Il 18 giugno Iran al voto….di Giannino Ruzza

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Le elezioni presidenziali di venerdi 18 giugno, metteranno fine al governo Rohani, considerato un debole dal regime? La nazione è stata l’obiettivo delle sanzioni più dure della storia dal 2018, quando gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo nucleare. In queste elezioni Rohani punta alla riattivazione dell’accordo nucleare, ufficialmente chiamato (PIAC) Comprehensive Plan of Joint Action. I negoziati con l’Iran sono iniziati il ​​12 giugno scorso a Vienna, con l’obiettivo di raggiungere un accordo nei prossimi giorni, ha riferito l’Unione europea che coordina le trattative. I rumors provenienti dal capoluogo austriaco, informano che le parti “stanno andando avanti ma le trattative sono concentrate soprattutto sulle sanzioni Usa e su come  procedere”. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohamad Yavad Zarif, ha denunciato il 5 giugno che le sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran, sono strumentali e illegali con lo scopo di esercitare pressioni sui negoziati per la riattivazione dell’accordo nucleare firmato nel 2015. Dal canto suo il presidente, Joe Biden, ha condizionato il ritorno del suo Paese al Comprehensive Plan of Joint Action a patto che l’Iran adempia a tutti gli obblighi dell’accordo di 6 anni fa. Sanzioni che rendono impossibile per il Paese persiano avere interazioni finanziarie e bancarie, l’accesso a medicinali e attrezzature mediche soprattutto ora nel bel mezzo della pandemia. A ciò vanno aggiunte quelle contro il settore petrolchimico con le minacce Usa di applicare sanzioni secondarie anche contro gli importatori del petrolio persiano, dopo che l’ex presidente Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo internazionale. Rohani, lamenta la pressione statunitense contro il suo Paese che ha considerato “inefficace”, ha detto, elogiando quello che ha definito il “trionfo” della nazione iraniana contro le sanzioni statunitensi. Alla luce della situazione del paese non sembrerebbe proprio. Rohani ha più volte ribadito che se non fosse per le sanzioni, la sua amministrazione avrebbe realizzato grandi progetti infrastrutturali a beneficio del popolo iraniano per miliardi di dollari. Nello scenario migliore, nel caso di revoca delle sanzioni, l’Iran diventerebbe uno dei maggiori fornitori di energia al mondo in grado di accelerare la ripresa del commercio globale e industriale post-Covid che potrebbe portare, in soli tre mesi, a raggiungere i quattro milioni di barili al giorno di produzione di petrolio. Come si diceva le trattative per arrivare ad un accordo, di rimozione delle sanzioni, si stanno dibattendo in queste ore a Vienna, con esito incerto.

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