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Personaggi degli Iblei di ieri: Peppe Drago… di Domenico Pisana

Giuseppe Drago, il medico, l’uomo, il politico, il Presidente di Regione, il Sottosegretario di Stato. Il 21 settembre 2016 lasciava la scena di questo mondo.
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Uno dei personaggi più rilevanti degli Iblei nell’ambito della storia politica del trentennio 1980 -2010, è sicuramente Giuseppe Drago, detto Peppe, il cui quinto anniversario della morte ricorre il prossimo 21 settembre 2021. Uno sciclitano di nascita ma modicano di adozione, un personaggio che mostrò un carisma politico straordinario, una capacità comunicativa rilevante, una visionarietà che in pochi riescono ad avere, e che nella sua storia politica e umana ebbe molti amici a livello locale, regionale e nazionale, ma anche parecchi nemici, come del resto sembra essere quasi naturale per chi si impegna in politica; nemici che soffiarono venti su alcuni sui incidenti di percorso che lo offuscarono sul piano giudiziario.
Drago inizia la sua vita politica nei tempi della prima Repubblica, militando nel Partito Socialista Italiano. Il suo percorso politico fu brillante e ricco di successi; i consensi non gli mancarono mai perché riusciva a coinvolgere tutti e in particolar modo le fasce popolari. Era insomma un politico che non si formalizzava, che non manteneva distanze; per i modicani e la popolazione iblea era sempre “Peppe”, l’amico che non era necessario chiamare onorevole perché tutti potevano dargli del “Tu”: nelle piazze, nei bar, nei palazzi, nei comuni, nelle sedi istituzionali, nei luoghi di cultura. Drago fu sindaco di Modica, consigliere provinciale, deputato e Assessore regionale, Presidente della Regione Siciliana, deputato nazionale e Sottosegretario di Stato alla Difesa e agli Esteri. Un percorso davvero rilevante.
Certamente a questi risultati Drago arrivò non in virtù di semplici accordi elettorali, ma perché mostrò in modo chiaro evidenti capacità politiche. Drago riuscì a farsi apprezzare a vari livelli istituzionali per le sue intuizioni politiche, per gli orizzonti anche culturali che caratterizzavano il suo operato.

1. Giuseppe Drago sindaco di Modica e il lancio di un modello di “città turistica”

Drago svolgeva la professione di medico ed era un personaggio di spicco del Psi, pupillo e delfino dell’on. Natalino Amodeo. Il 28 ottobre 1986 presentava alla città di Modica il suo programma amministrativo, sostenuto da una maggioranza di pentapartito, Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli, allineando così la città al governo regionale e nazionale.
Il suo avvento innalzò, rispetto alla sindacatura di Giovanni Frasca e quella di passaggio di Concetto Scivoletto, il livello della programmazione amministrativa. Drago mostrò subito di avere le idee più chiare, di “volare alto”, capì che la sua amministrazione poteva trovare risposte a Palermo e Roma essendo rispondente alla linea del Pentapartito nazionale, si rese conto che l’accelerazione dei processi di cambiamento propri della società degli anni ‘80 stava trasformando rapidamente il volto sociale, culturale e produttivo di Modica, facendo emergere nuovi bisogni ed aumentare vertiginosamente la richiesta di servizi e di nuove aree produttive.
Già sin dal suo insediamento, Drago, rispetto al segmento di governo di alternativa di sinistra nato dalla dissidenza democristiana, intuì che la necessità, nella gestione politico-amministrativa di una città come Modica, fosse quella di intervenire in modo non più casuale o episodico, bensì in base a parametri previsionali di sviluppo, ad indagini scientifiche e a progettazioni in cui il disegno politico fosse saldato efficacemente alla soluzione tecnica.
Le sue dichiarazioni programmatiche, insomma, mostrarono, almeno sul piano delle idee, come la nuova amministrazione di pentapartito fosse orientata a proporre una nuova stagione politica giocata tutta sulla metodologia della programmazione, nonché sulla espansione degli spazi della democrazia partecipativa e dell’informazione dei cittadini. E difatti nella seduta del Consiglio comunale del suo insediamento, Drago così si espresse:

