On. Ragusa: “L’agricoltura siciliana e le sfide per il futuro”

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“In questi giorni di caldo infernale, gli incendi hanno devastato tutto ciò che hanno trovato sulla loro strada. E però una riflessione s’impone. Soprattutto quando le memorie del passato fanno notare a tutti il lento e inesorabile abbandono delle zone rurali da parte di chi, contestualmente all’attività agricola esercitata, si occupava di arare le terre, ripulire i cigli stradali, rendere più decoroso l’aspetto dei vari appezzamenti. I mancati redditi da lavoro agricolo hanno determinato il trasferimento di alcune comunità nelle città”.

E’ il senso della riflessione che arriva dall’on. Orazio Ragusa, presidente della commissione Attività produttive all’Ars. “Gli allevatori di oggi, vale a dire i massari di una volta – continua l’on. Ragusa – continuano a occuparsi con dedizione dei propri animali. E però i redditi, il più delle volte, non riescono a superare il ricavato necessario per i fabbisogni delle famiglie. A questo si aggiunga che, anche l’Europa, allo stato attuale, si trova in affanno nel programmare la nuova Pac. Oggi, quindi, le riforme sono necessarie e indispensabili per sostenere il comparto agricolo della nostra isola. E non solo. Basti guardare la Spagna: è riuscita ad organizzarsi e ad aggredire i mercati europei. Ecco perché ritengo che sia necessario aprire un focus sui territori e capire come intervenire visto che la Sicilia non somiglia ad alcuna altra regione italiana dal punto di vista del comparto agricolo. Sono necessarie misure mirate: per il grano, per la fascia trasformata, per il vivaismo, la zootecnia, l’avicoltura in cui l’area iblea eccelle”.

Inoltre, proprio di recente l’Ars ha legiferato sull’agroecologia ma sono necessari specifici provvedimenti di riqualificazione normativa per fare in modo che questa nuova legge possa esplicare completamente i propri effetti. “In questo contesto – dice ancora il deputato all’Ars – diventa essenziale l’aspetto turistico rurale con la nascita di b&b e agriturismo che possono rappresentare uno sbocco economico e occupazionale non da poco. La politica deve pensare a valorizzare e proteggere i prodotti con marchi ben riconoscibili come Igp, Doc e Dop, attraverso l’utilizzo di un marketing adeguato e chiaro. In questo contesto si inserisce anche il discorso del carrubo, prodotto da sempre sottostimato, la cui campagna di raccolta, invece, quest’anno sta andando per la maggiore, assumendo un valore importante. Ecco perché riteniamo che sia compito del Psr emanare i bandi per la messa a dimora, la coltivazione e la cura dei carrubeti”.

“E’ fondamentale affrontare, poi – aggiunge l’on. Ragusa – la questione dei lavoratori che, dopo anni di precariato, aspettano un riconoscimento della propria attività di operatori specializzati nel settore ambientale di prevenzione e repressione incendi. A tal proposito vanno ringraziati visto che, con i pochi mezzi a disposizione, fronteggiano le fiamme dentro e fuori dai boschi. Se, però, pensiamo alla Sicilia del futuro bisognerà adeguare tutto ai tempi che viviamo e quindi mezzi adeguati nuovi, tecnologia moderna e controllo capillare del demanio come si faceva un tempo con i semplici addetti ai cancelli che, con discrezione, annotavano tutto quello che di anomalo, anche semplici atteggiamenti, poteva rappresentare una minaccia per i boschi e i terreni antistanti. In più, aggiungo che una dirigenza moderna e preparata è chiamata a pensare a come intercettare le risorse messe a disposizione dal Recovery found. Dobbiamo riflettere sul fatto che il personale forestale viaggia, attualmente, con una media che si aggira sui 55/60 anni. Molto presto si arriverà alla quiescenza e occorrerà inserire forze nuove e fresche che dovrebbero essere formate sul campo dai soggetti più esperienti. Inoltre, secondo me, è arrivato il momento di pensare a nuovi boschi formati da carrubi, mandorli e ulivi. Dobbiamo, insomma, tutti assieme riflettere sullo spaccato di un’agricoltura diversa chiamata a dare sostegno alle zone montane. In particolare, dobbiamo pensare a una miscela di azioni da proporre per fare tornare la voglia di lavorare all’aria aperta”.

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