vaccino legittimo dal punto di vista costituzionale, in quanto la pandemia rappresenterebbe uno stato di eccezione in cui le libertà possono essere ristrette. I NoVax partono da un altro assunto contenuto nel II comma dell’articolo 32 della Carta Costituzionale, secondo il quale “nessuno può essere sottoposto a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Il loro ragionamento investe quindi il capitolo non solo giuridico, ma anche filosofico-politico.

Nella Costituzione la salute non è tutelata solo come diritto del singolo bensì come interesse della collettività. Questo consentirebbe l’imposizione di un trattamento sanitario, se diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a proteggere lo stato di salute degli altri. La Carta Costituzionale stessa consente di introdurre limiti alla libertà di circolazione proprio per motivi di sanità (ex art. 16 Cost.). Si intravede, quindi, lo spazio per istituire, per legge, non tanto una prescrizione (trattamento sanitario obbligatorio), quanto un onere.

La differenza tra onere ed obbligo è molto netta. Mentre l’obbligo è il dovere di tenere un determinato comportamento, funzionalmente rivolto al soddisfacimento di un diritto altrui, l’onere è l’adempimento di un’obbligazione, cioè il sacrificio di un interesse proprio per poter ottenere o conservare un vantaggio o diritto.

Perciò il Green Pass si configura come costituzionalmente legittimo dato che trova espressione negli articoli 13, 16 e 32 della Costituzione. Tutto ciò, però, non autorizza ad operare delle discriminazioni tra vaccinati e non, in base al disposto dell’articolo 3 della Legge Fondamentale dello Stato. Il Vaccino, quindi, non costituisce un obbligo ma un onere ed al contempo un dovere morale e non giuridico del singolo.

Tale premessa è necessaria per leggere, sotto un’altra lente, i due decreti monocratici (n. 4531 e 4532 settembre 2021) del T.A.R. Lazio che si occupano del diritto a non vaccinarsi. Questo diritto non ha una valenza assoluta né può essere inteso come intangibile, dovendo essere razionalmente correlato e contemperato con gli altri fondamentali interessi pubblici, quali quello di assicurare il regolare svolgimento dell’essenziale servizio pubblico della scuola in presenza. Con tale affermazione il T.A.R. ha stabilito e respinto le istanze di alcuni docenti che chiedevano la sospensione dei provvedimenti adottati dal Ministero dell’Istruzione relativi alla disciplina obbligatoria, per il personale scolastico, della certificazione anti Covid-19. I giudici amministrativi hanno confermato la validità della normativa che prevede l’automatica sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per il personale sprovvisto di Green Pass.

Un’altra notizia interpretata in malo modo riguarda la firma del consenso informato (cd. liberatoria) obbligatorio per legge e che non si tratta di un esonero di responsabilità ma di una semplice informativa sul trattamento a cui si è sottoposti. Tutt’al più possiamo parlare, dal punto di vista penale, di una causa di giustificazione nei riguardi del soggetto che materialmente immette il vaccino nel corpo del paziente, cioè del medico.

Ciò è necessario per ricordare che qualora vi siano danni derivanti dal vaccino la casa farmaceutica è sempre responsabile ed ha l’obbligo di risarcire il danneggiato. La responsabilità si estende anche nei riguardi dello Stato in due casi:

  • vaccini obbligatori;
  • vaccini fortemente consigliati (come quello contro il Covid).

Il diritto alla salute non può essere oggetto di rinuncia nemmeno dietro pagamento o con la firma di una liberatoria. Questo significa che nessuna accettazione da parte del paziente potrà esonerare lo Stato o la casa farmaceutica dal risarcimento.

Inoltre la legge n. 210/1992 disciplina un indennizzo a favore dei soggetti danneggiati in modo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati. L’indennizzo ha una funzione ben diversa rispetto al risarcimento, trattandosi di finalità riparatoria e non ripristinatoria. Questa somma deve essere richiesta con apposita domanda all’Azienda Sanitaria di appartenenza allegando adeguata documentazione in cui si fa presente la data della vaccinazione, i dati relativi al vaccino e la menomazione permanente. Qualora il danneggiato perisca, l’istanza verrà proposta dagli eredi.

Come si comprende da queste poche battute possiamo capire come l’argomento non è di facile fattura e coinvolge una serie di considerazioni non solo giuridiche, ma etiche, filosofico-politiche e mediche. A noi comuni mortali, tutto ciò deve farci riflettere e portarci ad una valutazione intelligente della complessa situazione e quindi ad avere fiducia negli “addetti ai lavori”. Mi auspico che questo contributo sia in grado di spiegare alcuni punti salienti sul difficile momento che stiamo attraversando e ci faccia meditare.

 

Piergiorgio Ricca

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