“La programmazione è diventata, per necessità oggettiva, lo strumento operativo fondamentale di una società complessa, in cui le varie esigenze si implicano in valenza positiva o negativa e in tempi di reazione sempre più accelerati.
L’ente comunale deve impegnarsi in una scientifica ricognizione della realtà, tanto nelle risorse potenziali e reali quanto nelle esigenze, per procedere ad una progettazione a breve, medio e lungo termine sulla base di proiezioni di esperti, verificando trimestralmente l’efficacia degli interventi e delle analisi e realizzando quegli aggiustamenti che si rendono man mano necessari.
In altri termini, bisogna eliminare la casualità, l’improvvisazione e l’episodicità degli interventi, non solo evitando sprechi assurdi di risorse, ma anche assicurando produttività agli interventi. La programmazione è una scelta politica che rinvia alla democrazia partecipativa, proprio per evitare il pericoloso rischio di tecnocrazia implicito in una programmazione dall’alto”. (1)

In questo quadro politico e metodologico, le aree di intervento che l’amministrazione Drago ravvisò prioritarie furono sostanzialmente quattro: l’organizzazione amministrativa del Comune, lo sviluppo economico, l’urbanistica e il territorio, la qualità della vita.
Le scelte intenzionali di Drago fecero leva su due assi di sviluppo che miravano non alla semplice gestione della vita ordinaria della città, ma a creare un “modello città” lanciato all’esterno per incrementare il suo livello di crescita e occupazionale, visto che il dato di disoccupazione faceva registrare le 5.000 unità.
Modica usciva, in quel momento, da una forte battaglia unitaria per lo sviluppo della provincia di Ragusa nei confronti della Regione, dell’Eni e della Montedison, per cui Drago trovò strategico impostare il suo programma di sviluppo della città puntando sulla necessità di fare del Comune un “soggetto politico” in grado di intervenire a livello dei centri decisionali e a garanzia del fatto che una parte della ricchezza estratta dal sottosuolo fosse reinvestita sul territorio per dare occasioni di lavoro e di sviluppo.
La progettualità di Drago apparve interessante, ma sembrava di difficile realizzazione poiché richiedeva collaborazioni istituzionali diverse, pur tuttavia la tentò affiancandola con l’altro versante del suo modello di città: quello turistico. In questa direzione Drago cercò di avviare delle iniziative con convegni di studio che affrontarono in modo scientifico la questione, proprio per fare emergere la consapevolezza che dalla bellezza e dal barocco di Modica potessero partire i presupposti per attivare nuovi processi produttivi e flussi economici in grado di assorbire manodopera e far crescere l’occupazione. Molti frutti di questa visione politica si toccano con mano in questo nostro tempo.
A Modica, nel 1986, non esistevano strutture ricettive né nel Centro storico né nelle sue adiacenze, né lungo la fascia costiera. Quel processo iniziale di flusso turistico registratosi negli anni ‘70 con la presenza di tedeschi a Marina di Modica, non aveva avuto un prosieguo perché la classe politica aveva mostrato di credere poco nel turismo, e difatti la città non aveva alberghi, villaggi turistici ben attrezzati, campeggi, strutture sportive di grande richiamo, strutture idonee ad accogliere qualsiasi tipo di turismo, da quello di èlite a quello di massa, da quello giovanile a quello della terza età. La città che il sindaco Drago sognava e pensava di poter far crescere e sviluppare economicamente doveva passare dalla “via del turismo”, e difatti il cuore delle sue dichiarazioni programmatiche fu proprio il comparto turistico. In che modo la sua sindacatura intendesse portare avanti questa nuova visione di modello di sviluppo di Modica appariva tuttavia evanescente, considerato che un processo di marketing della città richiedeva investimenti finanziari, e invece il Comune aveva problemi di cassa che lo stesso Drago denunciava in una intervista del 6 giugno 1987:

“L’amministrazione non può assolvere agli atti di ordinaria amministrazione. Non ci sono i soldi per pubblicare le gare di appalto, per la manutenzione della pubblica illuminazione, per assumere i netturbini”. (2)

Del suo programma, peraltro anche innovativo, Drago poté fare ben poco e la sua sindacatura si ridusse, come le precedenti, ad iniziative come la richiesta di mutui per il completamento della piscina di contrada Caitina e la costruzione del secondo stralcio della Scuola di via Nazionale, nonché a dare in appalto la gara per il completamento delle Scuole Medie di Cannizzara e Frigintini, già finanziati dalla Regione. Tentò anche alcune iniziative Culturali e per la viabilità cittadina nel Corso Umberto e mise in cantiere la possibilità di avviare una facoltà di Scienze dell’amministrazione come sede distaccata di Catanzaro, che poi si realizzò con la sindacatura Ruta in collaborazione con l’università di Catania.

2.L’elezione di Drago alla Presidenza della Regione Siciliana

Durante la seconda legislatura di Carmelo Ruta, la città apprese con soddisfazione che Giuseppe Drago era stato eletto Presidente della Regione siciliana. L’elezione avvenne il 29 novembre 1998 e fu un evento eccezionale poiché per la prima volta, nella storia di Modica, un modicano assumeva il Governo di Palazzo d’Orleans.
Al suo insediamento Drago propose un progetto autonomistico come risposta alla globalizzazione, evidenziando che fosse giunto il tempo di dare un nuovo nome alla questione meridionale e siciliana per rinsaldare i vincoli di cooperazione e solidarietà con tutte le altre parti d’Italia e, per essa e con essa, con tutte le altre nazioni europee e con i popoli della koinè mediterranea.
Egli credeva, in quel preciso momento storico, che la cultura siciliana dovesse ispirare il progetto dell’autonomia, e offrì, pertanto, all’ARS, dichiarazioni programmatiche ambiziose finalizzate alla ricostruzione della fondamenta della vita civile, economica e politica dei siciliani.
La formazione del suo Governo avvenne in un momento di grandi trasformazioni dell’economia, della società e della politica, che investivano direttamente l’istituto regionale.
La globalizzazione dell’economia, la crisi dello Stato, la crescita del Nord-Est che integrava la propria economia con quella delle regioni situate in altri Stati, la dinamicità delle Regioni del versante adriatico, faceva sempre più emergere la riscoperta delle identità locali.
Drago si propose di superare la visione obsoleta della “Regione imprenditrice”, orientando la sua azione verso quelle che erano le parole d’ordine dei poteri pubblici nei Paesi più sviluppati dell’OCSE: risultati, efficienza, responsabilità, tutela del pubblico, degli utenti. Egli guardava alla Regione come strumento di sviluppo economico capace di promuovere politiche dirette ad esaltare le potenzialità economiche del territorio e a favorire la collaborazione tra diversi soggetti economici, sociali ed istituzionali, dalla cui interazione dipende l’andamento dell’economia.

a. Il progetto autonomistico di Drago

Drago sapeva bene di avere assunto un compito gravoso a causa di tutti i problemi e le contraddizioni che la Sicilia viveva, ma accettò la sfida, come si evinceva dalle sue parole:

“E’ un compito gravoso quello che così ci stiamo assumendo. Ma è un compito che non può essere caricato tutto sulle spalle della politica regionale. Per sviluppare politiche efficaci, adeguate alla complessità dei problemi, è indispensabile che la Regione sia inserita in una rete di comunicazione, di informazione e di esperienze con tutti i soggetti sociali ed economici che animano la nostra società.
Il “partnerariato” non è solamente un principio cardine delle politiche strutturali dell’Unione Europea, ma deve essere un’ispirazione fondamentale dell’azione di questo Governo. Solo attraverso l’avvio di un tavolo di confronto permanente con le associazioni degli imprenditori, con i sindacati, con le prestigiose Università Siciliane e con le altre forze sociali è possibile uscire dalla crisi, affrontare e vincere le sfide che abbiamo di fronte. Peraltro, già le leggi della Regione conoscono il suddetto principio; ora si tratta di metterlo per davvero in pratica. Gli altri interlocutori indispensabili della nostra azione politica e amministrativa saranno gli Enti Locali, Comuni e Province. Le contrapposizioni tra la Regione e gli Enti Locali non hanno alcun senso perché comuni sono i problemi da affrontare e perché le divisioni finirebbero per nuocere ai cittadini, alle imprese, alla crescita della democrazia in Sicilia.
Tutti dobbiamo battere due nemici: la disoccupazione e la criminalità organizzata. Tutti dobbiamo conseguire un risultato: la crescita civile ed economica. Personalmente, del resto, sono un convinto fautore del principio di sussidiarietà (…) I pubblici poteri devono fare solo quello che gli individui ed i gruppi non sono idonei a fare. Un eccesso di interventismo, di regolamentazione pubblica, di assistenzialismo, ha anestetizzato la società siciliana. Bisogna invece liberare le energie, di grande valore, che in Sicilia indubbiamente esistono e compito della Regione è quello di aiutarle a crescere e di fornire un ambiente complessivamente favorevole alla loro affermazione. (3)

Il Piano programmatico di Drago, contenuto in un volumetto di 100 pagine, evidenziò come l’ex sindaco di Modica pensasse alla grande e come si apprestasse ad iniziare un percorso di confronto con lo Stato. Egli sostenne, infatti, che era giunto il tempo di dire basta al cosiddetto “meridionalismo piagnone”, e che l’autonomia speciale non poteva più sostanziarsi in una pura e semplice azione di rivendicazione finanziaria nei confronti dello Stato. La Regione doveva sì esigere e non poteva smettere di avere rapporti finanziari con lo Stato, ma non poteva cessare di difendere le sue prerogative statutarie.
I propositi progettuali del Governo Drago, al di là del confronto con lo Stato, volevano inserire la Sicilia attivamente nel contesto Euromediterraneo, ed oscillavano tra modernizzazione delle istituzioni e riorganizzazione della macchina di governo, “de-burocratizzazione” della vita amministrativa e mercato del lavoro, solidarietà sociale e diritto alla salute, politiche di bilancio e finanziarie della Regione e valorizzazione delle risorse agricole, minerarie, paesaggistiche, artistiche e culturali; sistemi dei trasporti e problemi della comunicazione.
Ben poco Drago, per la brevità del suo Governo, poté realizzare, e tra i principali atti del suo operato vi furono alcuni interventi di riforma della pubblica amministrazione regionale in ossequio alla legge “Bassanini”; tali interventi riguardarono la separazione della funzione di indirizzo politico-amministrativo, affidata agli organi di governo, dalla funzione di gestione finanziaria, tecnica e amministrativa, affidata ai dirigenti. E in virtù di ciò, attuò la rotazione dei dirigenti regionali dei vari settori amministrativi.
Altre iniziative riguardarono: l’attivazione di “Giunte di governo itineranti” nei vari territori provinciali della Regione, al fine di avvicinare le Province a Palazzo d’Orleans e avviare tavoli di concertazione programmatica; la concretizzazione di confronti internazionali per la creazione del Ponte sullo Stretto di Messina; la creazione di un Distretto del Sud Est che, partendo dal suo patrimonio barocco, paesaggistico e monumentale, potesse diventare volano di crescita economica per la Sicilia e per il Sud Est.
Dalla breve Presidenza di Drago alla Regione siciliana la città di Modica non trasse particolari vantaggi, se non in termini di immagine e promozione turistica; fu, infatti, grazie alla sua Presidenza che un evento sportivo di portata nazionale, il Giro d’Italia, avvenuto nel 1999, partì da Agrigento e fece tappa a Modica con una carovana sportiva e mediatica che portò in città centinaia di migliaia di persone. Sempre ad opera di Drago venne anche finanziato il Progetto del Parco Letterario Quasimodo, che costituiva un interessante mix di letteratura, arte e turismo.
Drago si dimise dal suo incarico il 21 novembre del 1999, grazie al colpo mancino che gli sferrò, tra l’altro, il suo compagno di partito on. Salvatore Cardinale.

b. La nascita del movimento politico “Pensare Sicilia” e l’abbandono di Drago del Ccd

Lasciato il governo regionale ed ancora galvanizzato dalle sue idee autonomistiche lanciate durante la sua Presidenza, Drago abbandonò il Ccd e fondò il movimento politico “Pensare Sicilia”, con il quale si propose di ricreare condizioni culturali per affermare le identità territoriali nel quadro dell’imperante processo di globalizzazione.
Un frutto di “Pensare Sicilia” fu proprio l’Istituzione del Distretto culturale del Sud Est, che trovò poi un supporto nella fattività dell’on Fabio Granata. Al modello del Nord Est, Drago contrappose il modello del Sud Est, che sta oggi riscuotendo un ampio interesse sul piano culturale e turistico con ritorni anche sul piano economico ed occupazionale.
Da questa postazione non mancò di continuare ad avere rapporti con il Ccd di Casini, il quale, intanto, nella provincia di Ragusa aveva inviato come commissario l’on Lucchese per evitare che quanti erano rimasti non si disperdessero e restassero nel partito. E, difatti, con la venuta dell’on. Lucchese si fecero i congressi a Ispica, Modica, Ragusa, Monterosso e Giarratana e si ricostituì il Partito a livello provinciale, che elesse come segretario l’ex democristiano Francesco Licitra.
La mossa di Drago fu quella di sciogliere il suo movimento “Pensare Sicilia” all’interno della Costituente dei democratici di centro dell’on. Casini, riuscendo ad essere candidato alle elezioni europee del 13 giugno 1999 nei collegi di Sicilia e Sardegna e misurandosi con l’on. Lombardo. Fu eletto Lombardo, e Drago continuò la sua azione politica a Palermo; intanto per gratificare il suo apporto elettorale, l’on Casini lo fece nominare vice-segretario nazionale del partito.

3. Il rientro di Drago nel Ccd e l’incarico di assessore regionale alla Presidenza

Con il rientro di Drago nel Ccd, tutto ritornò nelle sue mani e si sciolse il movimento “Pensare Sicilia”. Intanto, a Palermo, il Governo Capodicasa, succeduto a quello di Drago, entrava in crisi e, grazie ad un ribaltone, Drago ottenne, il 29 luglio 2000, l’assessorato alla Presidenza nel Governo Leanza. Da questa postazione politica ebbe, dopo le varie vicende vissute nel 1999, un recupero politico grazie alla sua capacità di finanziare, per parecchi miliardi, tutta una serie di progetti di restauri, di monumenti, di chiese, di conventi, di infrastrutture nei comuni della Provincia di Ragusa, così da potersi presentare con le credenziali politiche per fare il passaggio al parlamento nazionale.
Peppe Drago non fu mai un politico chiuso nel localismo, ma partendo dal locale riuscì a farsi interprete di grandi progetti, molti dei quali sono stati anche portati a compimento.

4. Il dolore della sua vicenda giudiziaria

Dolorosa anche la sua vicenda giudiziaria, che, per quanto assurda, dopo tre gradi di giudizio partorì una condanna pesante, che lo prostrò fortemente ed ebbe riflessi anche sulla sua salute, ma che pose fine alla questione offuscando la sua carriera politica. Sul piano umano non gli mancò, tuttavia, la solidarietà, la vicinanza e l’affetto del suo partito e di tanti modicani e non.
A riguardo, in occasione di una convention elettorale tenutasi il 19 maggio 2009 a Villa Real per le elezioni europee, egli stesso ribadì la sua innocenza:

“Mi insediai alla Presidenza e il segretario generale mi spiegò che l’uso di quei fondi non andava rendicontato, proprio perché riservato. I servizi segreti, la Digos mi consigliarono di usarli nelle situazioni di emergenza. Una volta un ragazzo venne con una tanica di benzina, minacciandoci di darsi fuoco. Usai i fondi riservati. Acquistammo un’apparecchiatura braille per una ragazza cieca di Pozzallo, finanziammo l’adeguamento dell’auto di una famiglia di Modica, con bambino disabile. La mia condanna crea un mostro giuridico. Da oggi in poi il Presidente del Consiglio, i ministri dell’Interno, della Difesa e degli Esteri, tutti i presidenti di Regione potranno essere condannati per l’uso dei fondi riservati senza rendicontazione (…) Racconterò all’aula di Montecitorio cosa mi accadde quando diventai sottosegretario alla Difesa.
Venne il capo di gabinetto del Ministro Martino e mi portò diecimila euro in contanti. “Cosa sono?”, chiesi. “I fondi riservati”. “E come si spendono?” “Eccellenza, lei non deve rendicontare, li spende e basta”. “Sa, sono già stato condannato, se li riprenda, grazie, replicai. (…)Sono l’unico in Italia ad essere stato condannato per una vicenda del genere, nessun altro presidente della Regione siciliana, e di alcuna regione italiana, o Ministro o Capo del Governo è mai stato inquisito per la mancata rendicontazione di tali fondi(…).
Il mio ruolo è politico, tra la gente. Il seggio a Montecitorio è questione accessoria. Non mi precludo nessuna scelta. L’interdizione perpetua dai pubblici uffici è un’enormità nel mio caso, la pena è stata condonata, e la pena accessoria mi condanna virtualmente all’ergastolo. Non posso fare neanche il consigliere comunale. Ma nessuno può impedirmi di essere tra la gente, di fare politica dal basso. Poco importa che io sia deputato. Qualcun’ altro lo sarà al posto mio…” (4)

Il dramma di Drago si toccò con mano perfino nel comizio del 30 maggio 2009 quando, alla presenza dell’on. Casini, fece pubbliche scuse, facendo riferimento alla sentenza (…): “Chiedo scusa due volte – disse – a chi ha avuto fiducia in me e si è sentito tradito da una sentenza che io ritengo ingiusta e che vivo con dolore. Chiedo scusa poi per essermi lasciato andare e caduto nelle provocazioni in Consiglio comunale. Non è da me, un uomo delle istituzioni non deve mai cedere anche se io l’ho fatto per i lavoratori” (5).

Mi piace concludere il ricordo di Peppe Drago, augurandomi che Modica, sua città di adozione, possa includerlo nella lista dei tanti modicani cui pensa di intestare qualcosa; in questo spazio voglio dedicargli i versi di una mia poesia che gli scrissi appena a conoscenza della sua scomparsa, e che si trova pubblicata nel mio libro uscito in Romania, dal titolo În străpungerea antinomiilor, (Nella trafitta delle antinomie), edito dalla casa editrice Editura Școala Ardeleană nel 2021; nella parte IV dell’opera , titolata “Omaggio del cuore”, ho voluto ricordare così la mia amicizia con lui:

A Peppe Drago
(Già Presidente della Regione Sicilia, uomo di sogni)

Nell’oblò della memoria i tuoi occhi, di profilo,
camminano da Nord a Sud, tornano alle origini,
vanno contro la macina del tempo, in cerca di spazi,
si dirigono verso l’eterno ed allungano lo sguardo.

Dietro la tela della tua vita v’è una storia
di orgoglio e di passione, gli archetipi d’ ideali
combattuti che parlano agli amici.
Dietro ogni ideale vi sono angoli di bene
e dietro gli angoli di bene semi di male.

Tu lasci città che hanno visto il tuo sorriso,
scenari di battaglia cambiati, avversari lontani
ora vicini e amici vicini ora lontani
dove i pensieri usciti dal sonno agitano
la bandiera dell’impegno che il vento di Sicilia
raggomitola sul tuo corpo avvolto nella luce
ove un giorno Dio dirà l’ultima parola.
Questo è l’ideogramma della vita
il segreto del canto degli amici.

__________________________

(1) Comune di Modica, dott. Giuseppe Drago, Sindaco di Modica, Dichiarazioni programmatiche del 28.10.1986, p.4)
(2) S. Terranova, Contributo alla storia di Modica, Ediargo,p.71.
(3) REGIONE SICILIANA, 51° Governo, Dichiarazione programmatiche del Presidente Giuseppe Drago, 3 febbraio 1998.
(4)D.P. , Modica in un trentennio. Percorsi di storia di una città in cammino 1980-2010, Genius loci Ragusa, 2010, p.502.
(5) Ibid.

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3 commenti su “Personaggi degli Iblei di ieri: Peppe Drago… di Domenico Pisana”

  1. Ricordare un personaggio come Peppe Drago, per quello che ha rappresentato politicamente, per la sua generosità senza condizioni, per l’uomo semplice qualunque fosse il ceto sociale, era il minimo che si potesse fare per ricordare una figura voluta tanto bene specie dai Modicani. Anche quelli di altra fede politica!
    Poi se fatto cosi magistralmente come dal Prof. Pisana, il ricordo di Peppe assume anche un tono nostalgico per i tempi passati e per la vita sociale che faceva trapelare quel clima di serenità che si aveva, e la percezione era di vivere da persone vive!
    Il suo carisma politico, il suo modo di parlare alla gente, era talmente forte che molti, anzi moltissimi giovani incominciarono a seguire la politica (che prima non interessava) in modo appassionato, e di riflesso a seguire anche tutte le altre forze politiche con tutti gli ideali che essi avevano. Peppe Drago come anche la politica di allora, aveva i suoi ideali e cercava di portarli avanti con convinzione, con passione, anche se a volte non ci riusciva, ma comunque le sconfitte non erano un male, ma degli insegnamenti. Questo era quello che trasmetteva Peppe Drago.
    Purtroppo la vita non sempre ti sorride, ti possono succedere cose senza la tua volontà e senza averne coscienza o colpe, (in buona fede insomma), ma comunque succedono. Poi quando sei ferito e arriva il tuo, che credevi amico e affonda il coltello proprio nella ferita, allora non è facile trovare le energie per alzarti.
    Molti ricordano o vogliono ricordare solo gli ultimi tempi di Peppe Drago, molti di questi però hanno dimenticato quello che ha fatto per loro e di riflesso per tutte le loro famiglie, hanno dimenticato quanta dignità ha dato a ciascuno di loro senza chiedere nulla in cambio, forse ti chiedeva il voto, ma questo lo chiedevano tutti. Pochi ricordano quello che Peppe Drago ha rappresentato per la Provincia di Ragusa e la Sicilia, e per questo ringrazio di cuore il Prof. Pisana per avercelo ricordato e che comunque conservo gelosamente il libro “Modica in un trentennio”, ove leggendolo, oltre la politica, si vivono i tempi per certi versi rimpianti. O compianti!
    Personalmente ho dei bellissimi ricordi di Peppe Drago che porterò sempre con me. Una la voglio raccontare:
    Anni fa ero a New York per una fiera mondiale, nello stand del Consorzio del Cioccolato di Modica si presenta il Presidente della Camera di Commercio di New York e mi dice di conoscere il Cioccolato di Modica perché Peppe Drago gli aveva parlato molto del prodotto. Lei conosce Peppe Drago, mi chiede?
    Io gli rispondo ovvio essendo di Modica! Mi invita ad andare alla Cam Com di New York perché guarda caso lui si trovava li (in quanto allora Sottosegretario agli Esteri con incarichi speciali per l’America) per la Regione Lazio. Non so di cosa si trattava. Finita la giornata in fiera vado a trovarlo alla Camera di Commercio, ovviamente mi tocca aspettare perché era in riunione con quei signori, quando esce, stenta a crederci e mi dice: E tu che Ca… ci fai qui? Io gli rispondo: Be! visto che a Modica non ci vediamo mai allora sono venuto a trovarlo qui. Abbiamo riso tutti quanti e poi ci siamo salutati.
    Dedicare una Piazza o una Via a Peppe Drago, dovrebbe essere il minimo per quanto ha lavorato a dare lustro ad una città come Modica e soprattutto a quante persone ha aiutato in silenzio e senza farsi pubblicità come si usa fare oggi. E queste persone sono molte!
    Un piccolo omaggio affettuoso ad un grande Uomo quale Peppe Drago!

  2. Politico di caratura internazionale, onesto, illuminato e leale. La sua politica era al servizio di tutti. Tanto grande, quanto umile.

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